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E rieccoci qui, arriva settembre e come predetto il blog riapre. In attesa delle novità dell'autunno cominciamo con una recensione. La mia estate è stata segnata da due letture fantascientifiche a sfondo politico. Due distopie, insomma. O meglio, una distopia (questa) e una “utopia ambigua” secondo la definizione della stessa autrice Ursula Le Guin che aveva intitolato il testo distribuito in Italia come “I reietti dell’altro pianeta”, “The dispossessed – an ambiguous utopya”. Del libro della Le Guin parlerò nel mio prossimo post, oggi invece vi racconterò di questo “Il racconto dell’Ancella”, da cui è stata recentemente tratta una serie televisiva che andrà in onda a partire da fine settembre anche in Italia.

 

Trama: Nel tardo 900 - o nei primi anni del 2000, comunque non molti anni dopo gli anni in cui scrive l’autrice, ossia il 1985 – gli Stati Uniti sono governati da una teocrazia fondamentalista cristiana chiamata Galaad. Uno stato totalitario rigidamente suddiviso in caste: Comandanti, Angeli, Custodi, Mogli, Zie, Marte, Ancelle – per citare le principali. In particolare un’Ancella è una donna in età fertile assegnata come concubina a un comandante allo scopo di generare un erede, quando la Moglie non è in grado di farlo. La situazione è piuttosto frequente dato il tasso di sterilità che ha raggiunto la popolazione mondiale, tanto che quasi ogni Comandante ha un’Ancella. La protagonista, che ha perso il suo nome ed è diventata Difred (ossia l’Ancella del Comandante Fred), viene trasferita nella sua nuova casa, dove incontra l’ostilità sia della Moglie del Comandante Serena Joy, sia delle Marte (in sostanza donne di servizio) Rita e Cora. Al mattino va a fare la spesa in coppia con un’altra Ancella denominata Diglen. Assiste al parto dell’Ancella Diwarren, viene visitata dai medici, gioca a Scarabeo con il suo Comandante, ricorda la sua vita passata. Da qualche parte c’è una resistenza. Forse.


Commento: Come in molte distopie (su tutte “1984”), è difficile riconoscere uno sviluppo narrativo nel senso più classico e la maggior parte della narrazione è tesa a descrivere situazioni che consentono di approfondire le peculiarità dello stato totalitario e della sua struttura sociale attraverso i riflessi che queste hanno nella vita dei protagonisti. Questa distopia, in particolare, è rivolta ad approfondire lo stato di oppressione in cui versa la figura femminile. Lo stato di Galaad mi ha ricordato per certi versi l’Afghanistan dei Talebani e per altri la Cambogia di Pol Pot, con il suo desiderio di cancellare la cultura nel tentativo di creare un mondo nuovo: c’è una selva di divieti e regole a cui la vita solitaria di Difred si deve conformare ma quella forse più emblematica è che alle donne è vietato leggere. Ora, descritto così potrebbe sembrare un libro arido e didascalico, ma in realtà il racconto in prima persona e una penna dalle ottime qualità, rende le sue situazioni molto vivide e realistiche, condite da alcune perle di puro grottesco, inquietante come solo la perversione di quel che è ragionevole può essere. Magistrale in questo senso è l’amplesso rituale a tre tra Comandante, Moglie e Ancella giustificato da un riferimento biblico. Un libro che vorrei consigliare soprattutto alle donne, e tra esse più di tutte coloro le quali hanno ridotto il pensiero femminista - un’ideale nobile pur alle volte magari con qualche eccesso - ad una burletta da schermaglie dei sessi e che ancora, in ultima analisi, definiscono sé stesse attraverso il loro ruolo di madri o di mogli.

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Prima di salutarvi per la chiusura estiva vi lasciamo un'importante novità. E' in uscita in questi giorni nelle librerie e negli store on-line la nostra ultima fatica prodotta insieme ai soci del collettivo Xomegap.

Si intitola "I ribelli di Nuova Europa", lo pubblica Ciesse Edizioni e ci ha visto impegnati per la prima volta nel genere Sci-fi.

Ecco la copertina e il link alla pagina dell'editore.

Cover_Ribelli_nuova_EuropaChe altro dire, a noi è piaciuto scriverlo e ne siamo soddisfatti. Ci auguriamo che possa essere per voi un buon compagno di vacanza, che siate in spiaggia, su un aereo o in cima a una montagna.

Ovviamente aspettiamo i vostri pareri. Buona lettura e buone vacanze!

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Nel liquefarsi di questa estate in cui abbiamo già tutti patito fin troppo caldo anche le attività del blog stavano andando verso un'automatica sospensione luglio-agostana, ma mentre già meditavamo un post di rimando a settembre, due cose sono accadute a convincerci che era il caso di rimandare i saluti. Oggi parliamo della prima, a breve saprete anche della seconda.

Attraverso l'associazione culturale I Semi Neri di cui come sapete facciamo parte  da qualche anno, siamo stati invitati a presentare Il Serpente di Fuoco sabato 15 luglio alle 17:30 presso la Torre dei Montecuccoli che di trova a Montecenere di Lama Mocogno. La presentazione avverrà nel contesto dell'iniziativa Torre in festa  promossa dall'associazione Il Frignano dei Montecuccoli.

A seguire il volantino della presentazione e il pieghevole della manifestazione.

Locandina Montecuccoli

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Nuovo appuntamento con le recensioni del Fantastico Italiano.
Oggi vi parlo de "La maga di Reinkar", opera prima di Alessia Francone, disponibile in versione cartacea sulla piattaforma di Lulu oppure in e-book negli store on-line. Il romanzo consta di tre racconti che vedono al centro della scena gli stessi protagonisti.

La maga di Reinkar

Trama: Fra gli alberi antichi della quieta Foresta di Smeraldo, la giovane Selene apprende a padroneggiare la magia, avviandosi a diventare una donna matura e risoluta. Tuttavia un segreto si nasconde nel suo passato... La ricerca della verità sarà solo l’inizio di una serie di avventure che cambieranno la sua vita: in viaggio attraverso luoghi nuovi e sconosciuti, dove incontrerà alleati e nemici, Selene dovrà lottare contro poteri arcani e avversari spietati, destreggiandosi in un mondo intessuto di magie luminose e oscure, coraggio e insidie, amicizia e intrighi. Il libro comprende i racconti fantasy "La maga della luna", "Lo Specchio del Silenzio" e "Il rivale".

Commento: La prima cosa che traspare leggendo “La Maga di Reinkar” è che l’autrice ha la passione e il piglio della “creatrice di mondi”. Tutti gli scrittori possono specializzarsi in uno degli aspetti del romanzo: la psicologia dei personaggi, l’intreccio della trama; gli autori di fantasy hanno una possibilità in più, cioè quella di diventare creatori di mondi.
Nei tre racconti che compongono questo volume la cosa è resa evidente dalle differenti ambientazioni che i protagonisti devono attraversare. Il paesaggio muta di continuo: attraversiamo deserti, foreste, reami, montagne, paludi. Le stesse mappe di Reinkar e Asterus che si possono vedere sul sito dell’autrice sono indice di questa inclinazione.
Ma entriamo nello specifico del romanzo.
L’impronta di base è quella di un fantasy di stampo classico. Personaggi che si ritrovano a dover compiere ricerche e missioni per sconfiggere avversari malvagi; creature fantastiche (a Reinkar incontriamo chimere, draghi, animali parlanti) e soprattutto, ovviamente, la magia, padroneggiata da alcuni personaggi, declinata sia nella versione bianca che in quella oscura.
Lo sviluppo narrativo è veloce, anzi, direi quasi velocissimo. Coadiuvate da uno stile asciutto e scorrevole le avventure di Selene e di Arne Von Wolden (rispettivamente la protagonista e il co-protagonista) scivolano rapide fra le pagine. Persino il fatto che i due protagonisti, figli di un’ambientazione medievaleggiante, mantengano sempre un registro di linguaggio piuttosto formale, non risulta eccessivamente ostico alla scorrevolezza della lettura.
I finali, cioè la risoluzione dei problemi da cui prendono l’abbrivio i racconti, rispettano le aspettative del lettore. Proprio qui però sta quello che secondo me è uno dei due difetti principali del romanzo. Selene e Arne incontrano diversi ostacoli lungo il loro cammino: di natura geografica, magica e in forma di antagonisti. Ogni volta riescono a superarli, ma l’impresa è sempre un po’ troppo facile e la sfida perde quasi sempre subito la suspense data dal dubbio “Oddio ma questa volta ce la faranno?”.
Gli aiuti ricevuti da creature magiche e da persone buone incontrate lungo il cammino e il fatto che Selene padroneggi alla perfezione fin dall’inizio del romanzo sia l’uso delle armi che quello della magia, rendono ogni difficoltà quasi nulla per i nostri eroi e questo toglie un po’ di mordente alla storia.
Lo so che è difficilissimo trattare male i propri personaggi, perché sono un po’ pezzi d’anima dell’autore. Però è proprio il grado di difficoltà con cui la storia li mette alla prova che può renderli davvero personaggi memorabili.
Il secondo difetto riguarda la tecnica narrativa. Questo è un romanzo d’esordio ed è naturale che non sia perfetto. Perché quello dello scrittore, come tutti i mestieri, si può imparare solo scrivendo e ovviamente il romanzo successivo sarà sempre migliore di quello che l’ha preceduto.
Consiglierei ad Alessia di utilizzare di più la tecnica dello “Show don’t tell”. Non solo per rendere giustizia ai mondi da lei creati e descrivere al meglio una cosa speciale come l’utilizzo della magia, ma anche e soprattutto per rendere più vivide le azioni e gli stati d’animo dei personaggi, per renderli più veri e, come si dice, “farli saltare fuori dalla pagina”.

tre

 

 

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Ho comprato questo libro alla Miskatonic alla presentazione di Strane Visioni, il libro che raccoglie il meglio delle prime tre annate del premio Hypnos – la cui quarta edizione ha espresso giusto in questi giorni i suoi finalisti. Ho scoperto lì che anche Hypnos, un po’ come Vincent, ha messo in cantiere una collana di novelle, chiamata Visioni. In quel momento ne erano state pubblicate due (direi che stesse uscendo il terzo volume) adesso siamo a cinque e io li vorrei tanto comprarle e leggerle tutte, esattamente come quelle della Vincent, ma ci ho messo sei mesi solo a leggerne una per cui è meglio che io mi contenga!

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La copertina del libro

Cosa dire quindi di questo Lovecraft Museum? Il “prodotto libro” è ottimo. Dalla carta, alla grafica, alla traduzione all’editing e in effetti non mi aspettavo nulla di meno da questo punti di vista. E il testo? Il testo è interessante, affascinante, ben scritto, piacevole da leggere. Ma non posso negare di averlo trovato un po’ troppo criptico e per certi versi irrisolto. O mi è sfuggito qualcosa, o manco dei riferimenti giusti (o non li ho colti) perché sebbene io ami anche i finali aperti, se me li si vende bene, mi è rimasto comunque sul fondo dello stomaco un retrogusto di spiegazione non data.
C’è un uomo che vive in una casa nei pressi di un parco tra i cui resti si trovano rovine esoteriche. L’uomo ha una moglie, che muore di malattia, e un figlio dai comportamenti alquanto anomali grande amante di quel parco di fronte a casa in cui l’uomo non mette mai piede. L’uomo potrebbe essere schizofrenico o avere una sorta di sindrome di Asperger e i mondo fuori dalla sua casa lo spaventa molto, ciò nonostante dopo la morte della moglie porta il figlio in un viaggio in Inghilterra e lì lo perde. Forse è lui a scappare o forse lo rapiscono, fatto sta che il ragazzo sparisce nel nulla. L’uomo ha una passione per Lovecraft che condivide con un amico di penna inglese, il quale qualche anno dopo la scomparsa del figlio lo invita a Londra a visitare l’appena nato Lovecraft museum.

SteveRasnicTem
Steve Rasnic Tem

Londra è tappezzata di pubblicità in cui bambini non proprio felici coccolano animali mai visti e dalle forme bizzarre… e a tutti sembra cosa normale. Forse è solo una moda del momento, forse allucinazioni dell’uomo, più probabilmente l’inizio di un’invasione. L’amico di penna inglese di persona si rivela freddo, scostante, sfuggente: forse è lui che ha rapito il figlio dell’uomo molti anni prima, e infatti all’uomo pare di vederlo al fianco dell’amico mentre lo seminano lungo le stanze di un museo che pare un ipercubo che proietta su dimensioni differenti. O forse anche questa è solo una visione dovuta a un mix tra lo stato mentale alterato dell’uomo e del suo ossessionante senso di colpa per quel figlio perduto. Quel che è certo è che il poliziotto che lo interroga, in un saltabeccare tra presente e passato - dai contorni mal definiti dal punto di vista della scrittura, a mio parere unico neo stilistico del testo - non sembra affatto più sano di lui.
E quindi? Mah! Nel complesso io per questo testo ho provato soltanto una fascinazione fredda e formale che non è stata in grado di inquietarmi nè di toccarmi un po' più in profondità.

tremezzo

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Come sempre senza troppo anticipo – l’ultimo giorno utile per rispettare la tabella di marcia… – eccoci a proporvi la nuova recensione del progetto Fantastico Italiano: questa volta tocca al fantasy “Ombra e magia” romanzo d’esordio di Barbara Poscolieri, uscito per la casa editrice GDS nel 2013. Sull’autrice aggiungo che negli anni successivi Barbara ha pubblicato vari racconti in antologie tra cui “Il boia di Roma” vincitore del premio Creep Advisor ed è da poco uscita per le Edizioni Dunwich con un nuovo romanzo intitolato “Crash”.

Ombra_e_magia Trama: Ariendil dopo aver vissuto alcuni anni ad Iridis, città degli Elfi, dismette i panni della cantastorie per tornare ad essere un Cavaliere delle Ombre. Qualcosa la richiama alla sua Accademia così parte per un viaggio di ritorno, accompagnata - contro la sua volontà - dalla migliore amica Earmir. Sulla sua strada incontrerà l’elfo scuro Christian che tenterà di starle vicino, ma i demoni che la tormentano paiono invincibili. Alle porte dell’Accademia ritroverà “Lui” che le prometterà sollievo dal suo dolore se lei diventerà lo strumento per conquistare le terre degli uomini e degli elfi.

Commento: un testo con luci ed ombre questo di Barbara Poscolieri. Certamente buono è lo stile: scorrevole, appropriato, mai pesante, mai eccessivo. All’interno di questo metto anche l’editing: non ho intercettato nemmeno un refuso, e a parte qualche frase finita con tre punti interrogativi e una cunetta scambiata per un dosso - a livello di significato - devo dire che da questo punto di vista il lavoro fatto è davvero molto buono. Questo rende la lettura fluida e piacevole anche quando l’impianto narrativo mostra qualche difetto.

Buono il tema, l’eroina in disarmo richiamata in servizio dalle circostanze e costantemente in bilico tra il bene e il male ha delle frecce nel suo arco, così come ho trovato buone alcune idee che arricchiscono il quadro: mi sono piaciute sia la Doppia Lama sia il modo in cui viene descritto il Mondo delle Ombre. E anche la trama, per quanto non eccessivamente originale e sviluppata in qualche punto in maniera un po’ frettolosa, segna qualche punto a favore.

Di contro però c’è da dire che la storia è portata avanti per la maggior parte dai dolori della protagonista i cui tormenti interiori, se sono da un lato descritti con eccessiva dovizia di particolari dall’altro sono scarsamente motivati.

E qui mi tocca fare una digressione: io non amo le storie di tormento interiore, e questo mi preclude ab origine di apprezzare a pieno una storia condotta in questi termini, ho però cercato di stare il più possibile al gioco e conservare uno sguardo equidistante.

Tormenti interiori dicevamo. C’è un amore andato male a motivarli nel passato di Ariendil, ma inutile sperare che ciò ci venga circostanziato: non sapremo mai di chi si trattava o che cosa sia andato così storto da spingerla al male per far tacere il dolore. E questo dal mio punto di vista è certamente un difetto, perché soprattutto sulla forza di questo trascorso ci si giocava la credibilità delle sue conseguenze e l’autrice avrebbe dovuto accettare la sfida di raccontarcelo.

A ricasco l’eccessiva focalizzazione sull’interiorità della protagonista schiaccia altri aspetti del romanzo che sarebbe stato importante sviluppare meglio: innanzitutto i personaggi, che a volte sembrano esistere solo in funzione della loro relazione con Ariendil e pertanto, con la sola eccezione di Earmir, vengono gettati in scena - e ne escono - quando servono lasciando dietro di loro una scia di irrisolti: Christian, Eyghen, Aylin (spero di averli scritti bene…) sono emblematici da questo punto di vista.

crash-barbara-poscolieri-e1490553859594Lo stesso dicasi per l’ambientazione che è fin troppo scarna: di quel che non ha nome nulla si può dire e pertanto le Terre senza Nome – per esempio - non hanno una geografia, né una storia, né un abbozzo di struttura sociale: al massimo un porto, una locanda e dei generici “Re”. Ovviamente sotto questo aspetto non ritengo necessario strafare – anzi trovo che un eccesso di descrizioni sconfini presto nell'infodump e diventi quindi rapidamente negativo – ma un po’ di wolrdbuilding in più in questo caso sarebbe stato il benvenuto.

Per concludere sufficienza piena invece al finale che ha il respiro giusto e chiude correttamente l’arco della protagonista.

Insomma come dicevo, una prova in chiaroscuro, a cui non manca cuore ma piuttosto semmai un po’ di mestiere – ma questo libro ha già qualche anno e sono convinto che Crash, che viene pubblicato da Dunwich come vincitore di un concorso, avrà già evitato la maggior parte di queste trappole – e che consiglierei magari a un pubblico giovane.

dueemezzo

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Attendevamo trepidanti l’esito e sabato scorso è arrivato!

All’interno della DeepCon 18 che si svolge come tradizione all’interno del centro congressi dell’Hotel Ambasciatori di Fiuggi, è avvenuto l’annuncio dei vincitori dei premi Cittadella e Cassiopea, rispettivamente per il miglior romanzo fantasy e miglior romanzo di fantascienza uscito negli ultimi due anni.
Ebbene, il Serpente di Fuoco non ha vinto ma è arrivato secondo alle spalle di due vincitori ex-aequo: "Biancaneve Zombi" di Elena Mandolini e "Pestilentia" di Stefano Mancini. Qui trovate l'annuncio ufficiale dal blog del premio.

Noi purtroppo non siamo riusciti a partecipare alla premiazione perché il combinato disposto (Yuk! L'ho scritto perdavero?) tra distanza e qualche sventura personale ce lo ha impedito. Ed è stato doppiamente un peccato perché eravamo già stati alla Deepcon un paio di anni fa insieme a tutto il gruppo di Xomegap ed era stata un’esperienza divertente e soprattutto interessante perché tutti gli interventi a cui avevamo assistito erano stati di ottimo livello.
Ad ogni modo la cosa ci è stata prontamente comunicata dall’organizzazione del Premio e sfruttando una congiunzione astrale favorevole (mercoledì mi trovavo a Trieste per lavoro) siamo riusciti a recuperare la nostra targa direttamente sotto casa della presidentessa della giuria Fabiana Redivo.

Premiazione
La nostra premiazione ad personam

E niente… cosa possiamo aggiungere, se non che per noi è stata una grande soddisfazione?
Sicuramente questo: che diversi romanzi che hanno partecipato al premio si sono conquistati una puntata speciale all’interno del podcast Fantascientificast per cui rimanete sintonizzati!

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Anche se con colpevole ritardo - la presentazione è stata orami due settimane fa - volevamo arricchire la galleria dei nostri incontri con la serata che abbiamo passato ospiti del Punto di Lettura di San Damaso.

Già qualche anno fa avevamo presentato Finisterra al Punto di lettura di Cognento ed era stata una bellissima serata, con un sacco di gente molto simpatica ad ascoltarci e a confrontarsi con noi, e anche questa volta è stata una serata molto ben riuscita. Le analogie tra i due luoghi sono varie, i Punti di lettura sono in sostanza micro biblioteche che si trovano in alcuni quartieri e frazioni di Modena, di norma completamente gestite da volontari. Nel caso di San Damaso, a farsene carico è l'associazione culturale "il Quadrifoglio" e la biblioteca si trova nei locali della Sala Polivalente e che è anche sede della storica Cooperativa di San Damaso, fondata nel 1903.

Al momento la biblioteca è aperta dalle 16 alle 19 i volontari e si stanno attrezzando per aggiungere il sabato mattina e organizzano laboratori di lettura (e cucina!) specialmente rivolti ai bambini, e non so se a qualcuno tra voi sembra poco, ma a me che vivo sempre con la fretta sul collo e tra un milione di cose da fare e mi pare invece che trovare, in una comunità relativamente piccola, le forze sufficienti per gestire con costanza un esperienza del genere pare invece un grandissimo successo.

E niente, che altro dire... la nostra presentazione è stata il pilota per delle iniziative rivolte invece agli adulti: un Apericena a offerta libera il cui lato culinario è stato curato da alcuni tra i volontari (e abbiamo anche mangiato i biscotti del laboratorio di cucina per bambini, che erano anche loro molto buoni!). Un po' come avevamo fatto da Emily Bookshop noi abbiamo proposto, questa volta senza intervistatore e quindi introducendo noi stessi, dei brani letti da Andrea Vaccari e Chiara Betelli. L'evento è stato molto partecipato e secondo noi è venuto molto bene, specialmente grazie ai nostri attori sulle quali letture l'evento era specialmente incentrato: per parte nostra noi abbiamo introdotto un po' di temi del libro, di fare da raccordo tra i brani e, cercando di limare l'ego generalmente debordante dell'autore, di tenerla corta!

E ora... foto!

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Eccoci al secondo appuntamento con le recensioni sul Fantastico Italiano. Vi parliamo di Strange Activity, di Fabrizio Cadili e Marina Lo Castro, per Plesio Editore, romanzo uscito in un primo momento in quattro episodi in formato e-book e oggi proposto anche in un unico volume cartaceo.

Trama:Strange Activity Regina
"Strange Activity. Investigazioni, esorcismi e minchiate varie". Questo è il biglietto da visita di Angelo Strano, svogliato investigatore dell’occulto dal carattere estroverso. Il suo lavoro consiste nell’occuparsi di casi anomali che nessuno riesce a risolvere, ed è proprio per un problema del genere che viene contattato da un noto boss mafioso catanese. L’uomo vuole che Angelo protegga Regina, la sua adorata figlia minacciata da una strana creatura. Malgrado le insistenze della sua assistente Vera, per Angelo accettare l’incarico è fuori discussione: lui non lavora per i mafiosi. Tutto cambia, però, non appena tocca accidentalmente Regina: la vede in fuga, assalita e uccisa da un mostro. Sì, perché Angelo riesce ad avere flash della morte imminente delle persone con cui viene in contatto. Una maledizione, più che un dono, perché il futuro non può essere cambiato. Ma arrendersi senza provare non è un’opzione.

SA Episodio 1Commento: La prima cosa ad avermi incuriosito è ovviamente il fatto che questo romanzo sia stato scritto a quattro mani. Vista la mia storia di co-autrice sia all'interno del collettivo Xomegap, sia con Massimiliano nella stesura de Il Serpente di Fuoco, per prima cosa mi sono chiesta come avessero lavorato gli autori. Ho trovato la risposta in un'intervista pubblicata in rete, dove spiegano di aver separato i ruoli in modo diverso da quanto mi aspettassi, cioè in verticale. Dopo un brainstorming comune, Fabrizio Cadili genera di fatto la prima stesura che Marina Lo Castro prende poi in consegna lavorando sulla forma e sullo stile (con la libertà di apportare le modifiche che ritiene necessarie alla storia).
Il risultato è un prodotto fresco e davvero piacevole.
L'idea di base è quella dei racconti seriali di genere mistery. Un investigatore (in questo caso una coppia, dato che Vera è protagonista tanto quanto Angelo) coinvolto in una storia in cui la Catania reale dei giorni nostri si tinge con elementi gialli, noir e fantastici.
I personaggi risultano simpatici, accattivanti e ci si affeziona in fretta a loro, il fatto poi che abbiano tutti qualcosa di irrisolto e di misterioso, che sia nel loro passato o nel loro presente, li rende ancor più interessanti.
Lo sviluppo narrativo è lineare, veloce, perfetto per un romanzo di questo genere. La storia viene raccontata a capitoli alterni da punti di vista che permettono di vestire non solo i panni dei due protagonisti, ma anche quelli dell'antagonista, e addirittura della "creatura", dettaglio questo che ho trovato particolarmente interessante, una bella sfida che gli autori hanno superato con mestiere.
Lo stile di tutto il romanzo, infatti, è professionale e maturo; Strange Activity è solo l'ultima delle opere scritte e pubblicate dal duo siciliano ed è libera da quelle che potrebbero essere le ingenuità e le pesantezze di un romanzo d'esordio.SA Episodio4
Il finale e in generale la risoluzione della parte "gialla" della trama non sono originalissimi, ma la logica e l'inevitabilità li rendono entrambi corretti e godibili. Soprattutto se l'intento degli autori era di dare più importanza alla parte fantastica, piuttosto che a quella strettamente investigativa.
Un epilogo cliffhanger piuttosto inaspettato porta a pensare che questo "Regina", avrà un seguito.
A me Strange Activity ha ricordato molto le storie bonelliane di Dylan Dog, e da fan del bell'indagatore dell'incubo auguro lunga vita alle avventure di Angelo e Vera.
Unico appunto per la casa editrice, nella versione divisa in episodi ho trovato alcuni refusi.

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Oggi vi raccontiamo ancora qualcosina sulla genesi de Il Serpente di Fuoco. Come vi dicevo, nella prima bozza del racconto di Max il personaggio di Amber esisteva già. Nel senso che ai miei occhi di lettrice, pur in quelle poche pagine, lei appariva già viva, definita.
Ovviamente uno dei primi argomenti di discussione sul progetto è stata l’assegnazione delle parti. Con Xomegap abbiamo sempre lavorato “a personaggio": ogni autore si faceva carico di un punto di vista e raccontava la sua parte di storia e ci pareva naturale che sarebbe stato così anche in questo caso.
“Però Amber è già un personaggio molto tuo” ho detto a Max.
“In effetti” ha risposto lui con una formula che ormai conosco molto bene, “ho già un’idea piuttosto precisa di come dovrebbe essere.”
“Benissimo, allora io prendo lui, così creiamo un po’ di scompiglio.”
Rovesciando quindi uno schema che poteva sembrare scontato, abbiamo iniziato a lavorare sui personaggi.

C'era poi la questione di come organizzare la linea temporale del romanzo.
La storia portava con sé una struttura un po’ complicata. Gli appunti di Max iniziavano infatti verso la fine della vicenda, ma con l’idea di farne un romanzo c’era molto da raccontare di quello che era avvenuto prima.
Alla fine abbiamo deciso di creare tre livelli di narrazione.
Una storia al presente divisa in brevi cornici, che racconta al lettore il finale senza dare nessuna spiegazione.
Una storia al passato, in ordine cronologico, divisa in capitoli fra i due protagonisti, che narra quel che era accaduto prima e fornisce al lettore gli elementi per comprendere e apprezzare il tempo presente.
Infine una piccola parte assegnata a Murgo, venuto in contatto con il nostro popolo in un momento diverso rispetto al tempo della storia di Amber e Dammar, in cui abbiamo lasciato spazio alla sua vena antropologica per mostrare ulteriori dettagli della società di cui i due protagonisti fanno parte.
Ovviamente i tre livelli si alternano uno all’altro nelle pagine del libro in un susseguirsi di azioni e rivelazioni che nel nostro intento dovevano interessare, appassionare e approfondire.
Speriamo di esserci riusciti.

tramonto foresta

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