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Con la recensione di oggi relativa a “La medusa” di Romina Casagrande concludiamo i nostri articoli all’interno del progetto Leggere Italiano Blogtour.  Siccome né io né Sara avevamo mai partecipato a un blogtour è stata a suo modo un’esperienza interessante e intensa, a cui speriamo di avere dato un contributo positivo!

2wq73ig-jpgIl romanzo è in giveaway per cui iscrivetevi alla newsletter di Mekbuda/Mebsuta, commentate questo post e gli altri dedicati al romanzo (dovrebbero uscirne un paio sul blog di Mirta di qui alla fine del blogtour) per partecipare all'estrazione del libro.

71oj02ehhslTrama: Nel 1816 al largo della costa del Senegal la fregata Meduse si arena tra le acque basse. I notabili che si trovano sull’imbarcazione vengono caricati su lance di salvataggio, mentre per tutti gli altri (centocinquanta persone tra soldati e cittadini comuni) viene costruita una zattera, che dapprima viene trainata e quindi abbandonata al suo destino. Quando una nave incrocerà i naufraghi solo quindici persone saranno ancora vive, e quelle quindici per mantenersi in vita avranno dovuto macchiarsi di indicibili delitti. Sarà Charlotte, emigrante francese  e sorella del piccolo Luc a raccogliere in un lazzaretto ai confini del mondo la testimonianza di uno dei sopravvissuti, trascrivendola in una lettera che dovrà essere consegnata a una ragazza di Parigi.
Nel 1819 l’eco di quel che è avvenuto è giunto fino alla capitale, e il fatto di cronaca è entrato a far parte dell’immaginario collettivo tanto da ossessionare il pittore Theodore Gericault che da mesi lavora nel suo studio per farne un dipinto. Liz, cameriera in una casa chiusa, in cui vive insieme al figlio Titù incontra Louis, aiutante del pittore Gericault e gli promettere rivelazioni sulla Meduse, Titù infatti è un bambino speciale, non parla ma attraverso i suoi disegni gli spiriti di coloro che sono morti al largo del Senegal cercano di raccontare quanto è accaduto.

La medusa è un romanzo elegante e ben strutturato: passato e presente si alternano incorniciati da sezioni che portano il nome dei colori della tavolozza di Gericault. L’intreccio funziona bene e trova una sul risoluzione finale che io ho trovato pienamente soddisfacente. L’ambientazione storica è ben ricostruita (o piuttosto credo che dovrei dire, a me ha rimandato una sensazione di rigore, ma non sono uno storico) con la giusta dose di dettagli, né troppi né troppo pochi. Per quanto riguarda i personaggi, sono ben descritti e ci appassionano alle loro vicende. L’unico appunto che mi sento di fare è sullo stile, nulla da eccepire sulla sua correttezza e bellezza formale, ma l’ho trovato troppo ricco di metafore, similitudini e più in generale di periodi ellittici che rallentano la lettura diminuendone il piacere.

Per concludere è importante da sapere tutto il libro trasuda una grande passione per la letteratura ottocentesca, ricca di segreti indicibili, malvagità inaudite, storie d’amore e morte coniugati con un certo pudore del racconto: a voi decidere se dal vostro punto di vista la cosa rappresenta un pregio o un difetto.

Io in questo caso l’ho apprezzato.

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Autore: Romina Casagrande
Titolo: La medusa
Casa editrice: Arkadia editore
Prezzo: 15,00€

Eccoci alla nostra seconda recensione nel contesto di Leggere Italiano Blogtour. Come alla maggior parte dei libri del Blogtour anche a questo è legato un giveaway, ma siccome io sono stato troppo tonto per aver essermi dotato nei tempi giusti dell’opportuno modulo di google, vi rimando per la sua compilazione all’articolo sul blog di Gioia Anassagora che lo ha già creato. Tanto comunque per partecipare al giveaway dovete commentare sia il nostro articolo che il suo! Mi raccomando dovete seguire anche la pagina facebook dell'autore e iscrivervi al nostro blog!

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Preambolo: questo blog si occupa di fantastico e questo libro non ha nulla che vada “al di là del reale”, pertanto questa recensione è destinata a rimanere in qualche modo un'eccezione all’interno del nostro blog. Ho scelto (dovrei dire "abbiamo", ma questo l'ho scelto proprio io) anche questo libro per il blogtour perché porta come titolo un  riferimento a vita e opere di Lindo Ferretti (ex frontman dei CSI e CCCP).
E ora via con la recensione vera e propria!

41qfryakedlTrama: Nicola è rimasto folgorato da un viaggio improvvisato effettuato nell’Europa dell’est, cominciato a rimorchio di una coppia di amici e continuato in solitaria. Da quel punto in poi il suo modo di viaggiare, ma anche la sua vita, non saranno più gli stessi. Dopo la laurea e un annetto di impiego a Roma per un’azienda che organizza eventi lascerà il lavoro per cercarne uno migliore, tra mille sbronze, contraddizioni e crisi di coscienza effettuerà altri viaggi, tenterà l’espatrio, lo studio all’estero,  il lavoro in un azienda della famiglia allargata e finirà in Perù prima per visitarlo e poi come luogo di rifugio per scrivere il suo libro (questo), fino a quando persino la sua salute chiederà un conto assai salato.

Nicola Fermani ha all’incirca la mia età, per cui tra me e Fedele alla linea si è creato innanzitutto un legame generazionale.  Rivedo nelle disavventure del protagonista, raccontate a cuore aperto e senza reticenze, anche alcune le contorsioni della mia vita e di quella di molte persone che conosco. Avete mai sentito parlare della cosiddetta “crisi post-laurea”? E’ quella che si prova quando si conclude oltre ogni ragionevole dubbio il percorso che altri (le istituzioni, i genitori) hanno descritto per noi: il mondo si espande in una miriade di possibilità e se non ci arrivi già con un progetto, o rifiuti l’idea di creartene uno preciso, è un attimo che la tua vita rimanga impantanata nella vertigine di questa libertà. In quella terra di mezzo tra una tardiva adolescenza e un’incompiuta età adulta ci si può anche passare, letteralmente, la vita. Non so se fosse esattamente questo il tema che voleva esplorare Nicola scrivendo questo libro, ma di certo questo è il significato che ha avuto per me.

Quindi mi è piaciuto il libro di Nicola? Così così. La scrittura è buona, scorrevole, a volte spumeggiante, per cui il libro si legge di volata. Nel complesso ha diverse frecce da sparare per le persone a cui piacciono i modelli a cui si ispira (il primo che mi viene in mente è il Gianluca Morozzi de “L’era del porco”). Però è anche vero che non ho provato eccessiva simpatia per l’autocompiacimento con cui procedono le avventure del protagonista e anche un interesse moderato per le sue riflessioni e digressioni “filosofiche”: in un libro come questo in cui tutta la vicenda è portata avanti dal protagonista (gli altri personaggi, come pure i luoghi, hanno rilievo marginale) questo è, ahimè, l’aspetto determinante.

Per concludere così come ho cominciato una parola sul titolo. Come ho detto la citazione da Lindo Ferretti è uno degli elementi che mi ha attratto. Confesso di averla trovata pretestuosa per quasi tutto il libro: non mi era chiaro, al di là delle passioni musicali dell’autore, che cosa mi volesse comunicare. Poi però ho riflettuto meglio, Ferretti è un tipo contraddittorio, ha combattuto tutta la vita la famiglia e la chiesa come istituzioni (parole sue) e alla fine si è ritirato a vivere nella sua famiglia e chiesa. Quindi “Fedele alla linea” significa in realtà “Infedele a qualunque linea ideale ma fedele a sé stesso”.
E allora tutto sommato la citazione ci sta.

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Autore: Nicola Fermani
Titolo: Fedele alla linea - in fuga verso me
Casa editrice: Eremon Edizioni
Prezzo: 2,49€ (ebook)

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Ebbene sì, credete ai vostri occhi, la foto qui sopra non è frutto della magia del fotoritocco.
Per voi, amanti del voluttuoso odore della carta, del bisbigliante fruscio delle pagine, degli scaffali straripanti di volumi, da oggi Il Serpente di Fuoco è disponibile in versione cartacea.
Esce per la collana Convoy, sempre di Delos, e, neanche da dire, è bellissimo e noi ne siamo molto orgogliosi.

 

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Dopo la nostra intervista pubblicata da Monica (non l’avete ancora letta? Precipitatevi!) oggi iniziamo a proporvi le recensioni del blogtour Leggere Italiano.

Il primo romanzo finito fra le nostre grinfie è “1986”, di Giuseppe Ottomano. In fondo all’articolo troverete le regole del giveaway e il modulo da compilare per partecipare all’estrazione di una copia del libro gentilmente messa a disposizione dall’autore.

Prima di lasciarvi al mio commento sul libro mi sento di fare una premessa. Quando con Max decidemmo di occuparci anche di recensioni abbiamo stabilito una regola: di essere sempre sinceri con i nostri lettori. Quindi fra le nostre pagine non troverete stroncature gratuite e penalizzanti, ma neppure lodi sperticate per libri che non ci hanno convinto del tutto. Sappiamo quanto sia difficile scrivere un libro, ma sappiamo anche quanto possano essere utili i commenti costruttivi dei lettori, quindi abbiamo deciso di puntare sull’onestà.

Direi che mi sono dilungata fin troppo, quindi ciancio alle bande eccovi l’articolo.

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QUARTA DI COPERTINA: Una cospicua eredità permette a Tommy e Andrea, due giovani e simpatici cialtroni, di intraprendere un viaggio lungo l’Europa per coronare la propria passione: la caccia alle ragazze. Malgrado i ripetuti insuccessi, dovuti in parte all’inettitudine e in parte alla malasorte, non desisteranno mai dal loro proposito originario. Affronteranno così un viaggio trentennale senza meta, che si trasformerà in una sorte di “ricerca del Santo Graal” in chiave moderna e dissacrante. L’intera azione si svolge in un 1986 immutabile, in cui il contesto storico di ogni anno si ripete sistematicamente. In un romanzo sospeso tra la fantascienza e il grottesco, una ridicola coppia di aspiranti seduttori, che rimanda a “Il sorpasso” di Dino Risi, vive una serie di avventure sul filo del mistero dello scorrere del tempo.

Quando ho letto questo trafiletto la mia mente si è focalizzata su alcuni elementi creandosi un carico di aspettative: un racconto di viaggio, per me la promessa più allettante, un’interessante idea di fantascienza e, a rendere tutto più attraente, la promessa di due personaggi simpatici.
Distratta da quelle che sono le mie passioni in fatto di narrativa, purtroppo ho ignorato gli aggettivi che probabilmente definivano la vera natura di questo romanzo. Il risultato è che non sono entrata in sintonia con la storia.
Vado con ordine. In questo libro il viaggio c’è ma non si vede. I capitoli portano i nomi delle capitali, ma, a parte qualche citazione di nomi di strade o di locali (non ho verificato se esistono davvero), i due protagonisti si muovono in uno spazio non descritto. Potrebbero essere dovunque, ma l’impressione nella lettura è che si trovino sempre in una stanza vuota. O quasi.
L’idea del tempo che si ferma al 1986 è interessante, ma la teoria fantascientifica è stata appena abbozzata, con lacune logiche e una spiegazione affrettata e fumosa tutta ammucchiata nelle pagine finali.
Infine, purtroppo, temo per colpa delle mie aspettative sbagliate (dovevo dare più retta a quel “cialtroni”), non sono riuscita a simpatizzare con Tommy e Andrea, i due protagonisti. Mettiamola così: per spiegare trent’anni di scarsi successi in fatto di conquiste femminili io non avrei avuto bisogno di scomodare una teoria fantascientifica.

Però in fondo resta il 1986.
In quell’anno io c’ero, anche se ero solo una bambina, e i rimandi alle canzoni e agli avvenimenti che nel bene e nel male hanno fatto parte della mia infanzia mi hanno comunque divertita, regalandomi qualche sorriso malinconico.

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Autore: Giuseppe Ottomano
Titolo: 1986
Casa editrice: Leucotea Project
Prezzo: 16,90€ (cartaceo)

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Per partecipare al giveaway ci sono alcune semplici regole da seguire:

- Compilare il modulo qui sotto;
- Seguire i blog che parlano di questo libro (oltre a noi se ne occuperà anche Gioia di Carta e Penna);
- Seguire la pagina facebook dell'autore;
- Commentare tutti i post dedicati a 1986;
- lasciare un indirizzo mail e il vostro nome utente.

Per ottenere punti extra potete inoltre:
- Seguire tutti i blog che partecipano all'iniziativa Leggere Italiano (+10 punti), trovate la lista nel post precedente;
- Commentare un altro post a scelta del blogtour (+1). Per conoscerli tutti seguite l’evento su Facebook;
- Condividere il post (+2).

 

Eccoci qui con una delle novità di settembre. A luglio abbiamo deciso di partecipare al blogtour organizzato da Giusy di Divoratori di libri che si intitola:

2wq73ig-jpgUn'iniziativa che coinvolgerà una trentina di blogger e altrettanti autori. Che cosa significa nella pratica? Che per le prossime tre settimane circa i blog elencati a fondo pagina pubblicheranno articoli che riguardano i libri degli autori che hanno partecipato all'iniziativa. Per parte nostra dato che MekbudaMebsuta si occupa anche di recensioni abbiamo deciso di aderire sia come blogger che, naturalmente, come autori, per cui ecco qui i nostri calendari:

Post di MekbudaMebsuta

18 settembre - recensione di "1986" di Giuseppe Ottomano

24 settembre - recensione di "Fedele alla linea" di Nicola Fermani

25 settembre - recensione di "La medusa" di Romina Casagrande

Post su "Il serpente di fuoco"

16 settembre - presentazione de "Il serpente di fuoco" con intervista a me e Sara da parte di Monica B del blog Il mondo di M

29 settembre - recensione de "Il serpente di fuoco" da parte di Valentina Bellettini del blog Universi Incantati

Se "Il serpente di fuoco"  vi solletica seguite e commentate i post che lo riguardano perché abbiamo messo in palio due copie in giveaway! (...copie? ...ho scritto copie?)

Mi raccomando seguite tutto il blogtour sulla pagina facebook dell'evento!

Ecco qui i blog che partecipano:

Lily's Bookmark
Il tempo dei libri
Poppies Derma
Universi Incantati
Sweety Reviews
Libera tra i libri
Palle di neve di co
Cronache di Betelgeuse
I miei magici mondi
Leggere tra le nuvole
Milioni di particelle
Libri di Cristallo
Libri d'Incanto
No books no life
Pagine a merenda
The Paradise of books
Il salotto del gatto librario
The book of writer
La lettrice sulle nuvole
Ikigai
Il mondo di M.
Woman at work
Bookish Brains
Camminando tra le pagine
Se solo sapessi dire
La biblioteca di Eleonora
Secret life of a Potterhead girl
The reading Pal
Rachel Sandman Author
Divoratori di Libri
Labirinti della mente
Melina
Cercatrice di storie
Una pausa di lettura
Carta e penna
I wanna be a fangirl 

 

Oggi vi presentiamo uno dei due protagonisti del romanzo pubblicando una parte del primo capitolo vissuto dal suo punto di vista. I fatti qui narrati si svolgono un mese prima rispetto al capitolo cornice. Buona lettura!

DAMMAR

Un mese prima

Dammar infilò due dita nella piccola zucca svuotata, le trasse sporche di unguento e se lo spalmò sulle spalle e dietro al collo.
Dopo tanti anni la sua pelle aveva assorbito i pigmenti rossi dell’ocra e non ne avrebbe avuto davvero bisogno per proteggersi dal sole. Però quel gesto, lento e antico quanto il suo popolo, era parte integrante del rituale con cui iniziava ogni nuova giornata. Gli ricordava suo padre, da cui aveva imparato tutto, e guardare la pelle così brunita dall’impasto e dal sole lo rendeva orgoglioso, perché la resistenza al bacio di Vebrah faceva di lui uno dei migliori esploratori di Città del Sole.
Un cinguettio famigliare gli fece sollevare lo sguardo. Dal ramo scheletrico sotto cui si era accampato una piccola sentinella del miele lo fissava con i suoi occhietti neri. Dammar ripose la zucca in una bisaccia, coprì di terra le ultime braci del bivacco e fece sparire ogni traccia del suo passaggio. La sentinella lanciò il suo richiamo altre due volte prima che lui fosse pronto a seguirla.
Essere scelti da uno di quei piccoli volatili bruni era un privilegio, Dammar lo sapeva bene; la giornata non poteva iniziare sotto auspici migliori. Senza perderla mai d’occhio l’esploratore la seguì attraverso le prime propaggini della savana, dove un’erba rinsecchita prendeva il posto della sabbia ed era possibile godere dell’ombra di qualche impavido albero. Il piccolo volatile si posava a intervalli regolari e ricominciava a cantare, per sincerarsi di non perdere l’uomo che quel giorno gli avrebbe procurato il cibo.
Quando finalmente raggiunsero il tronco cavo in cui era nascosto l’alveare, il disco d’oro di Vebrah era già alto nel cielo e l’aria rovente si increspava davanti agli occhi di Dammar.
– Prendile nell’ora più luminosa, quando sono stordite dal caldo. Hai calcolato tutto per bene – mormorò alla volta della sentinella che si era posata sui rami di un cespuglio spinoso, lo sguardo puntato sull’obiettivo. L’uccello rispose con un breve fischio per incitarlo. – Vado, vado.
Dammar si avvicinò alla cavità da cui proveniva un pigro ronzio. Un’occhiata all’interno gli rivelò subito la posizione del miele e quella dell’alveo della regina. Con l’aiuto di un ramo staccò con delicatezza una parte del favo pieno di miele, alcune operaie si levarono in esplorazione e presero a volargli attorno, ma l’uomo mantenne il respiro regolare e proseguì la sua operazione con gesti lenti.
Con il favo stillante miele ben infilzato sulla punta del ramo, l’esploratore si allontanò camminando all’indietro fino a raggiungere il cespuglio su cui l’attendeva la sentinella. L’uccellino si alzò in volo e intercettò con beccate precise le ultime api che avevano inseguito Dammar fino a lì.
– Ecco. – L’uomo spezzò una porzione di favo e la posò a terra. – Come d’accordo questa è la tua parte di bottino. La sentinella gli rispose con un fischio e, dopo aver compiuto un breve volo attorno a Dammar, atterrò accanto al favo dorato posato a terra. Mentre l’uccello affondava il becco nella dolce refurtiva, l’uomo trasse di tasca un involto di foglie e le utilizzò per ricoprire il resto del miele, poi si leccò le dita per ripulirle e depose il pacchetto nella sacca che portava sulla schiena. – Bene, amico mio, è stato un piacere collaborare con te. Ricordati della mia generosità, la prossima volta che avrai voglia di miele.

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Raggiunse il villaggio al tramonto. Era una piccola comunità, formata da due famiglie di quattro generazioni ciascuna, il cui fulcro era rappresentato da due vecchie sorelle. I bambini come sempre furono i primi a vederlo e, cinguettanti come sentinelle del miele lo accompagnarono alle tende correndogli intorno, nudi e con la pelle scura impolverata di rosso. Dammar si avvicinò al fuoco al centro dello spiazzo dove erano sedute le due capostipiti.
– Nala, Nava, ben trovate – disse sedendosi di fronte a loro, pronunciando i due nomi accompagnati da un piccolo fischio e due schiocchi della lingua.
– Il suono delle tue parole sta diventando buono, Dammar–Occhi di cielo. Ti sei esercitato nel parlare la nostra lingua? – rispose Nala.
Le due donne erano pressoché identiche con piccoli occhi infossati e zigomi sporgenti. Entrambe avevano il collo ornato da file e file di collane colorate che ricadevano in massa sui petti ossuti.
– Gli uccelli sentinella sembrano apprezzarle più delle mie, uno di loro oggi mi ha condotto a un grosso nido di api. Vi ho portato il miele in dono.
Le due donne si scambiarono un’occhiata e i loro volti rugosi si raggrinzirono ancor più quando le bocche si aprirono in larghi sorrisi sdentati. – Dammar sa quanto noi vecchie senza denti apprezziamo il miele – rise Nala.
– Hai lasciato una parte del favo alla Sentinella? – lo ammonì Nava con sguardo serio.
– Sì, saggia madre. Ho rispettato il patto con la Sentinella del miele, come mi avete insegnato.
Il viso di Nava si distese. – Bravo, figliolo, così non dovrai temere la sua vendetta.
I bambini nel frattempo erano corsi ad avvertire i genitori e dopo pochi istanti altre persone uscirono dalle tende a forma di cupola e si unirono a loro. Una giovane donna dalla pelle liscia e dai piccoli seni nudi accompagnò un uomo curvo e zoppicante che volle sedere accanto a Dammar.
– Bentornato Dammar – lo salutò con voce chiara fissandolo con occhi velati.
– Grazie Kat Kat. Accomodatosi a terra il vecchio posò la piccola mano sul braccio di Dammar e lui gliela strinse con la sua, tanto più grande da ricoprirla.
Un’antilope era stata macellata e la carne sfrigolava sulle pietre immerse nelle braci chiazzandole di grasso sciolto. Quando le gocce raggiungevano la fiamma producevano un sibilo seguito da un piccolo schiocco. A Dammar vennero offerti dei tuberi cotti nelle braci, ancora roventi e coperti di fuliggine. – Sicuro di non voler mangiare la nostra carne, Occhi di cielo? – lo tentò Nala con sguardo malizioso, porgendogli un grosso boccone luccicante.
Dammar le sorrise di rimando e scosse la testa. – No, sai che le leggi della mia gente lo proibiscono.
– Le leggi della tua gente sono stupide – borbottò la fanciulla che aveva accompagnato Kat Kat al fuoco. Dammar la riconobbe solo in quel momento: il suo nome era Louta e l’ultima volta che era stato in visita al villaggio era ancora una ragazzina. Il sangue della carne le imbrattava il mento e le dita e la luce del falò creava arcani riflessi sul suo volto. Sollevando gli occhi neri e sfrontati sull’ospite, Louta rincarò con tono sprezzante. – La carne rende forti gli uomini e fertili le donne. E Kaggen ha creato gli orici e i gemsbock perché noi possiamo essere forti e fertili. Li ha creati per noi, per i leoni e per i leopardi, e per gli orici e le antilopi ha creato la savana, perché possano crescere e ingrassare per noi. Fa parte del cerchio.
Tutti i presenti annuirono. Kat Kat sorrise e invitò con un cenno del capo Dammar a replicare.
– Anche il popolo di Città del Sole mangia la carne per diventare forte e fertile – spiegò loro l’esploratore con tono paziente. – Però le nostre leggi dicono che non possiamo provocare la morte di nessun essere vivente, così aspettiamo che l’animale muoia da solo. Dopo possiamo mangiarlo.
Louta emise un verso di scherno. – Se mangiate solo animali morti di vecchiaia o di malattia i vostri figli nasceranno deboli e malati!
Dammar sentì una mano posarsi sul suo bicipite e dita ossute che lo stringevano, Nava gli stava tastando i muscoli. – Se tutti i Figli del Sole sono come lui, allora il loro dio splendente li protegge anche se mangiano carne dura e vecchia – sogghignò.
Tutti si misero a ridere, di quella risata pura e totale che Dammar aveva scoperto per la prima volta fra quei piccoli uomini. I Koikoi trovavano il lato buffo di ogni cosa e quando ridevano lo facevano con tutto il corpo: con la voce, con gli occhi, con le mani e con i piedi.
Alcuni uomini si alzarono e si affiancarono a Dammar con le braccia sollevate per confrontare i muscoli e le donne ne provavano la solidità con le mani emettendo giudizi con sguardi saputi. Quando al confronto si presentò un uomo secco come uno sterpo, sua moglie Fitjie lo schernì sollevando le braccia al cielo nella posizione della mantide, l’insetto con cui raffiguravano Kaggen, la dea della vita. – Ohi ohi! Ti prego Kat Kat, prepara subito una tisana di fiori di tontbos per rendere forte mio marito!
L’uomo non si risentì e, sollevando il piccolo quadrato di pelle che gli copriva le parti intime iniziò a rincorrere la moglie. – È più importante il braccio che semina figli di quello che scaglia la lancia! Fitjie prese a fuggire attorno al fuoco lanciando strilli divertiti.

continua...

Con l'arrivo di settembre riprendiamo le fila del blog, con una recensione del libro di "Dopo cinquecento anni" di Valentina Capaldi pubblicato da Watson. Per quanto riguarda le "grosse novità" annunciate nel post precedente invece vi chiediamo di resistere alla curiosità ancora qualche giorno!

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Trama: Inghilterra 1509 il demone Rakgat viene tramutato in umano da un gruppo di streghe.  Gli rimangono occhi inquietanti, forza eccezionale e immortalità. Le stesse streghe hanno trasformato in nano l’umano Tighe, rendendo anch’esso immortale. Rakgat ha scarsa dimestichezza con il mondo degli umani perciò accetta di stringere con Tighe un patto di sangue che li porterà alla ricerca di una soluzione per entrambi. Rakgat un idea ce l’ha: deve trovare il demone Guardiano, colui che ha la chiave per la porta degli inferi, ma prima ha bisogno di scoprire chi è e dove si trova. A Parigi interpellando Coemgen, un demone che vive da molti anni sulla terra dove conduce una bottega di sarto, scoprono che il guardiano è Tarb, un acerrimo nemico di Rakgat: tornare negli inferi rischia di non essere cosa facile.

Dopo cinquecento anni è un’avventura lineare, scritta con un linguaggio semplice ma efficace, con un narrato veloce che va al sodo senza perdersi in troppe descrizioni. Soprattutto è un libro divertente le cui cifre generali sono innanzitutto leggerezza e ironia, per cui consiglio di astenersi a tutti coloro che sono in cerca di oscuri demoni romantici: qui siamo più dalle parti del picaresco, i conti si regolano a suon di mazzate, con la giusta dose di cinismo e scorrettezza che ci si aspetta da una creatura demoniaca.

Rispetto alle due macro partizioni del libro ho preferito la prima ambientata nel 1509 alla seconda ambientata ai giorni nostri. Se la prima ha il respiro arioso di un’avventura che ci porta in giro per mezzo mondo, la seconda, nettamente più breve, si incarica non solo di portare il romanzo a risoluzione, ma anche di descriverci l’intero arco del protagonista attraverso l’introduzione di due personaggi nuovi piuttosto importanti che però, compressi in poche pagine, finiscono per essere un po’ stereotipati. Niente di grave, comunque sia: il libro regge lo stesso bene fino all’ultima pagina.

Bella la copertina e buono l’editing (ho intercettato solo un paio di refusi) e un applauso anche per il prezzo popolare praticato dalla casa editrice.

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Autore: Valentina Capaldi

Titolo: Dopo cinquecento anni

Casa editrice: Watson

Prezzo: 10€