Fantastico italiano: “Ombra e Magia” di Barbara Poscolieri

Come sempre senza troppo anticipo – l’ultimo giorno utile per rispettare la tabella di marcia… – eccoci a proporvi la nuova recensione del progetto Fantastico Italiano: questa volta tocca al fantasy “Ombra e magia” romanzo d’esordio di Barbara Poscolieri, uscito per la casa editrice GDS nel 2013. Sull’autrice aggiungo che negli anni successivi Barbara ha pubblicato vari racconti in antologie tra cui “Il boia di Roma” vincitore del premio Creep Advisor ed è da poco uscita per le Edizioni Dunwich con un nuovo romanzo intitolato “Crash”.

Ombra_e_magia Trama: Ariendil dopo aver vissuto alcuni anni ad Iridis, città degli Elfi, dismette i panni della cantastorie per tornare ad essere un Cavaliere delle Ombre. Qualcosa la richiama alla sua Accademia così parte per un viaggio di ritorno, accompagnata - contro la sua volontà - dalla migliore amica Earmir. Sulla sua strada incontrerà l’elfo scuro Christian che tenterà di starle vicino, ma i demoni che la tormentano paiono invincibili. Alle porte dell’Accademia ritroverà “Lui” che le prometterà sollievo dal suo dolore se lei diventerà lo strumento per conquistare le terre degli uomini e degli elfi.

Commento: un testo con luci ed ombre questo di Barbara Poscolieri. Certamente buono è lo stile: scorrevole, appropriato, mai pesante, mai eccessivo. All’interno di questo metto anche l’editing: non ho intercettato nemmeno un refuso, e a parte qualche frase finita con tre punti interrogativi e una cunetta scambiata per un dosso - a livello di significato - devo dire che da questo punto di vista il lavoro fatto è davvero molto buono. Questo rende la lettura fluida e piacevole anche quando l’impianto narrativo mostra qualche difetto.

Buono il tema, l’eroina in disarmo richiamata in servizio dalle circostanze e costantemente in bilico tra il bene e il male ha delle frecce nel suo arco, così come ho trovato buone alcune idee che arricchiscono il quadro: mi sono piaciute sia la Doppia Lama sia il modo in cui viene descritto il Mondo delle Ombre. E anche la trama, per quanto non eccessivamente originale e sviluppata in qualche punto in maniera un po’ frettolosa, segna qualche punto a favore.

Di contro però c’è da dire che la storia è portata avanti per la maggior parte dai dolori della protagonista i cui tormenti interiori, se sono da un lato descritti con eccessiva dovizia di particolari dall’altro sono scarsamente motivati.

E qui mi tocca fare una digressione: io non amo le storie di tormento interiore, e questo mi preclude ab origine di apprezzare a pieno una storia condotta in questi termini, ho però cercato di stare il più possibile al gioco e conservare uno sguardo equidistante.

Tormenti interiori dicevamo. C’è un amore andato male a motivarli nel passato di Ariendil, ma inutile sperare che ciò ci venga circostanziato: non sapremo mai di chi si trattava o che cosa sia andato così storto da spingerla al male per far tacere il dolore. E questo dal mio punto di vista è certamente un difetto, perché soprattutto sulla forza di questo trascorso ci si giocava la credibilità delle sue conseguenze e l’autrice avrebbe dovuto accettare la sfida di raccontarcelo.

A ricasco l’eccessiva focalizzazione sull’interiorità della protagonista schiaccia altri aspetti del romanzo che sarebbe stato importante sviluppare meglio: innanzitutto i personaggi, che a volte sembrano esistere solo in funzione della loro relazione con Ariendil e pertanto, con la sola eccezione di Earmir, vengono gettati in scena - e ne escono - quando servono lasciando dietro di loro una scia di irrisolti: Christian, Eyghen, Aylin (spero di averli scritti bene…) sono emblematici da questo punto di vista.

crash-barbara-poscolieri-e1490553859594Lo stesso dicasi per l’ambientazione che è fin troppo scarna: di quel che non ha nome nulla si può dire e pertanto le Terre senza Nome – per esempio - non hanno una geografia, né una storia, né un abbozzo di struttura sociale: al massimo un porto, una locanda e dei generici “Re”. Ovviamente sotto questo aspetto non ritengo necessario strafare – anzi trovo che un eccesso di descrizioni sconfini presto nell'infodump e diventi quindi rapidamente negativo – ma un po’ di wolrdbuilding in più in questo caso sarebbe stato il benvenuto.

Per concludere sufficienza piena invece al finale che ha il respiro giusto e chiude correttamente l’arco della protagonista.

Insomma come dicevo, una prova in chiaroscuro, a cui non manca cuore ma piuttosto semmai un po’ di mestiere – ma questo libro ha già qualche anno e sono convinto che Crash, che viene pubblicato da Dunwich come vincitore di un concorso, avrà già evitato la maggior parte di queste trappole – e che consiglierei magari a un pubblico giovane.

dueemezzo

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