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Recensione: “Via da Sparta – il sogno del ragno” di Carlo Menzinger

TRAMA: Tempo presente ma ucronico, Sparta si divide il governo della maggior parte delle terre del mondo con Nippon-koku. Aracne, ilota di Neapolis rimane incinta di sconosciuti che usano il suo corpo per le vie della città (dalle nostre parti diremmo “abusano”, ma è legale) ha diciassette anni ma è già la sua terza gravidanza. Se il bambino non sarà sufficientemente sano non solo dovrà abortire ma sarà uccisa, così decide di scappare. Sopravvive a una caccia, incontra Lucius, romano che vive sui monti e un tempo insegnava storia insieme si mettono in viaggio verso i Regni Scandinavi. Intanto a Sparta Nymphodora si ribella al volere della madre che vorrebbe convincere la Gerusia ad assegnarle parte dei suoi beni alla sua morte (che, se non prima per incidenti o malattia, avverrà come per tutti a 55 anni, a seguito del rito della catarsi) e si iscrive alla facoltà di architettura dove si teorizza che gli edifici non dovrebbero essere sotterranei e funzionalisti ma anche essere belli e mostrarsi all’esterno. Lì conosce Doukas che viene dai Carpazi ed è uno dei due ragazzi di tutta la facoltà, deriso e disprezzato dagli altri uomini perché si dedica allo studio della più esotica tra le materie femminili. Tra Doukas e Nymphodora nascerà subito una grande amicizia e forse qualcosa di più: ma di certo non può essere amore, perché tra gli spartani tra uomo e donna ci può essere solo sesso.

COMMENTO: La visione dell’autore ha senza dubbio una grande forza. Sia per non fare spoiler sia per questioni di spazio, ho lasciato fuori dozzine di particolari attraverso cui sono dettagliati gli usi e i costumi dell’impero di Sparta. C’è molto studio dei fondamentali e un gran lavoro deduttivo relativamente a quel che dell’oggi sarebbe diverso. Quanti saremmo, come sarebbero andate le cose, quali materie scientifiche si sarebbero maggiormente sviluppate a discapito di altre, come sarebbe organizzato e amministrato lo stato, quali sarebbero gli usi e i costumi, come sarebbero gli edifici eccetera eccetera. Insomma qui ci troviamo di fronte a una vera e propria realtà alternativa, non a un semplice presente in cui i perimetri statali sono diversi e si cambiano alcuni dettagli.

Questo lavoro, però, che è il cuore e la bellezza di un libro che comunque merita di essere letto, a mio avviso però non è sufficientemente supportato dalla scrittura. Lo stile è scorrevole e il dialogo è preponderante, per cui come gli altri libri che ho letto dell’autore, corre via veloce e senza intoppi. Però al contempo troppo spesso le informazioni di cui sopra vengono date all’interno di lunghe spiegazioni che sanno di infodump piuttosto che drammatizzate all’interno di un’azione (non sono un fanatico del mostrato, però da lettore ne avrei gradito di più), inoltre spesso le stesse cose sono ripetute numerose volte quindi un po’ di sfrondamento sarebbe stato a mio avviso opportuno. Un altro aspetto da non sottovalutare: non mi sono innamorato dei personaggi, che ho trovato un po’ stereotipati e un po’ troppo funzionali al racconto. Ammetto comunque, da questo punto di vista, di essere un tipo abbastanza difficile. Mentre lo leggevo ho pensato spesso che, da un certo punto di vista, "Il sogno del ragno" sarebbe un ottimo "libro per ragazzi”, anche se poi certe rudezze specie nella descrizione dei costumi sessuali mi facevano ricredere. Ultimo aspetto da tenere in considerazione, il finale: non si tratta di un libro indipendente, nelle ultime pagine la storia ha una svolta e c’è un piccolo cliffhanger ma nel complesso la storia resta troncata a metà, dato che tutti i temi posti all’inizio del libro restano sul tavolo.

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2 thoughts on “Recensione: “Via da Sparta – il sogno del ragno” di Carlo Menzinger

  1. Carlo Menzinger

    Grazie della lettura e del commento.
    Ho cercato di "mostrare" il più possibile questo mondo così diverso dal nostro attraverso la storia narrata, ma le informazioni utili a una sua comprensione sono molte e, soprattutto in questo volume introduttivo, si è reso necessario essere più descrittivi di quanto avrei voluto. Con il secondo volume, si entra maggiormente nel vivo dell'azione, anche se già nel primo credo non ne manchi, con stupri, fughe, lotte nella foresta, inseguimenti, risse...

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    1. Massimiliano Prandini

      No beh, ma l'azione non manca, ed è più che sufficiente per rendere il libro divertente, il "mostrato" a cui mi riferivo io è quello di cui si parla nei manuali di scrittura, ossia il far percepire il mondo al lettore attraverso le scene e le azioni dei personaggi, piuttosto che spiegarle tout court come narratore onniscente in corpo paragrafo. Uno degli strumenti per far questo potrebbe effettivamente essere il dialogo tra i personaggi, ma quando si svolgono attraverso la spiegazione di un personaggio erudito verso uno incolto l'effetto rischia di non cambiare di molto. Poi, sia chiaro, ad esempio il Codice da Vinci presenta molto questa caratteristica, e piaccia o non piaccia (e tutte le sfumature di mezzo) non si può negare che sia un libro riuscito e appassionante. Per cui non è che si ragioni di assoluti. O almeno: di certo non io.

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