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Anche se con colpevole ritardo - la presentazione è stata orami due settimane fa - volevamo arricchire la galleria dei nostri incontri con la serata che abbiamo passato ospiti del Punto di Lettura di San Damaso.

Già qualche anno fa avevamo presentato Finisterra al Punto di lettura di Cognento ed era stata una bellissima serata, con un sacco di gente molto simpatica ad ascoltarci e a confrontarsi con noi, e anche questa volta è stata una serata molto ben riuscita. Le analogie tra i due luoghi sono varie, i Punti di lettura sono in sostanza micro biblioteche che si trovano in alcuni quartieri e frazioni di Modena, di norma completamente gestite da volontari. Nel caso di San Damaso, a farsene carico è l'associazione culturale "il Quadrifoglio" e la biblioteca si trova nei locali della Sala Polivalente e che è anche sede della storica Cooperativa di San Damaso, fondata nel 1903.

Al momento la biblioteca è aperta dalle 16 alle 19 i volontari e si stanno attrezzando per aggiungere il sabato mattina e organizzano laboratori di lettura (e cucina!) specialmente rivolti ai bambini, e non so se a qualcuno tra voi sembra poco, ma a me che vivo sempre con la fretta sul collo e tra un milione di cose da fare e mi pare invece che trovare, in una comunità relativamente piccola, le forze sufficienti per gestire con costanza un esperienza del genere pare invece un grandissimo successo.

E niente, che altro dire... la nostra presentazione è stata il pilota per delle iniziative rivolte invece agli adulti: un Apericena a offerta libera il cui lato culinario è stato curato da alcuni tra i volontari (e abbiamo anche mangiato i biscotti del laboratorio di cucina per bambini, che erano anche loro molto buoni!). Un po' come avevamo fatto da Emily Bookshop noi abbiamo proposto, questa volta senza intervistatore e quindi introducendo noi stessi, dei brani letti da Andrea Vaccari e Chiara Betelli. L'evento è stato molto partecipato e secondo noi è venuto molto bene, specialmente grazie ai nostri attori sulle quali letture l'evento era specialmente incentrato: per parte nostra noi abbiamo introdotto un po' di temi del libro, di fare da raccordo tra i brani e, cercando di limare l'ego generalmente debordante dell'autore, di tenerla corta!

E ora... foto!

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E così, eccoci alla prima recensione del progetto “Fantastico italiano”. E devo dire che abbiamo fatto bene a prenderci il nostro tempo visto che ci arriviamo di giustezza alla fine di febbraio.  Dunque eccoci qua, “la terza Memoria” di Maico Morellini, già vincitore del Premio Urania nel 2010 con “Il re nero”, creatore della serie “I necronauti” pubblicata con Delos e di recente uscito per Vincent con il corto “Spettri di ghiaccio”.
coverTrama: in un’Italia post Apocalittica in cui gli ultimi depositari della scrittura sono in grado di governare gli elementi grazie al Verbo, cui attingono scrivendo parole con il sangue delle proprie carotidi, l’ordine è mantenuto da un consiglio formato da cinque persone, la Voce e quattro Consiglieri, due uomini e due donne insediati in Vaticano. Al nord però una minaccia increspa il tessuto del Verbo: il consigliere Beteah, il Beneditore Aarlon e tre militi sono incaricati di indagare. La Voce ha inoltre deciso che è giunto il tempo di stanare dalla loro Torre l’Ordine dei Numeri che, grazie ai loro simboli matematici, hanno contribuito in maniera determinante a ricostruire gli edifici di Roma e delle aree circostanti, ma stanno acquisendo troppo potere e troppa indipendenza.

Commento: L’idea di fondo del libro – vi è un gruppo di persone che governano gli elementi scrivendo con il proprio sangue - è buona ed è sviluppata in maniera interessante e molto articolata: le persone che hanno questo potere sono selezionate ed educate e costituiscono il vertice della piramide sociale, ma alla loro ombra si sviluppano poteri complementari (i Beneditori che “rimuovono le scritte”) e contropoteri (i Numeri, in parte alleati collaboratori, e in parte antagonisti) - la stessa ritualizzazione dell’utilizzo del Verbo attraverso, Regola, Legge e Fato è molto ben descritta. Questo solo per fare qualche esempio.

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La Torre dei Numeri immaginata da Stefano Sironi

Per quanto riguarda lo sviluppo narrativo invece, come già si può intuire dalle poche parole di trama che ho descritto che in realtà ne rivelano appena il calcio d’inizio, la Terza Memoria ha uno sviluppo corale: fin dalle prime pagine si biforca in due tronconi indipendenti e di uguale importanza, che hanno sì vasi comunicanti (per la verità abbastanza esili), ma che procederanno sostanzialmente paralleli per tutta la durata del romanzo. Non c’è un vero protagonista ma molti coprotagonisti che hanno più o meno lo stesso rilievo, e il libro sviluppa un caleidoscopio di punti di vista diversi tanto da richiamare nella struttura più certe serie televisive (alla “Il trono di spade”, per intenderci) che un libro.
Per quanto riguarda i personaggi, sebbene siano tanti non mi è mai capitato di confonderli il ché significa che sono sufficientemente ben descritti. D’altro canto, sebbene alcuni li abbia trovati ben riusciti, devo dire che per nessuno di loro ho provato grande empatia, e questo forse è il limite peggiore del libro, tanto che in alcuni punti ho un po’ provato un po’ di “affaticamento” nel proseguire la lettura.
Buono lo stile, di quelli che se da un lato non sono troppo poveri al contempo non si piacciono troppo e, al servizio della storia, tendono a sparire per la maggior parte del tempo un po’ sullo sfondo senza farsi notare, la qual cosa è un po’ l’obiettivo che spesso (non sempre) mi pongo anch’io quando scrivo. L’unica cosa che vorrei chiedere a Maico è di mettere un ban perpetuo sulla parola “scattoso” che sarà pure corretto, ma non si può sentire.
Da ultimo il finale: corretto benché non eccessivamente brillante. Diciamo che la soluzione offerta è più o meno quella che mi aspettavo, anche in considerazione del fatto che una storia che potrebbe essere un fantasy per tutto il romanzo viene in realtà inclusa in una collana di fantascienza.

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In attesa di pubblicare il prossimo weekend la prima recensione del progetto Fantastico italiano, scrivo questo breve post di aggiornamento sulle nostre attività degli ultimi quindici/venti giorni, che sono stati piuttosto intensi.

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Siamo in trattativa per replicare la presentazione con letture di qui a un paio di mesi, forse alla biblioteca di San Damaso.

Dopo la presentazione siamo andati a cena insieme ai soci dell’associazione i Semi Neri, di cui anche io e Sara facciamo parte, per cominciare a definire i contorni della prossimo progetto che porteremo avanti con loro. Come nelle corde dell’associazione sarà un progetto che ha un taglio storico e un forte legame con il territorio. Manteniamo per ora il riserbo sui dettagli.

Lo scorso weekend siamo invece stati a BUK, che per noi è sempre una fiera di grande piacevolezza, sia quando vi abbiamo prendiamo parte da “protagonisti” (facciamo “comparse”…) sia quando, come quest’anno siamo soltanto dei semplici spettatori. A seguire il bottino mio e di Sara, rispettivamente.
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Da segnalare, sempre nella disamina di questi giorni, anche la nostra intervista uscita su Modena Today.
Infine, avremmo  anche delle ottime notizie sul fronte del laboratorio Xomegap… ma non le posso dare perché l’annuncio ufficiale andrà fatto sul sito dedicato, per cui mi taccio immediatamente!

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Il mio rapporto con il cinema negli ultimi anni è stato piuttosto bizzarro. Intendo il cinema proprio come luogo fisico, il “cinematografo” si sarebbe detto un tempo. Funziona così: per mesi e mesi mi dimentico della sua esistenza, poi di colpo ci vado tre volte in una settimana. Sembra il rifiorire di un grande amore, poi di nuovo me ne dimentico e passo altri mesi, a volte anche un anno intero, senza andarci nemmeno una volta. E così, tutto è cominciato sabato scorso: volevo andare a vedere Arrival, siamo partiti senza prenotare, non c’era posto e quindi abbiamo ripiegato su Split, ripromettendoci di prenotare per il sabato successivo (questo). Poi, dato che il nostro livello di attenzione sul cinema si era alzato, abbiamo intercettato il quarantennale di Suspiria negli UciCinema e quindi mercoledì siamo andati addirittura a Bologna. E così ora eccomi qui con ben tre spunti di fantastico di cui parlare, motivo per cui non posso esimermi di farci un post sul blog.

Split

Di M. Night Shyamalan. Con James McAvoy, Anya Taylor-Joy

New-Split-Cover-690x1024Trama: Kevin Wendell Crumb ha ventitré personalità, di norma il comando ce l’ha Berry di animo tranquillo e artistoide, ma d’improvviso lo prende Dennis maniaco del controllo che rapisce tre adolescenti e le segrega in un sotterraneo in attesa dell’emersione di una ventiquattresima, bestiale, personalità.
Commento: al pari di tutti i film di Shyamalan che ho visto, anche Split è un film che ha delle qualità: un’idea originale e una poetica riconoscibile sia dal punto di vista scenografico che dello sviluppo narrativo. A volte la magia riesce molto bene, a volte discretamente, a volte così così. Questa volta ci troviamo nel range del “discretamente”. La logica interna tiene, per quanto io sia abbastanza disturbato dal tentativo di dare una dignità di teoria pseudo-biologica a uno spunto che è essenzialmente antiscientifico, e si cerca di ristrutturare e ibridare alcuni temi che negli anni sono diventati un po’ degli stereotipi: “rapimento in stanza chiusa e isolata” e “villain dalle molte (sempre inutilmente crescenti, peraltro…) personalità”. Io però nonostante il tentativo di aggiornamento continuo a percepirli come stereotipi: un po’ che come quando dopo l’uscita di Memento hanno fatto tre o quattro film in cui il protagonista aveva perso la memoria a lungo termine. Purtroppo ci sono spunti riciclabili quasi all’infinito mentre altri, che risultano molto buoni la prima volta, quando si tenta di sfruttarli una seconda ti accorgi che già non se ne può più.

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Suspiria

Di Dario Argento. Con Jessica Harper e Stefania Casini

suspiriaposter_625_900Trama: Susy Benner arriva in una notte buia e tempestosa alla celebre Tanz Academy, accademia di danza classica di Friburgo. Una ragazza sta fuggendo dalla porta e il giorno successivo viene trovata morta. Preso alloggio nell’edificio dell’accademia presto si accorge che su di essa si addensano misteri.
Commento: L’operazione è strettamente cinefila ma di una certa efficacia. La cosa migliore di Suspiria è l’ambientazione per cui avere l’opportunità di vederlo al cinema tirato a lucido è stata un’ottima occasione per i suoi estimatori. Poi insomma, Suspiria è il paradigma perfetto dei film di Dario Argento, che sono ostinatamente quelli che sono: atmosfere straordinarie, storie elementari, dialoghi pedestri. Prendere o lasciare.

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Arrival

Di Denis Villeneuve. Con Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker

arrival-poster-russiaTrama: Dodici astronavi compaiono in dodici diverse parti del globo, a pochi metri da terra. Ogni diciotto ore in ciascuna si apre un portello e resta aperto per due, consentendo un contatto con le creature extraterrestri. Le diverse nazioni coinvolte organizzano team, sotto la guida dei militari, per cercare di comunicare con loro: negli Stati Uniti il compito è nelle mani della linguista Louise Banks e del fisico teorico Ian Donnelly.
Commento: Prima dicevo di come certi spunti siano riciclabili all’infinito continuando a creare buone storie. Non saprei dire perché, forse perché sono spunti aperti ad un maggior numero di sviluppi o perché sono or  mai così radicati nella nostra cultura di massa che lo stereotipo è diventato archetipo (…ahò, ma chemminchia sto addì?). Comunque Arrival già dal titolo si iscrive al filone “Arrivano gli alieni e…”, non di meno è un film di gran classe, sia dal punto di vista visivo - magnifiche le astronavi, gli alieni e lo sviluppo grafico della loro scrittura – che narrativo – niente urla, esplosioni, raggi laser e via trashonando. Come una parte cospicua della miglior fantascienza non manca di sottotesto politico, che però non è troppo in primo piano, e al contempo non tralascia un buono sviluppo dei personaggi. Spiega senza fare spiegoni, ragiona senza essere né oscuro né pedante. Capolavoro quindi? No, soprattutto perché un po’ come per "Interstellar" che pure mi è piaciuto moltissimo, alla fine la soluzione ricasca nella fattispecie “loop temporali” che hanno francamente rotto il cazzo. Un ottimo film, comunque sia.

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Finalmente arrivo a parlarvi del secondo acquisto fatto a Stranimondi l'ottobre scorso, ossia dell'ultimo romanzo di Emanuela Valentini che in quell’occasione ho anche avuto il piacere di sentire dal vivo in una tavola rotonda a tema fantascienza insieme ad Andrea Viscusi, Francesco Troccoli, Alessandro Vietti e Francesco Verso.

angeli-di-plasticaTrama: Mei vive nel Sobborgo Corporativo, suo padre Tartan è il primo ingegnere della multinazionale Plastic Art. Ogni notte un ragazzo la visita in sogno e in quel luogo si amano, un giorno il ragazzo la conduce fino a lui nei sotterranei dell’azienda di suo padre, per liberarlo. E’ privo di memoria e non ricorda chi sia o da dove venga, ma è uscito da una macchina prototipatrice dell’ala nord che da quattordici anni si è messa “stampare” essere umani al posto di oggetti di plastica. Non si sa da dove vengano, ma sono arrivati in molti. Per la maggior parte sono incompleti,  incapaci di vita autonoma o mostruosi,  ma alcuni di loro come il ragazzo che ha chiesto a Mei di liberarlo non sono solo perfetti, ma hanno anche capacità super umane. Inoltre nel corso degli anni, tra quelli che sono usciti storpi ma vitali, molti si sono liberati e vivono nelle fogne pronti a scatenare una rivolta.

Commento: Angeli di Plastica è un buon libro, senza dubbio. E’ buono innanzitutto perché è ben scritto, e poi perché non ti consente di sedere comodo in poltrona. Al contrario si getta contro di te cercando di sfondare tutte le tue sicurezze: a testa bassa, in maniera programmatica e a volte anche un po’ irritante, ma in modo indubbiamente efficace. Al netto delle sue soluzioni scenografiche un po’ troppo pop per i miei gusti, come nella migliore fantascienza l’intreccio nasconde mille tematiche e idee anche in senso lato (e non è necessariamente una brutta parola) politiche. E’ difficile ad esempio non vedere l’analogia con il reale negli attentati suicidi delle creature emarginate, come è difficile trascurare la brutalità dell’accoglienza che questi riservano a Mei. Notare bene: questi mica sono i cattivi, anzi all’inizio l’autrice ci porterebbe a parteggiare per loro e non è che alla fine, sebbene ci appaiano orribili, risultino necessariamente i peggiori. Non so se fosse quella l’intenzione, ma io ci ho trovato  il tentativo di mettere in scena il fatto che, se noi guardiamo gli eventi semplicemente per quelle che sono, il loro significato (la loro “valenza etica”?) diventa automaticamente ambiguo.

Angeli di Plastica è infine un buon libro – e con questo chiudo la mia esegesi che sta già sconfinando fin troppo nel pippone - soprattutto perché fa un nobile tentativo di stravolgere lo standard del romanzo adolescenziale dei nostri giorni: pieno di creature “superumane” (vampiri, licantropi, demoni, angeli etc. etc.) che titillano il desiderio dell’adolescente si sentirsi speciale, per addomesticarli poi ad una versione stereotipata, esangue e tranquillizzante. Al contrario gli "angeli" della Valentini (sempre che tali veramente siano e per fortuna è più che lecito dubitarne...) non hanno nulla di tranquillizzante, solo pulsioni narcisistiche e/o distruttive.  Anche se…

Anche se  alla fine, quando tutto, ma tutto, ma proprio TUTTO è andato in rovina qualcosa da qualche parte ancora sopravvive nel sogno gotico dell’amore tra due adolescenti… qualcuno la chiamerà luce o speranza, ma io tutto sommato avrei preferito fermarmi al penultimo capitolo.

Un ultimo appunto: notizia di ieri, Angeli di Plastica è stato inserito nella cinquina della opere finaliste del Premio Vegetti (ovviamente per la categoria "romanzo di fantascienza") patrocinato dalla World SF Italia.

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Titolo: Angeli di plastica
Autore: Emanuela Valentini
Editore: Delos
Lunghezza: 203 pagine (cartaceo)
Prezzo: 15€ cartaceo / 3,99€ e-book

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Oggi desideravo parlarvi di uno degli acquisti che ho effettuato a Stranimondi, l’ottobre scorso. Speravo di poterlo fare prima, ma è stato un autunno molto intenso lavorativamente parlando e il tempo che sono riuscito a dedicare alla lettura (e alla scrittura, e a questo blog…) è stato abbastanza limitato. Ma conto che questo inizio di anno sia molto meglio da questo punto di vista.
fsf-g-015Fantasy & science fiction” è una storica rivista americana (il primo numero è uscito nel 1949, attualmente l’uscita è bimestrale) che pubblica racconti e novelle di genere fantastico, nonché qualche saggio. Le edizioni ELARA hanno acquistato i diritti per la pubblicazione dei testi di questa rivista e pubblicano questi libretti (160 pagine) di sola narrativa scegliendo tra i loro racconti preferiti in sessant’anni di racconti della rivista anglofona.
La cadenza della rivista italiana sarebbe nominalmente mensile ma nei fatti sembrerebbe abbastanza aperiodica, ha l’ambizione di uscire anche in edicola (per cui deve avere tirature ragguardevoli) e un prezzo molto popolare, ossia 5,90€.
Io una volta deciso di acquistarne un numero ho puntato sul il volume numero quindici (a tutt'oggi il penultimo), attratto dal racconto di Eleanor Arnason autrice di cui ho già apprezzato vari testi. L’ho letto a tappeto, dal primo racconto all’ultimo, ma vista la formula è il genere di pubblicazione in cui uno potrebbe anche scegliere di leggere alcune cose e non altre. Nel numero quindici il parco racconti è davvero vario: ne abbiamo di molto recenti e altri più datati, racconti di fantascienza, fantasy, un paio di puntate nell’horror/weird e anche umoristici; abbiamo racconti piuttosto lunghi e racconti brevi, autori di una certa notorietà (es.: Clifford Simak che, mi pare di capire, sia un "pallino" di Elara) e altri pressoché sconosciuti in Italia (es.: Frederic S. Durbin).
Non ho amato tutti i racconti del lotto, ho ad esempio trovato piuttosto noioso il fiabesco “La settima figlia” di Bruce McAllister, peraltro fortunatamente molto breve, però ho in compenso amato molto l’ampiezza panoramica dell’operazione che riflette pienamente il mio gusto per il fantastico.
Ecco questa aspetto va considerato: non so se sia limitata al numero in m io possesso (ma credo di no, lo stile generale mi pare troppo coerente su questo punto perché sia un caso) ma non aspettatevi cyberspazio, fantascienza ipertecnologia con diluvi di termini incomprensibili, violenza gratuita, cinismo e amoralità a bella posta o l’autore diventato famoso questa primavera.  Qui l’immaginario ha un procedere più classico, trova il suo tempo e il suo spazio in gesti più lenti e spesso meno eclatanti, senza voler assestare a ogni costo colpi sotto la cintura.
Decidete voi se questo gusto un po’ retrò sia un pregio o un difetto: io lo trovo un pregio (apprezzo anche roba più “dura”, sia chiaro, ma queste corde sicuramente mi appartengono) e se solo potessi dotarmi di una vita accessoria comprerei oggi stesso tutti i numeri e mi chiuderei in casa a leggerli.
Due ultime considerazioni, apprezzo molto il fatto che i racconti siano qua e là spezzati da immagini, e anche l’idea di muovere un po’ il layout pubblicando alcuni racconti su due colonne e altri in colonna unica. Unico neo della pubblicazione: ho intercettato qualche refuso.

quattro

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Da oggi apre i battenti il nuovo progetto del blog Mekbuda/Mebsuta che abbiamo intitolato FANTASTICO ITALIANO.

Di cosa si tratta? Per ora in sostanza del canale attraverso  cui potrete chiedere recensioni della vostre opere (più avanti... vedremo!).

libri1Da scrittori, sappiamo quanto sia difficile per un autore emergente ottenere un po’ di attenzione dal mondo dell’editoria ma anche quanto si difficile, una volta pubblicato il proprio libro, farne la promozione.  Per questo  abbiamo pensato di offrire un po’ di spazio e un po’ del nostro tempo a chi fosse interessato ad avere un po’ di visibilità sul nostro blog.

Siccome Mekbuda/Meksuta si occupa in sostanza di fantastico, abbiamo deciso di recensire esclusivamente narrativa fantastica, ossia  fantasy, orrore, fantascienza e tutti i loro sottogeneri a patto che il libro contenga elementi significativi che vanno al di là del reale.

Nella pagina del progetto troverete tutte le indicazioni su come fare.

Iscrizioni aperte da… ora!

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Da oggi nella nuova pagina Downloads è possibile scaricare il pdf promozionale de "Il serpente di fuoco" che contiene in un unico file tutti i testi già pubblicato in precedenza - primo capitolo della storia cornice, primo estratto dalle cronache di Murgo il Ramingo e primi due capitoli - ma anche qualcosa di nuovo. Infatti nella versione precedente i primi due capitoli si interrompevano circa a metà mentre in questo promozionale sono completi.

Buona lettura!

Namib - Serpente di Fuoco

IL SERPENTE DI FUOCO (promo)

 

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Questo è un post un po’ particolare: è da un lato una sorta di “recensione tripla” e dall’altro un’occasione per dire une parole di un progetto che ha destato prima la mia curiosità e poi il mio entusiasmo.

13892071_517217828477071_3706422493721559089_nIl progetto è si chiama “Collana Miskatonic” ed è edito da Vincent Books: in pratica si tratta di una collana di racconti lunghi di genere fantastico (horror/weird, per ora) che escono singolarmente in un’edizione spillata all’incirca alla cadenza di uno al mese, sotto la supervisione della libreria Miskatonic di Reggio Emilia. Per ora sono stati pubblicati tre racconti: Il gioco della bottiglia di Pietro Gandolfi, Nelle crepe di Luigi Musolino e Spettri di Ghiaccio di Maico Morellini, tre autori che hanno al loro attivo già diverse pubblicazioni interessanti, in modo particolare per chi non lo sapesse Maico Morellini ha vinto il premio Urania nel 2010 con il romanzo “Il re nero” ed è uscito di nuovo per Urania questa primavera con “La terza memoria”.

L’edizione secondo me è molto bella: a partire dalle copertine che sono il biglietto da visita di ogni libro (bello anche l’interno colorato), continuando con la carta è di ottima qualità e l’ulteriore arricchimento di un disegno all’interno del testo.  Ma la cosa che ha risvegliato il mio entusiasmo di lettore è soprattutto questo aspetto: si tratta di racconti di 60/100.000 battute circa, che si leggono in un paio d’ore di tranquillità a dire tanto e questo mi ha ricordato un po’ i miei quindici anni e le domeniche in cui mi chiudevo un’oretta in camera a leggere Dylan Dog.

Ora che sono un po’ grandino per Dylan Dog e quel genere di storie a fumetti non mi nutre più molto, ho però ritrovato con la Collana Miskatonic  il gusto di concedermi uno shot di evasione fantastica che ha il prezzo il di un fumetto (4,90€ per Gandolfi e Morellini, 5,90€ per Musolino il cui racconto è per nettamente più lungo) e un investimento emotivo perfetto per le mie esigenze. Sì perché per come sono fatto io (ma credo molti) magari ho qualche remora a spendere 15€ per 200 o 300 pagine di un libro di un autore che non conosco che probabilmente mi annoierà dopo 20, ma non ho nessuna difficoltà a spendere 5€ per una lettura che so già inizierò e concluderò in un paio d’ore libere.
E chissà, magari questo investimento mi metterà in contatto con una perla, con un autore che diversamente non avrei mai preso seriamente in considerazione.

Ma detto questo, veniamo al sodo, ossia: la qualità in questi testi c’è o non c’è? Vediamoli brevemente in dettaglio.

PIETRO GANDOLFI – Il gioco della bottiglia

13775415_1753307554955127_6976508424007767324_nUna banda di ragazzi e ragazze ammazzano i loro sabato sera tra chiacchiere e giri in automobile. Una sera per vincere la noia decidono di recarsi nella casa stregata del paese per una sessione di gioco della bottiglia. L’idea presenta qualche incerto.

Il racconto ha un tema e un impianto classico, una scrittura veloce e un buon finale anche se paga lo scotto di un’ambientazione da America rurale di maniera. Piacevole ma nel complesso è il meno riuscito dei tre.

LUIGI MUSOLINO – Nelle Crepe

2073crepe2Il vecchio Giaco vive a Torino nel decadente quartiere Rosella. Se la fine dell’essere umano appare comunque ineluttabile, non è detto che un quartiere si lasci seppellire con altrettanta semplicità.

Questo racconto è una di quelle perle cui accennavo prima, quelle che ti fanno scoprire un autore che diversamente magari non avresti mai letto. Ha una mitologia tutta propria e un “mostro” molto originale, inoltre il quartiere Rosella è un ambientazione magnifica (ricorda un po’ il Cabrini Green di Candyman). Orrore urbano ricco di fascino. Ottimo anche il finale.

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MAICO MORELLINI – Spettri di ghiaccio

2081cm_03Il Dottor Lindholm ha ingaggiato il rimorchiatore Antares per una missione di recupero: la Lyubov Orlova, nave sovietica dismessa che già una volta è sfuggita al disarmo guadagnando il mare aperto mentre veniva condotta in porto per il suo ultimo viaggio. Ma la Orlova si è nascosta tra i ghiacci dell’Artico, stanarla non sarà facile!

Maico ha dalla sua tutta la professionalità di un autore che pubblica con Urania e devo dire che il formato del racconto gli è assolutamente congeniale (un giorno ho l’altro mi sono ripromesso di leggere qualcosa anche de “I necronauti“). L’impianto è robusto, la forma precisa, l’ambientazione perfetta, gli aspetti marinareschi ben documentati. Rispetto al racconto di Musolino cede un poco sul piano dell’originalità, ma è una lettura di grande piacevolezza.

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Quindi in conclusione la qualità c’è? C’è! Chi ama il genere secondo me avrà occasione di divertirsi parecchio.
Personalmente prenderò anche i prossimi, il numero quattro che si intitola "Il cimitero dei Kaiju" a firma Andrea Berneschi è in uscita per il 10 dicembre,   intravedo l’inizio di una bella collezione.

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Brevissima selezione di foto della nostra presentazione al  Cinema Victoria.
Grazie della bella serata a tutti quelli che sono venuti, e anche a quelli che averbbero voluto ma non sono riusciti!

... e naturalmente un grazie a particolare alla Libreria Mondadori del Cinema Victoria che ha organizzato l'evento, nonché a Marco Giorgini che ha condotto l'intervista!

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