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Oggi aggiungo una tacca alle mie pubblicazioni. Il racconto “L’ombra dei migratori” è stato selezionato per il numero 19 della rivista “Insolito e fantastico” dedicata al genere Gotico. Il numero è già disponibile da alcune settimane, per la verità, e il mio racconto è pubblicato sotto lo pseudonimo inconsapevole di Massimo Prandini (nel senso che si sono sbagliati a scrivere il mio nome...).
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Il racconto è ambientato a Modena, in particolare nell’ossario di San Cataldo, una costruzione di qualche celebrità progettata dall’architetto Aldo Rossi. Nel mio racconto il guardiano del cimitero accetta di condurre un uomo molto basso e nerovestito a visitare la costruzione nottetempo, quando nei paraggi dell’ossario si manifesta la presenza di qualcosa di altro rispetto al nostro mondo. Ma non aspettatevi vampiri, fantasmi o simili creature del gotico classico. Altro per me è altro.  Qualcosa di poco comprensibile, che ha a che fare con lo spazio ma nulla a che fare con gli alieni: un’entità collettiva che potremmo iscrivere tra gli ipotetici dei minori del pantheon lovecraftiano. Questo solo per farsi un’idea, dato che in realtà non ha nessuna relazione col suddetto, anzi in verità vorrebbe essere  l’atto fondativo di un pantheon tutto mio.

IMG_1745Il racconto dovrebbe fare parte di una nuova raccolta che ha come titolo provvisorio “L’inconoscibile”, che sarà però molto diversa da “Bestiario stravagante” il quale riuniva racconti brevi, a volte più divertenti che orrorifici e senza un filo conduttore preciso.  Qui il filo conduttore è unico, serio e molto più ambizioso: una specie di mitologia personale. Una mitologia dei margini, del “punto morto del mondo”, dell’ “anello che non tiene”. I racconti previsti al momento solo 6. Questo è pronto, un secondo quasi, il terzo è scritto ma da riscrivere, uno lo sto scrivendo ora mentre il quinto e il sesto sono ancora solo nella mia testa. Potreste pensare che sono a buon punto ma il problema è che gli ultimi due sono i più lunghi e difficili, per cui visti tutti gli altri impegni della mia vita mi sono dato l’obiettivo di concludere la raccolta entro la metà del 2017.
I fatti poi si occuperanno di certificare che già questo obiettivo in realtà è troppo ambizioso... e comunque a quel punto va trovato qualcuno che abbia la buona volontà di pubblicarla!

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Sperando di incuriosirvi sempre più, oggi pubblichiamo il primo capitolo dell’opera.
Come vedete è molto breve e mostra due soli personaggi principali, questo perché lo sviluppo del romanzo avviene su due linee temporali distinte che procedono alternate e hanno caratteristiche narrative differenti. La prima, quella che riguarda questo capitolo, si svolge al tempo presente e coinvolge due personaggi che vagano nel deserto. La seconda inizia un mese prima e racconta gli eventi che hanno determinato il verificarsi di questa situazione.   

Uno

Un piccolo piede candido esce dall’ombra della tela tesa fra quattro rami conficcati nella sabbia.
– Ahi! – Il piede si ritira di scatto e il rifugio crolla quando la ragazza si alza a sedere.
È bionda, la sua carnagione è lattea e quando si libera dai resti del rifugio le mani corrono a proteggere gli occhi troppo chiari dal riverbero accecante del sole del deserto. I suoi polsi sono legati assieme da una corda ruvida.
1391Rimasta senza difese tranne quella effimera di una sottile tunica priva di maniche, lancia un grido e si dimena nella sabbia rovente finché non riesce a recuperare la tela. Avvolta come in un bozzolo apre in fessure gli occhi, umidi di lacrime.
– Chi sei? Perché mi hai portata qui?
La domanda è gridata alla volta di un uomo seduto poco lontano, nell’ombra sottile di un tronco morto.
La sua pelle è rossa, tinta dal sole e dal grasso che si sta spalmando sulle braccia muscolose con gesti lenti. Una fascia di metallo gli cinge la base del collo. Gli occhi che la fissano con sguardo triste sono di un azzurro cupo, come il cielo profondo sopra le loro teste. L'uomo porta i capelli legati da un laccio di corda.
La guarda a lungo ma non dice una parola.
– Io sono Amber, principessa di Città del Sole. Devi riportarmi subito da mio padre! – grida lei, e nel dirlo sembra divenirne essa stessa consapevole.
L’uomo si alza, raccoglie dalla sabbia un lungo cencio stracciato e se lo getta sulle spalle. È una pelle di serpente le cui scaglie riflettono la luce in guizzi dorati.
La principessa si guarda intorno per la prima volta. Si trovano sul fianco di una duna rossa che si staglia netta in contrasto con il cielo blu cobalto. Per quanto lontano spinga il suo sguardo non riesce a scorgere nient’altro che il deserto.
La corda che le stringe i polsi si tende emergendo dalla sabbia. Amber è costretta ad alzarsi e a seguire l’uomo che ne impugna l’altro capo, lottando contro la tela che a ogni passo minaccia di scivolarle dalle spalle e lasciarla senza protezione dai raggi feroci del sole.
– Dove mi stai portando? – grida di nuovo lei. – Dimmi chi sei!
L’uomo non risponde. Scendono dalla duna in cui erano accampati, ne aggirano una seconda. Lui cammina con lentezza sbirciando di tanto in tanto dietro di sé e strattonandola appena quando l’andatura rallenta troppo.
Lei avanza per inerzia, frastornata, dopo quel breve momento di lucidità i suoi occhi sono di nuovo quelli vuoti di un sonnambulo. A tratti biascica parole incomprensibili, perde la tela che la protegge dal sole, lui se ne accorge e torna sui suoi passi per raccoglierla. Il sole si solleva a poco a poco, la temperatura aumenta ancora. Si trovano di fronte a una duna più alta delle altre, l’uomo decide di scalarla.
Dopo dieci passi Amber inizia ad ansimare, dopo venti il suo passo si fa incerto, e lui la trascina con più forza. A metà della salita di colpo lei cade a sedere. L’uomo si ferma ma non si gira, fissa dritto avanti a sé la scalata che li attende. Il suo sguardo è proiettato oltre, come se ciò che sta accadendo in quel momento dietro le sue spalle non avesse per lui alcuna importanza.
La fatica dell’ascesa ha restituito agli occhi della ragazza la luce della coscienza, questa volta forse in maniera definitiva. Il suo sguardo si riempie di sgomento mentre si osserva le braccia e le gambe martoriati dalle scottature. La pelle è bruciata e ispessita, attraversata da striature più scure. In diversi punti i brandelli morti si sollevano in lembi trasparenti.
1361La principessa si morde il labbro inferiore per non scoppiare a piangere. Se all’origine delle lacrime sia l’orrore di ciò che vede o il dolore che prova è difficile da stabilire, persino per lei.
– Per la gloria di Vebrah, guarda che cosa mi hai fatto – si lamenta con voce tremante. – Devi riportarmi subito al Palazzo del Sole. Chi curerà le erbe del Giardino dell’Ombra?
Appena nomina il giardino, gli occhi della principessa sono attraversati da un lampo di consapevolezza.
– La sorgente… – mormora.
Lo sguardo di Amber si solleva a fissare il cencio lacero adagiato sulla spalla dell’uomo.
Si alza in piedi di scatto e strattona la corda. Lui, richiamato alla realtà, si volta con lentezza.
– Quella che porti è la pelle del Serpente di Fuoco – sussurra lei.
Gli occhi dell’uomo si fanno ancora più tristi.
– Tu sei il Vul Dulak.

 

Ebbene, alla luce del passo introduttivo del “Libro del rinnovamento” non dovrebbe essere difficile capire che cosa sta accadendo. La sorgente di Città del Sole si sta disseccando, Agnello e Vul Dulak sono stati mandati nel deserto perché si compia il loro destino. E siccome è scritto che la stirpe del re doni il suo sangue per la rinascita della città Amber, principessa di Città del Sole, è stata costretta a prendere parte al rito. Chi sia l’uomo che si trova con lei e a che titolo sia stato scelto per accompagnarla al momento non è chiaro, ma porta sulle spalle la muta di un grosso serpente per cui la deduzione di Amber pare piuttosto logica.
Potrebbe sembrare la trama di un racconto breve, ma ci sono molte altre cose da capire, alcuni delle quali già emergono in queste poche parole. Per esempio, perché l’uomo non parla? Oppure, perché Amber entra ed esce da uno stato di torpore? O ancora, perché la pelle di Amber è bianca e ustionata dal sole, mentre quella dell’uomo è abbronzata come quella di un pellerossa?
Ebbene, l’unica cosa che posso aggiungere è che ciascuno di questi dettagli ha un significato e, se avrete la pazienza di seguirci lungo tutto il viaggio, troverà entro la fine del libro la sua giusta collocazione.
Questo ovviamente senza contare che in realtà ancora non sappiamo nulla di Città del Sole!

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Ci siamo quasi. Il serpente di fuoco è ufficialmente apparso sullo store di Delos Digital (nonché su Amazon), come “in uscita” martedì 24 maggio al prezzo di 3,99€.
Ora avete il privilegio di vedere tutta la copertina.

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Come accennato nel precedente post, la foto della copertina proviene da uno scatto originale effettuato in un viaggio di Sara in Namibia. La fotografia, il fotoritocco e l’immagine del serpente che compongono la copertina sono di Stefano Paolini che approfitto per ringraziare due volte perché, oltre a questo prezioso lavoro di grafica, ci ha anche dato una mano con il sito.
Volevamo inoltre segnalare che da oggi è attiva anche la pagina facebook specifica de “Le cronache di Murgo il Ramingo” che per ora, essendo l’unica cronaca pubblicata, si occuperà a tempo pieno de “Il serpente di fuoco”.
Siete tutti invitati a mettere mi piace!

 

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Prosegue il conto alla rovescia per la pubblicazione de Il Serpente di Fuoco (ISdF, come lo chiamiamo noi) e ovviamente tutti i nostri pensieri ne sono catalizzati.

Namib - Serpente di Fuoco

Oggi abbiamo deciso di mostrarvi un pezzetto della copertina. La foto che fa da sfondo è stata scattata in un viaggio di Sara in Namibia e vi anticipa l’ambientazione in cui si svolgerà la storia: il deserto. Un luogo che non si limiterà a fare da sfondo alle vicende dei nostri personaggi, ma che per la sua natura estrema detterà ritmi, regole fino a diventare esso stesso protagonista.

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La decisione di aprire questo blog si lega al fatto che il 24 maggio uscirà per Delos Digital il primo libro della serie “Le cronache di Murgo il Ramingo”, un romanzo autoconclusivo che si intitola “Il serpente di fuoco”.
Potete già leggere qualcosa riguardo a Murgo nel menù a lato, e molto vi parleremo de "Il serpente di fuoco" strada facendo. Per non dire del fatto che ovviamente potrete sapere tutto (o quasi) leggendo il romanzo non appena sarà disponibile.

vascello

Questo post in particolare però dovrebbe servire a chiarire perché abbiamo aperto un blog intitolato Mekbuda/Mesbuta piuttosto che costruire uno spazio che si richiamasse direttamente alla serie.
Sia io che Sara in passato abbiamo tenuto un blog personale (il mio si chiamava “Melted dog”, il suo “Creatura incostante”), nati e morti a poca distanza l’uno dall’altro, hanno totalizzato all’incirca tre anni e mezzo di vita ciascuno.
Tenere un blog però, specialmente se lo si fa da soli e si ha la pretesa di scrivervi contenuti originali di qualche qualità, è un impegno non indifferente, eppure la voglia di condividere un’idea, un sentimento, un film, un libro, un luogo, reale o immaginario che sia, non è mai venuto meno.
Per questo, con l’intento di spartire gli oneri e mettere a fuoco meglio gli argomenti, abbiamo deciso di riprovarci.
Che sia un lungo e buon viaggio!

 

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