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A un mese circa di distanza l'una dall'altra sono uscite, per la rubrica Green Days dell'inserto Zero14 della Gazzetta di Modena curato da Monica Tappa, queste due interviste a me e a Sara in cui ci è stato chiesto di raccontare qualcosa della nostra infanzia dall'asilo alle scuole medie.

A seguire le scansioni delle pagine del quotidiano.

Buona lettura!

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Rieccoci qui… di nuovo.  Siamo ancora vivi anche se magari iniziavate a pensare il contrario. Per motivi diversi sia per me che per Sara è stato un autunno un po’ molto complicato, e il progetto del blog è rimasto al palo come un po’ tutto il resto del nostro mondo legato alla scrittura. Però ci teniamo a non abbandonarvi, per cui ecco che oggi spariamo nell’etere un’altra recensione. Questa volta si tratta della serie tv del momento targata Netflix, ovverosia Dark.

Trama: anno 2019 a Winden, sonnolenta cittadina tedesca cresciuta all’ombra di una centrale nucleare,  da un paio di settimane è scomparso un ragazzo di nome Erik. Jonas ritorna a scuola dopo due mesi di assenza per stress post traumatico causato del suicidio del padre e quella stessa sera insieme al migliore amico Bartosz e ai tre fratelli Nielsen (Marta, ragazza di Bartosz, il maggiore Magnus, e il piccolo Mikkel), si recano all’imboccatura delle grotte per recuperare la droga che Erik aveva nascosto in una poltrona abbandonata. Un rumore proveniente dalla caverna li mette in fuga e nel trambusto che segue scompare anche il piccolo Mikkel. E’ l’inizio di una vicenda che coinvolge la storia di quattro famiglie: i Nielsen, i Tiedeman, i Doppler e i Khanvald  tra 1953, 1986 e 2019.

Commento: raccontata così potrebbe sembrare un dramma famigliare, ma in realtà siamo nel campo della fantascienza. Il 1953, il 1986 e il 2019 sono i tre anelli concatenati di un loop temporale della durata di 33 anni, collegati da tunnel sotterranei scavati nelle grotte di Winden. C’è qualcuno che fa sparire i ragazzi e li utilizza per esperimenti sui viaggi nel tempo. C’è qualcuno che vuole riscrivere la storia per cambiare il presente e il futuro. C’è qualcuno che ancora insegue i suoi desideri e rancori di ragazzo. Ma, in un modo o nell’altro, quasi nulla è come appare. Dark è un’opera intensa, drammatica, dalla fotografia livida, che si prende tutto il tempo necessario per tratteggiare i personaggi, le loro relazioni ed ossessioni e ce li restituisce attori di una storia complessa e corale, a tratti difficile da seguire. Non è un’opera perfetta, ogni tanto la cinghia di trasmissione tra gli eventi slitta, le motivazioni di certe scelte appaiono poco decifrabili e alcune soluzioni appaiono discutibili. Ciò nonostante è un’opera affascinante, che mi ha molto appassionato. . Magnifiche la sigla e la colonna sonora.

Da sapere che, anche se non è priva di finale, se vogliamo sperare di avere qualche risposta in più su un numero di domande che restano aperte, dobbiamo sperare che producano la stagione due (ma direi che lo faranno, dato che la seria sta avendo un certo successo...). Concluderei dicendo che: se proprio vorranno farne anche una stagione tre, d’accordo, ma magari poi si fermino lì, e soprattutto che lo facciano un istante prima di essere travolti dalla sindrome Lost e buttare tutto in merda.

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E rieccoci qui, arriva settembre e come predetto il blog riapre. In attesa delle novità dell'autunno cominciamo con una recensione. La mia estate è stata segnata da due letture fantascientifiche a sfondo politico. Due distopie, insomma. O meglio, una distopia (questa) e una “utopia ambigua” secondo la definizione della stessa autrice Ursula Le Guin che aveva intitolato il testo distribuito in Italia come “I reietti dell’altro pianeta”, “The dispossessed – an ambiguous utopya”. Del libro della Le Guin parlerò nel mio prossimo post, oggi invece vi racconterò di questo “Il racconto dell’Ancella”, da cui è stata recentemente tratta una serie televisiva che andrà in onda a partire da fine settembre anche in Italia.

 

Trama: Nel tardo 900 - o nei primi anni del 2000, comunque non molti anni dopo gli anni in cui scrive l’autrice, ossia il 1985 – gli Stati Uniti sono governati da una teocrazia fondamentalista cristiana chiamata Galaad. Uno stato totalitario rigidamente suddiviso in caste: Comandanti, Angeli, Custodi, Mogli, Zie, Marte, Ancelle – per citare le principali. In particolare un’Ancella è una donna in età fertile assegnata come concubina a un comandante allo scopo di generare un erede, quando la Moglie non è in grado di farlo. La situazione è piuttosto frequente dato il tasso di sterilità che ha raggiunto la popolazione mondiale, tanto che quasi ogni Comandante ha un’Ancella. La protagonista, che ha perso il suo nome ed è diventata Difred (ossia l’Ancella del Comandante Fred), viene trasferita nella sua nuova casa, dove incontra l’ostilità sia della Moglie del Comandante Serena Joy, sia delle Marte (in sostanza donne di servizio) Rita e Cora. Al mattino va a fare la spesa in coppia con un’altra Ancella denominata Diglen. Assiste al parto dell’Ancella Diwarren, viene visitata dai medici, gioca a Scarabeo con il suo Comandante, ricorda la sua vita passata. Da qualche parte c’è una resistenza. Forse.


Commento: Come in molte distopie (su tutte “1984”), è difficile riconoscere uno sviluppo narrativo nel senso più classico e la maggior parte della narrazione è tesa a descrivere situazioni che consentono di approfondire le peculiarità dello stato totalitario e della sua struttura sociale attraverso i riflessi che queste hanno nella vita dei protagonisti. Questa distopia, in particolare, è rivolta ad approfondire lo stato di oppressione in cui versa la figura femminile. Lo stato di Galaad mi ha ricordato per certi versi l’Afghanistan dei Talebani e per altri la Cambogia di Pol Pot, con il suo desiderio di cancellare la cultura nel tentativo di creare un mondo nuovo: c’è una selva di divieti e regole a cui la vita solitaria di Difred si deve conformare ma quella forse più emblematica è che alle donne è vietato leggere. Ora, descritto così potrebbe sembrare un libro arido e didascalico, ma in realtà il racconto in prima persona e una penna dalle ottime qualità, rende le sue situazioni molto vivide e realistiche, condite da alcune perle di puro grottesco, inquietante come solo la perversione di quel che è ragionevole può essere. Magistrale in questo senso è l’amplesso rituale a tre tra Comandante, Moglie e Ancella giustificato da un riferimento biblico. Un libro che vorrei consigliare soprattutto alle donne, e tra esse più di tutte coloro le quali hanno ridotto il pensiero femminista - un’ideale nobile pur alle volte magari con qualche eccesso - ad una burletta da schermaglie dei sessi e che ancora, in ultima analisi, definiscono sé stesse attraverso il loro ruolo di madri o di mogli.

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Nel liquefarsi di questa estate in cui abbiamo già tutti patito fin troppo caldo anche le attività del blog stavano andando verso un'automatica sospensione luglio-agostana, ma mentre già meditavamo un post di rimando a settembre, due cose sono accadute a convincerci che era il caso di rimandare i saluti. Oggi parliamo della prima, a breve saprete anche della seconda.

Attraverso l'associazione culturale I Semi Neri di cui come sapete facciamo parte  da qualche anno, siamo stati invitati a presentare Il Serpente di Fuoco sabato 15 luglio alle 17:30 presso la Torre dei Montecuccoli che di trova a Montecenere di Lama Mocogno. La presentazione avverrà nel contesto dell'iniziativa Torre in festa  promossa dall'associazione Il Frignano dei Montecuccoli.

A seguire il volantino della presentazione e il pieghevole della manifestazione.

Locandina Montecuccoli

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Ho comprato questo libro alla Miskatonic alla presentazione di Strane Visioni, il libro che raccoglie il meglio delle prime tre annate del premio Hypnos – la cui quarta edizione ha espresso giusto in questi giorni i suoi finalisti. Ho scoperto lì che anche Hypnos, un po’ come Vincent, ha messo in cantiere una collana di novelle, chiamata Visioni. In quel momento ne erano state pubblicate due (direi che stesse uscendo il terzo volume) adesso siamo a cinque e io li vorrei tanto comprarle e leggerle tutte, esattamente come quelle della Vincent, ma ci ho messo sei mesi solo a leggerne una per cui è meglio che io mi contenga!

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La copertina del libro

Cosa dire quindi di questo Lovecraft Museum? Il “prodotto libro” è ottimo. Dalla carta, alla grafica, alla traduzione all’editing e in effetti non mi aspettavo nulla di meno da questo punti di vista. E il testo? Il testo è interessante, affascinante, ben scritto, piacevole da leggere. Ma non posso negare di averlo trovato un po’ troppo criptico e per certi versi irrisolto. O mi è sfuggito qualcosa, o manco dei riferimenti giusti (o non li ho colti) perché sebbene io ami anche i finali aperti, se me li si vende bene, mi è rimasto comunque sul fondo dello stomaco un retrogusto di spiegazione non data.
C’è un uomo che vive in una casa nei pressi di un parco tra i cui resti si trovano rovine esoteriche. L’uomo ha una moglie, che muore di malattia, e un figlio dai comportamenti alquanto anomali grande amante di quel parco di fronte a casa in cui l’uomo non mette mai piede. L’uomo potrebbe essere schizofrenico o avere una sorta di sindrome di Asperger e i mondo fuori dalla sua casa lo spaventa molto, ciò nonostante dopo la morte della moglie porta il figlio in un viaggio in Inghilterra e lì lo perde. Forse è lui a scappare o forse lo rapiscono, fatto sta che il ragazzo sparisce nel nulla. L’uomo ha una passione per Lovecraft che condivide con un amico di penna inglese, il quale qualche anno dopo la scomparsa del figlio lo invita a Londra a visitare l’appena nato Lovecraft museum.

SteveRasnicTem
Steve Rasnic Tem

Londra è tappezzata di pubblicità in cui bambini non proprio felici coccolano animali mai visti e dalle forme bizzarre… e a tutti sembra cosa normale. Forse è solo una moda del momento, forse allucinazioni dell’uomo, più probabilmente l’inizio di un’invasione. L’amico di penna inglese di persona si rivela freddo, scostante, sfuggente: forse è lui che ha rapito il figlio dell’uomo molti anni prima, e infatti all’uomo pare di vederlo al fianco dell’amico mentre lo seminano lungo le stanze di un museo che pare un ipercubo che proietta su dimensioni differenti. O forse anche questa è solo una visione dovuta a un mix tra lo stato mentale alterato dell’uomo e del suo ossessionante senso di colpa per quel figlio perduto. Quel che è certo è che il poliziotto che lo interroga, in un saltabeccare tra presente e passato - dai contorni mal definiti dal punto di vista della scrittura, a mio parere unico neo stilistico del testo - non sembra affatto più sano di lui.
E quindi? Mah! Nel complesso io per questo testo ho provato soltanto una fascinazione fredda e formale che non è stata in grado di inquietarmi nè di toccarmi un po' più in profondità.

tremezzo

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Come sempre senza troppo anticipo – l’ultimo giorno utile per rispettare la tabella di marcia… – eccoci a proporvi la nuova recensione del progetto Fantastico Italiano: questa volta tocca al fantasy “Ombra e magia” romanzo d’esordio di Barbara Poscolieri, uscito per la casa editrice GDS nel 2013. Sull’autrice aggiungo che negli anni successivi Barbara ha pubblicato vari racconti in antologie tra cui “Il boia di Roma” vincitore del premio Creep Advisor ed è da poco uscita per le Edizioni Dunwich con un nuovo romanzo intitolato “Crash”.

Ombra_e_magia Trama: Ariendil dopo aver vissuto alcuni anni ad Iridis, città degli Elfi, dismette i panni della cantastorie per tornare ad essere un Cavaliere delle Ombre. Qualcosa la richiama alla sua Accademia così parte per un viaggio di ritorno, accompagnata - contro la sua volontà - dalla migliore amica Earmir. Sulla sua strada incontrerà l’elfo scuro Christian che tenterà di starle vicino, ma i demoni che la tormentano paiono invincibili. Alle porte dell’Accademia ritroverà “Lui” che le prometterà sollievo dal suo dolore se lei diventerà lo strumento per conquistare le terre degli uomini e degli elfi.

Commento: un testo con luci ed ombre questo di Barbara Poscolieri. Certamente buono è lo stile: scorrevole, appropriato, mai pesante, mai eccessivo. All’interno di questo metto anche l’editing: non ho intercettato nemmeno un refuso, e a parte qualche frase finita con tre punti interrogativi e una cunetta scambiata per un dosso - a livello di significato - devo dire che da questo punto di vista il lavoro fatto è davvero molto buono. Questo rende la lettura fluida e piacevole anche quando l’impianto narrativo mostra qualche difetto.

Buono il tema, l’eroina in disarmo richiamata in servizio dalle circostanze e costantemente in bilico tra il bene e il male ha delle frecce nel suo arco, così come ho trovato buone alcune idee che arricchiscono il quadro: mi sono piaciute sia la Doppia Lama sia il modo in cui viene descritto il Mondo delle Ombre. E anche la trama, per quanto non eccessivamente originale e sviluppata in qualche punto in maniera un po’ frettolosa, segna qualche punto a favore.

Di contro però c’è da dire che la storia è portata avanti per la maggior parte dai dolori della protagonista i cui tormenti interiori, se sono da un lato descritti con eccessiva dovizia di particolari dall’altro sono scarsamente motivati.

E qui mi tocca fare una digressione: io non amo le storie di tormento interiore, e questo mi preclude ab origine di apprezzare a pieno una storia condotta in questi termini, ho però cercato di stare il più possibile al gioco e conservare uno sguardo equidistante.

Tormenti interiori dicevamo. C’è un amore andato male a motivarli nel passato di Ariendil, ma inutile sperare che ciò ci venga circostanziato: non sapremo mai di chi si trattava o che cosa sia andato così storto da spingerla al male per far tacere il dolore. E questo dal mio punto di vista è certamente un difetto, perché soprattutto sulla forza di questo trascorso ci si giocava la credibilità delle sue conseguenze e l’autrice avrebbe dovuto accettare la sfida di raccontarcelo.

A ricasco l’eccessiva focalizzazione sull’interiorità della protagonista schiaccia altri aspetti del romanzo che sarebbe stato importante sviluppare meglio: innanzitutto i personaggi, che a volte sembrano esistere solo in funzione della loro relazione con Ariendil e pertanto, con la sola eccezione di Earmir, vengono gettati in scena - e ne escono - quando servono lasciando dietro di loro una scia di irrisolti: Christian, Eyghen, Aylin (spero di averli scritti bene…) sono emblematici da questo punto di vista.

crash-barbara-poscolieri-e1490553859594Lo stesso dicasi per l’ambientazione che è fin troppo scarna: di quel che non ha nome nulla si può dire e pertanto le Terre senza Nome – per esempio - non hanno una geografia, né una storia, né un abbozzo di struttura sociale: al massimo un porto, una locanda e dei generici “Re”. Ovviamente sotto questo aspetto non ritengo necessario strafare – anzi trovo che un eccesso di descrizioni sconfini presto nell'infodump e diventi quindi rapidamente negativo – ma un po’ di wolrdbuilding in più in questo caso sarebbe stato il benvenuto.

Per concludere sufficienza piena invece al finale che ha il respiro giusto e chiude correttamente l’arco della protagonista.

Insomma come dicevo, una prova in chiaroscuro, a cui non manca cuore ma piuttosto semmai un po’ di mestiere – ma questo libro ha già qualche anno e sono convinto che Crash, che viene pubblicato da Dunwich come vincitore di un concorso, avrà già evitato la maggior parte di queste trappole – e che consiglierei magari a un pubblico giovane.

dueemezzo

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Attendevamo trepidanti l’esito e sabato scorso è arrivato!

All’interno della DeepCon 18 che si svolge come tradizione all’interno del centro congressi dell’Hotel Ambasciatori di Fiuggi, è avvenuto l’annuncio dei vincitori dei premi Cittadella e Cassiopea, rispettivamente per il miglior romanzo fantasy e miglior romanzo di fantascienza uscito negli ultimi due anni.
Ebbene, il Serpente di Fuoco non ha vinto ma è arrivato secondo alle spalle di due vincitori ex-aequo: "Biancaneve Zombi" di Elena Mandolini e "Pestilentia" di Stefano Mancini. Qui trovate l'annuncio ufficiale dal blog del premio.

Noi purtroppo non siamo riusciti a partecipare alla premiazione perché il combinato disposto (Yuk! L'ho scritto perdavero?) tra distanza e qualche sventura personale ce lo ha impedito. Ed è stato doppiamente un peccato perché eravamo già stati alla Deepcon un paio di anni fa insieme a tutto il gruppo di Xomegap ed era stata un’esperienza divertente e soprattutto interessante perché tutti gli interventi a cui avevamo assistito erano stati di ottimo livello.
Ad ogni modo la cosa ci è stata prontamente comunicata dall’organizzazione del Premio e sfruttando una congiunzione astrale favorevole (mercoledì mi trovavo a Trieste per lavoro) siamo riusciti a recuperare la nostra targa direttamente sotto casa della presidentessa della giuria Fabiana Redivo.

Premiazione
La nostra premiazione ad personam

E niente… cosa possiamo aggiungere, se non che per noi è stata una grande soddisfazione?
Sicuramente questo: che diversi romanzi che hanno partecipato al premio si sono conquistati una puntata speciale all’interno del podcast Fantascientificast per cui rimanete sintonizzati!

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Anche se con colpevole ritardo - la presentazione è stata orami due settimane fa - volevamo arricchire la galleria dei nostri incontri con la serata che abbiamo passato ospiti del Punto di Lettura di San Damaso.

Già qualche anno fa avevamo presentato Finisterra al Punto di lettura di Cognento ed era stata una bellissima serata, con un sacco di gente molto simpatica ad ascoltarci e a confrontarsi con noi, e anche questa volta è stata una serata molto ben riuscita. Le analogie tra i due luoghi sono varie, i Punti di lettura sono in sostanza micro biblioteche che si trovano in alcuni quartieri e frazioni di Modena, di norma completamente gestite da volontari. Nel caso di San Damaso, a farsene carico è l'associazione culturale "il Quadrifoglio" e la biblioteca si trova nei locali della Sala Polivalente e che è anche sede della storica Cooperativa di San Damaso, fondata nel 1903.

Al momento la biblioteca è aperta dalle 16 alle 19 i volontari e si stanno attrezzando per aggiungere il sabato mattina e organizzano laboratori di lettura (e cucina!) specialmente rivolti ai bambini, e non so se a qualcuno tra voi sembra poco, ma a me che vivo sempre con la fretta sul collo e tra un milione di cose da fare e mi pare invece che trovare, in una comunità relativamente piccola, le forze sufficienti per gestire con costanza un esperienza del genere pare invece un grandissimo successo.

E niente, che altro dire... la nostra presentazione è stata il pilota per delle iniziative rivolte invece agli adulti: un Apericena a offerta libera il cui lato culinario è stato curato da alcuni tra i volontari (e abbiamo anche mangiato i biscotti del laboratorio di cucina per bambini, che erano anche loro molto buoni!). Un po' come avevamo fatto da Emily Bookshop noi abbiamo proposto, questa volta senza intervistatore e quindi introducendo noi stessi, dei brani letti da Andrea Vaccari e Chiara Betelli. L'evento è stato molto partecipato e secondo noi è venuto molto bene, specialmente grazie ai nostri attori sulle quali letture l'evento era specialmente incentrato: per parte nostra noi abbiamo introdotto un po' di temi del libro, di fare da raccordo tra i brani e, cercando di limare l'ego generalmente debordante dell'autore, di tenerla corta!

E ora... foto!

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E così, eccoci alla prima recensione del progetto “Fantastico italiano”. E devo dire che abbiamo fatto bene a prenderci il nostro tempo visto che ci arriviamo di giustezza alla fine di febbraio.  Dunque eccoci qua, “la terza Memoria” di Maico Morellini, già vincitore del Premio Urania nel 2010 con “Il re nero”, creatore della serie “I necronauti” pubblicata con Delos e di recente uscito per Vincent con il corto “Spettri di ghiaccio”.
coverTrama: in un’Italia post Apocalittica in cui gli ultimi depositari della scrittura sono in grado di governare gli elementi grazie al Verbo, cui attingono scrivendo parole con il sangue delle proprie carotidi, l’ordine è mantenuto da un consiglio formato da cinque persone, la Voce e quattro Consiglieri, due uomini e due donne insediati in Vaticano. Al nord però una minaccia increspa il tessuto del Verbo: il consigliere Beteah, il Beneditore Aarlon e tre militi sono incaricati di indagare. La Voce ha inoltre deciso che è giunto il tempo di stanare dalla loro Torre l’Ordine dei Numeri che, grazie ai loro simboli matematici, hanno contribuito in maniera determinante a ricostruire gli edifici di Roma e delle aree circostanti, ma stanno acquisendo troppo potere e troppa indipendenza.

Commento: L’idea di fondo del libro – vi è un gruppo di persone che governano gli elementi scrivendo con il proprio sangue - è buona ed è sviluppata in maniera interessante e molto articolata: le persone che hanno questo potere sono selezionate ed educate e costituiscono il vertice della piramide sociale, ma alla loro ombra si sviluppano poteri complementari (i Beneditori che “rimuovono le scritte”) e contropoteri (i Numeri, in parte alleati collaboratori, e in parte antagonisti) - la stessa ritualizzazione dell’utilizzo del Verbo attraverso, Regola, Legge e Fato è molto ben descritta. Questo solo per fare qualche esempio.

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La Torre dei Numeri immaginata da Stefano Sironi

Per quanto riguarda lo sviluppo narrativo invece, come già si può intuire dalle poche parole di trama che ho descritto che in realtà ne rivelano appena il calcio d’inizio, la Terza Memoria ha uno sviluppo corale: fin dalle prime pagine si biforca in due tronconi indipendenti e di uguale importanza, che hanno sì vasi comunicanti (per la verità abbastanza esili), ma che procederanno sostanzialmente paralleli per tutta la durata del romanzo. Non c’è un vero protagonista ma molti coprotagonisti che hanno più o meno lo stesso rilievo, e il libro sviluppa un caleidoscopio di punti di vista diversi tanto da richiamare nella struttura più certe serie televisive (alla “Il trono di spade”, per intenderci) che un libro.
Per quanto riguarda i personaggi, sebbene siano tanti non mi è mai capitato di confonderli il ché significa che sono sufficientemente ben descritti. D’altro canto, sebbene alcuni li abbia trovati ben riusciti, devo dire che per nessuno di loro ho provato grande empatia, e questo forse è il limite peggiore del libro, tanto che in alcuni punti ho un po’ provato un po’ di “affaticamento” nel proseguire la lettura.
Buono lo stile, di quelli che se da un lato non sono troppo poveri al contempo non si piacciono troppo e, al servizio della storia, tendono a sparire per la maggior parte del tempo un po’ sullo sfondo senza farsi notare, la qual cosa è un po’ l’obiettivo che spesso (non sempre) mi pongo anch’io quando scrivo. L’unica cosa che vorrei chiedere a Maico è di mettere un ban perpetuo sulla parola “scattoso” che sarà pure corretto, ma non si può sentire.
Da ultimo il finale: corretto benché non eccessivamente brillante. Diciamo che la soluzione offerta è più o meno quella che mi aspettavo, anche in considerazione del fatto che una storia che potrebbe essere un fantasy per tutto il romanzo viene in realtà inclusa in una collana di fantascienza.

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In attesa di pubblicare il prossimo weekend la prima recensione del progetto Fantastico italiano, scrivo questo breve post di aggiornamento sulle nostre attività degli ultimi quindici/venti giorni, che sono stati piuttosto intensi.

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Siamo in trattativa per replicare la presentazione con letture di qui a un paio di mesi, forse alla biblioteca di San Damaso.

Dopo la presentazione siamo andati a cena insieme ai soci dell’associazione i Semi Neri, di cui anche io e Sara facciamo parte, per cominciare a definire i contorni della prossimo progetto che porteremo avanti con loro. Come nelle corde dell’associazione sarà un progetto che ha un taglio storico e un forte legame con il territorio. Manteniamo per ora il riserbo sui dettagli.

Lo scorso weekend siamo invece stati a BUK, che per noi è sempre una fiera di grande piacevolezza, sia quando vi abbiamo prendiamo parte da “protagonisti” (facciamo “comparse”…) sia quando, come quest’anno siamo soltanto dei semplici spettatori. A seguire il bottino mio e di Sara, rispettivamente.
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Da segnalare, sempre nella disamina di questi giorni, anche la nostra intervista uscita su Modena Today.
Infine, avremmo  anche delle ottime notizie sul fronte del laboratorio Xomegap… ma non le posso dare perché l’annuncio ufficiale andrà fatto sul sito dedicato, per cui mi taccio immediatamente!

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