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E così, eccoci alla prima recensione del progetto “Fantastico italiano”. E devo dire che abbiamo fatto bene a prenderci il nostro tempo visto che ci arriviamo di giustezza alla fine di febbraio.  Dunque eccoci qua, “la terza Memoria” di Maico Morellini, già vincitore del Premio Urania nel 2010 con “Il re nero”, creatore della serie “I necronauti” pubblicata con Delos e di recente uscito per Vincent con il corto “Spettri di ghiaccio”.
coverTrama: in un’Italia post Apocalittica in cui gli ultimi depositari della scrittura sono in grado di governare gli elementi grazie al Verbo, cui attingono scrivendo parole con il sangue delle proprie carotidi, l’ordine è mantenuto da un consiglio formato da cinque persone, la Voce e quattro Consiglieri, due uomini e due donne insediati in Vaticano. Al nord però una minaccia increspa il tessuto del Verbo: il consigliere Beteah, il Beneditore Aarlon e tre militi sono incaricati di indagare. La Voce ha inoltre deciso che è giunto il tempo di stanare dalla loro Torre l’Ordine dei Numeri che, grazie ai loro simboli matematici, hanno contribuito in maniera determinante a ricostruire gli edifici di Roma e delle aree circostanti, ma stanno acquisendo troppo potere e troppa indipendenza.

Commento: L’idea di fondo del libro – vi è un gruppo di persone che governano gli elementi scrivendo con il proprio sangue - è buona ed è sviluppata in maniera interessante e molto articolata: le persone che hanno questo potere sono selezionate ed educate e costituiscono il vertice della piramide sociale, ma alla loro ombra si sviluppano poteri complementari (i Beneditori che “rimuovono le scritte”) e contropoteri (i Numeri, in parte alleati collaboratori, e in parte antagonisti) - la stessa ritualizzazione dell’utilizzo del Verbo attraverso, Regola, Legge e Fato è molto ben descritta. Questo solo per fare qualche esempio.

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La Torre dei Numeri immaginata da Stefano Sironi

Per quanto riguarda lo sviluppo narrativo invece, come già si può intuire dalle poche parole di trama che ho descritto che in realtà ne rivelano appena il calcio d’inizio, la Terza Memoria ha uno sviluppo corale: fin dalle prime pagine si biforca in due tronconi indipendenti e di uguale importanza, che hanno sì vasi comunicanti (per la verità abbastanza esili), ma che procederanno sostanzialmente paralleli per tutta la durata del romanzo. Non c’è un vero protagonista ma molti coprotagonisti che hanno più o meno lo stesso rilievo, e il libro sviluppa un caleidoscopio di punti di vista diversi tanto da richiamare nella struttura più certe serie televisive (alla “Il trono di spade”, per intenderci) che un libro.
Per quanto riguarda i personaggi, sebbene siano tanti non mi è mai capitato di confonderli il ché significa che sono sufficientemente ben descritti. D’altro canto, sebbene alcuni li abbia trovati ben riusciti, devo dire che per nessuno di loro ho provato grande empatia, e questo forse è il limite peggiore del libro, tanto che in alcuni punti ho un po’ provato un po’ di “affaticamento” nel proseguire la lettura.
Buono lo stile, di quelli che se da un lato non sono troppo poveri al contempo non si piacciono troppo e, al servizio della storia, tendono a sparire per la maggior parte del tempo un po’ sullo sfondo senza farsi notare, la qual cosa è un po’ l’obiettivo che spesso (non sempre) mi pongo anch’io quando scrivo. L’unica cosa che vorrei chiedere a Maico è di mettere un ban perpetuo sulla parola “scattoso” che sarà pure corretto, ma non si può sentire.
Da ultimo il finale: corretto benché non eccessivamente brillante. Diciamo che la soluzione offerta è più o meno quella che mi aspettavo, anche in considerazione del fatto che una storia che potrebbe essere un fantasy per tutto il romanzo viene in realtà inclusa in una collana di fantascienza.

quattro

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In attesa di pubblicare il prossimo weekend la prima recensione del progetto Fantastico italiano, scrivo questo breve post di aggiornamento sulle nostre attività degli ultimi quindici/venti giorni, che sono stati piuttosto intensi.

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Siamo in trattativa per replicare la presentazione con letture di qui a un paio di mesi, forse alla biblioteca di San Damaso.

Dopo la presentazione siamo andati a cena insieme ai soci dell’associazione i Semi Neri, di cui anche io e Sara facciamo parte, per cominciare a definire i contorni della prossimo progetto che porteremo avanti con loro. Come nelle corde dell’associazione sarà un progetto che ha un taglio storico e un forte legame con il territorio. Manteniamo per ora il riserbo sui dettagli.

Lo scorso weekend siamo invece stati a BUK, che per noi è sempre una fiera di grande piacevolezza, sia quando vi abbiamo prendiamo parte da “protagonisti” (facciamo “comparse”…) sia quando, come quest’anno siamo soltanto dei semplici spettatori. A seguire il bottino mio e di Sara, rispettivamente.
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Da segnalare, sempre nella disamina di questi giorni, anche la nostra intervista uscita su Modena Today.
Infine, avremmo  anche delle ottime notizie sul fronte del laboratorio Xomegap… ma non le posso dare perché l’annuncio ufficiale andrà fatto sul sito dedicato, per cui mi taccio immediatamente!

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Il mio rapporto con il cinema negli ultimi anni è stato piuttosto bizzarro. Intendo il cinema proprio come luogo fisico, il “cinematografo” si sarebbe detto un tempo. Funziona così: per mesi e mesi mi dimentico della sua esistenza, poi di colpo ci vado tre volte in una settimana. Sembra il rifiorire di un grande amore, poi di nuovo me ne dimentico e passo altri mesi, a volte anche un anno intero, senza andarci nemmeno una volta. E così, tutto è cominciato sabato scorso: volevo andare a vedere Arrival, siamo partiti senza prenotare, non c’era posto e quindi abbiamo ripiegato su Split, ripromettendoci di prenotare per il sabato successivo (questo). Poi, dato che il nostro livello di attenzione sul cinema si era alzato, abbiamo intercettato il quarantennale di Suspiria negli UciCinema e quindi mercoledì siamo andati addirittura a Bologna. E così ora eccomi qui con ben tre spunti di fantastico di cui parlare, motivo per cui non posso esimermi di farci un post sul blog.

Split

Di M. Night Shyamalan. Con James McAvoy, Anya Taylor-Joy

New-Split-Cover-690x1024Trama: Kevin Wendell Crumb ha ventitré personalità, di norma il comando ce l’ha Berry di animo tranquillo e artistoide, ma d’improvviso lo prende Dennis maniaco del controllo che rapisce tre adolescenti e le segrega in un sotterraneo in attesa dell’emersione di una ventiquattresima, bestiale, personalità.
Commento: al pari di tutti i film di Shyamalan che ho visto, anche Split è un film che ha delle qualità: un’idea originale e una poetica riconoscibile sia dal punto di vista scenografico che dello sviluppo narrativo. A volte la magia riesce molto bene, a volte discretamente, a volte così così. Questa volta ci troviamo nel range del “discretamente”. La logica interna tiene, per quanto io sia abbastanza disturbato dal tentativo di dare una dignità di teoria pseudo-biologica a uno spunto che è essenzialmente antiscientifico, e si cerca di ristrutturare e ibridare alcuni temi che negli anni sono diventati un po’ degli stereotipi: “rapimento in stanza chiusa e isolata” e “villain dalle molte (sempre inutilmente crescenti, peraltro…) personalità”. Io però nonostante il tentativo di aggiornamento continuo a percepirli come stereotipi: un po’ che come quando dopo l’uscita di Memento hanno fatto tre o quattro film in cui il protagonista aveva perso la memoria a lungo termine. Purtroppo ci sono spunti riciclabili quasi all’infinito mentre altri, che risultano molto buoni la prima volta, quando si tenta di sfruttarli una seconda ti accorgi che già non se ne può più.

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Suspiria

Di Dario Argento. Con Jessica Harper e Stefania Casini

suspiriaposter_625_900Trama: Susy Benner arriva in una notte buia e tempestosa alla celebre Tanz Academy, accademia di danza classica di Friburgo. Una ragazza sta fuggendo dalla porta e il giorno successivo viene trovata morta. Preso alloggio nell’edificio dell’accademia presto si accorge che su di essa si addensano misteri.
Commento: L’operazione è strettamente cinefila ma di una certa efficacia. La cosa migliore di Suspiria è l’ambientazione per cui avere l’opportunità di vederlo al cinema tirato a lucido è stata un’ottima occasione per i suoi estimatori. Poi insomma, Suspiria è il paradigma perfetto dei film di Dario Argento, che sono ostinatamente quelli che sono: atmosfere straordinarie, storie elementari, dialoghi pedestri. Prendere o lasciare.

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Arrival

Di Denis Villeneuve. Con Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker

arrival-poster-russiaTrama: Dodici astronavi compaiono in dodici diverse parti del globo, a pochi metri da terra. Ogni diciotto ore in ciascuna si apre un portello e resta aperto per due, consentendo un contatto con le creature extraterrestri. Le diverse nazioni coinvolte organizzano team, sotto la guida dei militari, per cercare di comunicare con loro: negli Stati Uniti il compito è nelle mani della linguista Louise Banks e del fisico teorico Ian Donnelly.
Commento: Prima dicevo di come certi spunti siano riciclabili all’infinito continuando a creare buone storie. Non saprei dire perché, forse perché sono spunti aperti ad un maggior numero di sviluppi o perché sono or  mai così radicati nella nostra cultura di massa che lo stereotipo è diventato archetipo (…ahò, ma chemminchia sto addì?). Comunque Arrival già dal titolo si iscrive al filone “Arrivano gli alieni e…”, non di meno è un film di gran classe, sia dal punto di vista visivo - magnifiche le astronavi, gli alieni e lo sviluppo grafico della loro scrittura – che narrativo – niente urla, esplosioni, raggi laser e via trashonando. Come una parte cospicua della miglior fantascienza non manca di sottotesto politico, che però non è troppo in primo piano, e al contempo non tralascia un buono sviluppo dei personaggi. Spiega senza fare spiegoni, ragiona senza essere né oscuro né pedante. Capolavoro quindi? No, soprattutto perché un po’ come per "Interstellar" che pure mi è piaciuto moltissimo, alla fine la soluzione ricasca nella fattispecie “loop temporali” che hanno francamente rotto il cazzo. Un ottimo film, comunque sia.

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Finalmente arrivo a parlarvi del secondo acquisto fatto a Stranimondi l'ottobre scorso, ossia dell'ultimo romanzo di Emanuela Valentini che in quell’occasione ho anche avuto il piacere di sentire dal vivo in una tavola rotonda a tema fantascienza insieme ad Andrea Viscusi, Francesco Troccoli, Alessandro Vietti e Francesco Verso.

angeli-di-plasticaTrama: Mei vive nel Sobborgo Corporativo, suo padre Tartan è il primo ingegnere della multinazionale Plastic Art. Ogni notte un ragazzo la visita in sogno e in quel luogo si amano, un giorno il ragazzo la conduce fino a lui nei sotterranei dell’azienda di suo padre, per liberarlo. E’ privo di memoria e non ricorda chi sia o da dove venga, ma è uscito da una macchina prototipatrice dell’ala nord che da quattordici anni si è messa “stampare” essere umani al posto di oggetti di plastica. Non si sa da dove vengano, ma sono arrivati in molti. Per la maggior parte sono incompleti,  incapaci di vita autonoma o mostruosi,  ma alcuni di loro come il ragazzo che ha chiesto a Mei di liberarlo non sono solo perfetti, ma hanno anche capacità super umane. Inoltre nel corso degli anni, tra quelli che sono usciti storpi ma vitali, molti si sono liberati e vivono nelle fogne pronti a scatenare una rivolta.

Commento: Angeli di Plastica è un buon libro, senza dubbio. E’ buono innanzitutto perché è ben scritto, e poi perché non ti consente di sedere comodo in poltrona. Al contrario si getta contro di te cercando di sfondare tutte le tue sicurezze: a testa bassa, in maniera programmatica e a volte anche un po’ irritante, ma in modo indubbiamente efficace. Al netto delle sue soluzioni scenografiche un po’ troppo pop per i miei gusti, come nella migliore fantascienza l’intreccio nasconde mille tematiche e idee anche in senso lato (e non è necessariamente una brutta parola) politiche. E’ difficile ad esempio non vedere l’analogia con il reale negli attentati suicidi delle creature emarginate, come è difficile trascurare la brutalità dell’accoglienza che questi riservano a Mei. Notare bene: questi mica sono i cattivi, anzi all’inizio l’autrice ci porterebbe a parteggiare per loro e non è che alla fine, sebbene ci appaiano orribili, risultino necessariamente i peggiori. Non so se fosse quella l’intenzione, ma io ci ho trovato  il tentativo di mettere in scena il fatto che, se noi guardiamo gli eventi semplicemente per quelle che sono, il loro significato (la loro “valenza etica”?) diventa automaticamente ambiguo.

Angeli di Plastica è infine un buon libro – e con questo chiudo la mia esegesi che sta già sconfinando fin troppo nel pippone - soprattutto perché fa un nobile tentativo di stravolgere lo standard del romanzo adolescenziale dei nostri giorni: pieno di creature “superumane” (vampiri, licantropi, demoni, angeli etc. etc.) che titillano il desiderio dell’adolescente si sentirsi speciale, per addomesticarli poi ad una versione stereotipata, esangue e tranquillizzante. Al contrario gli "angeli" della Valentini (sempre che tali veramente siano e per fortuna è più che lecito dubitarne...) non hanno nulla di tranquillizzante, solo pulsioni narcisistiche e/o distruttive.  Anche se…

Anche se  alla fine, quando tutto, ma tutto, ma proprio TUTTO è andato in rovina qualcosa da qualche parte ancora sopravvive nel sogno gotico dell’amore tra due adolescenti… qualcuno la chiamerà luce o speranza, ma io tutto sommato avrei preferito fermarmi al penultimo capitolo.

Un ultimo appunto: notizia di ieri, Angeli di Plastica è stato inserito nella cinquina della opere finaliste del Premio Vegetti (ovviamente per la categoria "romanzo di fantascienza") patrocinato dalla World SF Italia.

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Titolo: Angeli di plastica
Autore: Emanuela Valentini
Editore: Delos
Lunghezza: 203 pagine (cartaceo)
Prezzo: 15€ cartaceo / 3,99€ e-book

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Oggi desideravo parlarvi di uno degli acquisti che ho effettuato a Stranimondi, l’ottobre scorso. Speravo di poterlo fare prima, ma è stato un autunno molto intenso lavorativamente parlando e il tempo che sono riuscito a dedicare alla lettura (e alla scrittura, e a questo blog…) è stato abbastanza limitato. Ma conto che questo inizio di anno sia molto meglio da questo punto di vista.
fsf-g-015Fantasy & science fiction” è una storica rivista americana (il primo numero è uscito nel 1949, attualmente l’uscita è bimestrale) che pubblica racconti e novelle di genere fantastico, nonché qualche saggio. Le edizioni ELARA hanno acquistato i diritti per la pubblicazione dei testi di questa rivista e pubblicano questi libretti (160 pagine) di sola narrativa scegliendo tra i loro racconti preferiti in sessant’anni di racconti della rivista anglofona.
La cadenza della rivista italiana sarebbe nominalmente mensile ma nei fatti sembrerebbe abbastanza aperiodica, ha l’ambizione di uscire anche in edicola (per cui deve avere tirature ragguardevoli) e un prezzo molto popolare, ossia 5,90€.
Io una volta deciso di acquistarne un numero ho puntato sul il volume numero quindici (a tutt'oggi il penultimo), attratto dal racconto di Eleanor Arnason autrice di cui ho già apprezzato vari testi. L’ho letto a tappeto, dal primo racconto all’ultimo, ma vista la formula è il genere di pubblicazione in cui uno potrebbe anche scegliere di leggere alcune cose e non altre. Nel numero quindici il parco racconti è davvero vario: ne abbiamo di molto recenti e altri più datati, racconti di fantascienza, fantasy, un paio di puntate nell’horror/weird e anche umoristici; abbiamo racconti piuttosto lunghi e racconti brevi, autori di una certa notorietà (es.: Clifford Simak che, mi pare di capire, sia un "pallino" di Elara) e altri pressoché sconosciuti in Italia (es.: Frederic S. Durbin).
Non ho amato tutti i racconti del lotto, ho ad esempio trovato piuttosto noioso il fiabesco “La settima figlia” di Bruce McAllister, peraltro fortunatamente molto breve, però ho in compenso amato molto l’ampiezza panoramica dell’operazione che riflette pienamente il mio gusto per il fantastico.
Ecco questa aspetto va considerato: non so se sia limitata al numero in m io possesso (ma credo di no, lo stile generale mi pare troppo coerente su questo punto perché sia un caso) ma non aspettatevi cyberspazio, fantascienza ipertecnologia con diluvi di termini incomprensibili, violenza gratuita, cinismo e amoralità a bella posta o l’autore diventato famoso questa primavera.  Qui l’immaginario ha un procedere più classico, trova il suo tempo e il suo spazio in gesti più lenti e spesso meno eclatanti, senza voler assestare a ogni costo colpi sotto la cintura.
Decidete voi se questo gusto un po’ retrò sia un pregio o un difetto: io lo trovo un pregio (apprezzo anche roba più “dura”, sia chiaro, ma queste corde sicuramente mi appartengono) e se solo potessi dotarmi di una vita accessoria comprerei oggi stesso tutti i numeri e mi chiuderei in casa a leggerli.
Due ultime considerazioni, apprezzo molto il fatto che i racconti siano qua e là spezzati da immagini, e anche l’idea di muovere un po’ il layout pubblicando alcuni racconti su due colonne e altri in colonna unica. Unico neo della pubblicazione: ho intercettato qualche refuso.

quattro

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Da oggi apre i battenti il nuovo progetto del blog Mekbuda/Mebsuta che abbiamo intitolato FANTASTICO ITALIANO.

Di cosa si tratta? Per ora in sostanza del canale attraverso  cui potrete chiedere recensioni della vostre opere (più avanti... vedremo!).

libri1Da scrittori, sappiamo quanto sia difficile per un autore emergente ottenere un po’ di attenzione dal mondo dell’editoria ma anche quanto si difficile, una volta pubblicato il proprio libro, farne la promozione.  Per questo  abbiamo pensato di offrire un po’ di spazio e un po’ del nostro tempo a chi fosse interessato ad avere un po’ di visibilità sul nostro blog.

Siccome Mekbuda/Meksuta si occupa in sostanza di fantastico, abbiamo deciso di recensire esclusivamente narrativa fantastica, ossia  fantasy, orrore, fantascienza e tutti i loro sottogeneri a patto che il libro contenga elementi significativi che vanno al di là del reale.

Nella pagina del progetto troverete tutte le indicazioni su come fare.

Iscrizioni aperte da… ora!

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Da oggi nella nuova pagina Downloads è possibile scaricare il pdf promozionale de "Il serpente di fuoco" che contiene in un unico file tutti i testi già pubblicato in precedenza - primo capitolo della storia cornice, primo estratto dalle cronache di Murgo il Ramingo e primi due capitoli - ma anche qualcosa di nuovo. Infatti nella versione precedente i primi due capitoli si interrompevano circa a metà mentre in questo promozionale sono completi.

Buona lettura!

Namib - Serpente di Fuoco

IL SERPENTE DI FUOCO (promo)

 

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Questo è un post un po’ particolare: è da un lato una sorta di “recensione tripla” e dall’altro un’occasione per dire une parole di un progetto che ha destato prima la mia curiosità e poi il mio entusiasmo.

13892071_517217828477071_3706422493721559089_nIl progetto è si chiama “Collana Miskatonic” ed è edito da Vincent Books: in pratica si tratta di una collana di racconti lunghi di genere fantastico (horror/weird, per ora) che escono singolarmente in un’edizione spillata all’incirca alla cadenza di uno al mese, sotto la supervisione della libreria Miskatonic di Reggio Emilia. Per ora sono stati pubblicati tre racconti: Il gioco della bottiglia di Pietro Gandolfi, Nelle crepe di Luigi Musolino e Spettri di Ghiaccio di Maico Morellini, tre autori che hanno al loro attivo già diverse pubblicazioni interessanti, in modo particolare per chi non lo sapesse Maico Morellini ha vinto il premio Urania nel 2010 con il romanzo “Il re nero” ed è uscito di nuovo per Urania questa primavera con “La terza memoria”.

L’edizione secondo me è molto bella: a partire dalle copertine che sono il biglietto da visita di ogni libro (bello anche l’interno colorato), continuando con la carta è di ottima qualità e l’ulteriore arricchimento di un disegno all’interno del testo.  Ma la cosa che ha risvegliato il mio entusiasmo di lettore è soprattutto questo aspetto: si tratta di racconti di 60/100.000 battute circa, che si leggono in un paio d’ore di tranquillità a dire tanto e questo mi ha ricordato un po’ i miei quindici anni e le domeniche in cui mi chiudevo un’oretta in camera a leggere Dylan Dog.

Ora che sono un po’ grandino per Dylan Dog e quel genere di storie a fumetti non mi nutre più molto, ho però ritrovato con la Collana Miskatonic  il gusto di concedermi uno shot di evasione fantastica che ha il prezzo il di un fumetto (4,90€ per Gandolfi e Morellini, 5,90€ per Musolino il cui racconto è per nettamente più lungo) e un investimento emotivo perfetto per le mie esigenze. Sì perché per come sono fatto io (ma credo molti) magari ho qualche remora a spendere 15€ per 200 o 300 pagine di un libro di un autore che non conosco che probabilmente mi annoierà dopo 20, ma non ho nessuna difficoltà a spendere 5€ per una lettura che so già inizierò e concluderò in un paio d’ore libere.
E chissà, magari questo investimento mi metterà in contatto con una perla, con un autore che diversamente non avrei mai preso seriamente in considerazione.

Ma detto questo, veniamo al sodo, ossia: la qualità in questi testi c’è o non c’è? Vediamoli brevemente in dettaglio.

PIETRO GANDOLFI – Il gioco della bottiglia

13775415_1753307554955127_6976508424007767324_nUna banda di ragazzi e ragazze ammazzano i loro sabato sera tra chiacchiere e giri in automobile. Una sera per vincere la noia decidono di recarsi nella casa stregata del paese per una sessione di gioco della bottiglia. L’idea presenta qualche incerto.

Il racconto ha un tema e un impianto classico, una scrittura veloce e un buon finale anche se paga lo scotto di un’ambientazione da America rurale di maniera. Piacevole ma nel complesso è il meno riuscito dei tre.

LUIGI MUSOLINO – Nelle Crepe

2073crepe2Il vecchio Giaco vive a Torino nel decadente quartiere Rosella. Se la fine dell’essere umano appare comunque ineluttabile, non è detto che un quartiere si lasci seppellire con altrettanta semplicità.

Questo racconto è una di quelle perle cui accennavo prima, quelle che ti fanno scoprire un autore che diversamente magari non avresti mai letto. Ha una mitologia tutta propria e un “mostro” molto originale, inoltre il quartiere Rosella è un ambientazione magnifica (ricorda un po’ il Cabrini Green di Candyman). Orrore urbano ricco di fascino. Ottimo anche il finale.

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MAICO MORELLINI – Spettri di ghiaccio

2081cm_03Il Dottor Lindholm ha ingaggiato il rimorchiatore Antares per una missione di recupero: la Lyubov Orlova, nave sovietica dismessa che già una volta è sfuggita al disarmo guadagnando il mare aperto mentre veniva condotta in porto per il suo ultimo viaggio. Ma la Orlova si è nascosta tra i ghiacci dell’Artico, stanarla non sarà facile!

Maico ha dalla sua tutta la professionalità di un autore che pubblica con Urania e devo dire che il formato del racconto gli è assolutamente congeniale (un giorno ho l’altro mi sono ripromesso di leggere qualcosa anche de “I necronauti“). L’impianto è robusto, la forma precisa, l’ambientazione perfetta, gli aspetti marinareschi ben documentati. Rispetto al racconto di Musolino cede un poco sul piano dell’originalità, ma è una lettura di grande piacevolezza.

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Quindi in conclusione la qualità c’è? C’è! Chi ama il genere secondo me avrà occasione di divertirsi parecchio.
Personalmente prenderò anche i prossimi, il numero quattro che si intitola "Il cimitero dei Kaiju" a firma Andrea Berneschi è in uscita per il 10 dicembre,   intravedo l’inizio di una bella collezione.

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Brevissima selezione di foto della nostra presentazione al  Cinema Victoria.
Grazie della bella serata a tutti quelli che sono venuti, e anche a quelli che averbbero voluto ma non sono riusciti!

... e naturalmente un grazie a particolare alla Libreria Mondadori del Cinema Victoria che ha organizzato l'evento, nonché a Marco Giorgini che ha condotto l'intervista!

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Oggi vi presentiamo Amber, la seconda protagonista del romanzo, pubblicando una parte del secondo capitolo che si svolge dal suo punto di vista. I fatti qui narrati, si svolgono in contemporanea (anzi poco dopo, ma comunque non c'è intersezione tra i due capitoli) agli avventimenti del primo capitolo che ha per protagonista Dammar.
Buona lettura!

Amber aprì l’occhio destro con pigra irritazione.
Il possente Vebrah, filtrando attraverso le tende che oscuravano la piccola finestra quadrata della sua stanza, l’aveva raggiunta nell’angolo più lontano del suo giaciglio e le pizzicava le gambe. Questo significava che l’ora era ormai tarda e non poteva sottrarsi oltre all’incombenza di alzarsi.
Sospirò e con lentezza si sedette sul bordo del letto. Accanto al catino per l’acqua Uncaria le aveva lasciato una tazza di latte di dromedario, un piccolo pane e una ciotola con alcuni fichi d’india già sbucciati. La principessa sospirò, avrebbe preferito un altro frutto, una banana o qualche fetta d’ananas, l’ancella sapeva che i fichi d’india l’attraevano ben poco: decise che li avrebbe lasciati dov’erano.
Si rinfrescò il viso e il collo con l’acqua del catino, poi si dedicò al latte e al pane. Come ogni giorno appena alzata aveva la sensazione che non sarebbe riuscita a deglutirne nemmeno un boccone, invece dopo il primo morso si scoprì affamata e lo finì in pochi istanti.
namibia_b0050_modRinfrancata dalla colazione, indossò una tunica chiara e imboccò la porta delle sue stanze. Sulla soglia si fermò indecisa, le seccava ammetterlo ma aveva ancora fame. Sbirciò i fichi di sghembo, erano rossi, maturi e ancora lucidi del loro succo. Dopotutto, pensò, la sua protesta del cibo poteva attendere un altro giorno.
Prese i fichi e si affrettò fuori dalla camera.
Il Palazzo del Sole aveva la forma di una gigantesca ciambella di quinoa al miele. Le mura esterne dominavano la città, ma a eccezione del Padiglione della Cura, alloggiavano solo pochi corridoi di osservazione. Le stanze di Amber e degli altri abitanti del Palazzo guardavano invece al perimetro interno, un grande pozzo circolare in fondo al quale era adagiato il Giardino dell’Ombra. Sette piani di camminamenti conducevano dalle stanze del Re fino al giardino.
In tutto il Palazzo vivevano appena una decina di persone, ed erano le uniche che la principessa avesse mai conosciuto nei suoi quindici anni di vita. C’erano, certo, i fuggevoli incontri con gli Speziali, con i Maestri della Pietra e con i popolani nel Padiglione della Cura, ma con nessuno tra loro scambiava mai più di una parola.
Amber rivolse lo sguardo verso il cielo, Vebrah risplendeva abbagliante come ogni giorno e di lato un piccolo sbuffo di garza bianca decorava solitario l’azzurro sconfinato. La principessa sorrise, se fosse stata una persona superstiziosa avrebbe interpretato quel raro evento come il presagio di una giornata eccezionale.
Prese verso destra in direzione delle scale, Uncaria di certo l’attendeva nel Giardino dell’Ombra, e con la calura che cresceva non vedeva l’ora di raggiungerla.
Al piano sottostante deviò verso la scala più lontana per aggirare le stanze di Jasper, il figlio del Magistrato alle Acque. Si sentiva ormai fuori pericolo quando una voce la chiamò dall’altro lato del pozzo.
– Amber aspettami! – strillò il ragazzo scorgendola da lontano.
Amber si fermò contrariata. Jasper aveva un anno più di lei e fin da bambino studiava per prendere il posto del padre. Non era un cattivo ragazzo, ma non pareva mai rendersi conto di quando lei era stanca della sua compagnia.
– Buongiorno – la salutò trafelato.
– Buongiorno, Magistrato – rispose lei con finta deferenza.
– Non sono ancora Magistrato, Principessa – rispose Jasper, quasi che lei non lo sapesse.
–Scusami Jasper, ma oggi non ho tempo per chiacchierare, ieri abbiamo legato le orchidee di mezzanotte e sono ansiosa di vedere il risultato – cercò di defilarsi.
– Scendiamo insieme per un pezzo, mi hanno appena convocato alle cateratte.
Oggi ho proprio tutte le sfortune.
– Si sono intasate di nuovo le tubazioni? – domandò.
– So solo che è suonata la campanella nella mia stanza. Tre sequenze di rintocchi.
– Una convocazione urgente! Che cosa sarà mai successo? – sdrammatizzò lei.
Jasper si strinse nelle spalle senza replicare, Amber scorse un velo di preoccupazione sul suo volto. Mentre un’altra rampa di scale li portava un piano più sotto, fra loro cadde un silenzio inaspettato. La principessa studiò l’altro di sottecchi: allampanato e dall’andatura caracollante, denti sporgenti e naso piatto, Jasper non era ciò che Amber avrebbe definito un bel ragazzo. Non che ne avesse conosciuti molti, in ogni caso.
Il suo silenzio però la turbava. Al contrario del padre, che si interessava solo di scienza idraulica, Jasper leggeva molto, e non mancava mai di tediarla con disquisizioni interminabili. A volte aveva l’impressione che tutto quel parlare fosse un goffo tentativo di corteggiarla. Naturalmente ciò non aveva senso: secondo la tradizione la linea di successione del Magistrato alle Acque e quella dei regnanti non si potevano intersecare. Lei era destinata a sposare un popolano, probabilmente un Maestro della Pietra.
Amber scosse il capo contrariata. Tutto quell’ossequio nei confronti di una polverosa tradizione le pareva così assurdo! Per quale motivo non poteva essere libera di sposare Jasper, se lo avesse voluto? Non che lo volesse, ovviamente.
Alle loro spalle si udì un passo strascicato, Amber non si voltò nemmeno a guardare, sapeva già di chi si trattava: il suo umore peggiorò ulteriormente.
Quella donna mi sta di nuovo seguendo.
All’improvviso sentì l’esigenza di riprendere la conversazione. – Suvvia Jasper non preoccuparti, prima ho visto una nuvola in cielo, non può essere nulla di grave.
– L’ho vista anch’io – dichiarò l’altro. – Ma tu non credi a queste cose, giusto?
– Infatti. Saranno di certo notizie pessime – lo punzecchiò.
Jasper non raccolse e la principessa era già pronta a chiedere indietro la versione ciarliera del suo amico, quando giunsero al bivio per le cateratte. Una scalinata stretta e buia si gettava nelle profondità del Palazzo e venti gradini più sotto si concludeva contro una porta chiusa a chiave. Amber era stata soltanto una volta in quel regno misterioso, ed era talmente piccola che non avrebbe saputo dire quante delle immagini nella sua mente fossero frutto di ricordi e quante di fantasia.
– Io scendo di qua – affermò Jasper rimarcando l’ovvio.
– Buona giornata – rispose Amber.
– Anche a te – concluse lui, ma non fece cenno di imboccare la scala. La principessa stava per riprendere il cammino, quando spuntò la donna. Era un fagotto piccolo e grigio raccolto in una veste informe, un volto rubicondo su cui erano piantati dei radi capelli bianchi.
Amber la affrontò con piglio. – Che cosa ci fai, qui?
Per tutta risposta la donna mise in mostra un sorriso ebete e sdentato e protese verso di lei un piccolo fiore appassito, biascicando sillabe incomprensibili.
– Smettila di seguirmi e torna nelle tue stanze! Non ho tempo per te, oggi! – la rimbrottò.
La principessa mosse due passi minacciosi e l’altra batté in ritirata lasciando cadere il fiore.
– Dovresti controllarti meglio – la rimproverò Jasper.
Amber si sentì avvampare di vergogna. Fin da bambini al popolo di Città del Sole veniva insegnato che la rabbia era il primo passo verso la violenza. Lei però non era mai stata brava a dominare quel che provava. Spesso faticava persino a nasconderlo. – Mi segue di continuo – si giustificò.
Il ragazzo superò Amber e raccolse il fiore. Cercò di tenerlo dritto, ma era avvizzito senza speranza. – Voleva essere gentile, ti aveva portato un fiore.
– Lo fa un giorno sì e uno no – tagliò corto Amber. – Vorrebbe che la portassi nel Giardino dell’Ombra.
– E perché non lo fai?
– L’ho fatto qualche volta, ma devo tenerla sempre sott’occhio. Il mese scorso l’ho lasciata sola un momento e si è messa a strappare gli astracolli. Ci avevo messo tutta la mattinata a pulirli dalla muffa verde.
– È un anno che lotti con la muffa verde degli astracolli, forse estirparli e piantarne dei nuovi poteva essere una buona idea – suggerì Jasper.
– Forse – concesse Amber plumbea, – ma sono io la responsabile del Giardino dell’Ombra, devo essere io a decidere, non lei.
Jasper annuì remissivo. – Devo andare – mormorò, e si allontanò.

Il Giardino dell’Ombra era stato costruito al livello del suolo. Dal piano più basso del palazzo una lunga scalinata conduceva a un piccolo ballatoio da cui era possibile osservare il lago di acqua cristallina punteggiato di vasche e isolotti collegati da ponticelli di pietra.
A metà della scalinata principale, un passaggio dava accesso a una balconata circolare dove erano invasate decine di Ficus Eliofili che filtravano la luce del sole proteggendo le più delicate tra le piante sottostanti.
Amber spuntò sul ballatoio e si prese alcuni istanti per dare un’occhiata al giardino nel suo complesso. Amava quel luogo più di ogni altro nel Palazzo. Ogni scusa era buona per passarvi del tempo, anche pulire a una a una le foglie degli astracolli dalla muffa verde con l’acqua sulfurea.
Un movimento in una delle vasche più lontane la informò della presenza di Uncaria, l’ancella sollevò la testa e le si fece incontro di buon passo.
Amber scese l’ultima rampa con lentezza, l’altra la raggiunse sull’ultimo gradino. – Principessa, le orchidee non si sono dischiuse! – la accolse con voce trafelata. Avevano passato tutto il pomeriggio precedente a legare le foglie di un’orchidea su due per sollecitarne la fioritura, Amber si era occupata del lato alla sinistra della scala, Uncaria del destro.
– Ho visto – confermò Amber. In realtà alcune orchidee nelle vasche di sinistra si erano schiuse, ma il risultato era comunque deludente.
Tu le avrai legate troppo strette, come sempre.
Sapevano entrambe che l’ancella era assai meno tagliata della principessa per la cura del Giardino, non c’era motivo di rimarcarlo.
– Non devi preoccuparti, è probabile che si schiudano domani notte, o quella dopo. Facciamo due passi, forse capiremo che cosa non ha funzionato.
Amber camminò in silenzio attraverso il primo dei ponticelli e poi si diresse verso le vasche a sinistra. Le orchidee di mezzanotte germogliavano nella terra pregna d’acqua e poi, appena il loro fusto si innalzava di pochi pollici, le loro vasche venivano inondate. Ogni pianta faceva un unico  fiore che sbocciava nottetempo e viveva appena un paio di giorni. Dopo essere stato essiccato se ne ricavava un decotto dalle proprietà analgesiche ed euforizzanti che veniva somministrato ai bambini durante il rito della Scottatura.
Amber osservò due vasche poi si chinò sulla terza e vi immerse la mano. – C’è poca acqua – sentenziò. Uncaria giunse le mani, sul suo volto si disegnò un’espressione costernata.
Amber scosse il capo, l’ancella aveva quasi vent’anni, ma a volte le pareva una bambina. – C’è anche poco ricircolo, l’acqua si sta scaldando – aggiunse.
– Che cosa possiamo fare? – domandò l’altra con un senso di allarme. – Il rito della Scottatura è tra meno di dieci giorni, come faremo se le orchidee non fioriscono in tempo?
– Prepareremo i pani con i fiori che abbiamo. Se non bastasse aggiungeremo un po’ di escolzia – rispose Amber, ma i suoi pensieri erano già diretti altrove. Osservò la più vicina tra le bocche che davano acqua al giardino, il flusso era insolitamente scarso.
– Ma il rito vuole che usiamo le orchidee! Cosa penserà di noi Vebrah, se utilizziamo qualcos’altro?
Amber scosse il capo, detestava tutti i riti e specialmente quello della Scottatura: che senso aveva esporre per un giorno intero i bambini all’asprezza di Vebrah? Anche gli adulti passavano in casa le ore più calde della giornata, e si proteggevano dal sole ogni volta che potevano.
– Penserà che abbiamo finito le orchidee – affermò Amber.
Uncaria la guardò con un misto di stupore e biasimo, la principessa si affrettò a correggere il tiro. – Ma non devi preoccuparti, non sarà necessario.
L’ancella si rasserenò. – Cosa volete che faccia?
– Slega le orchidee che non sono fiorite, finché l’acqua è bassa rischiamo solo di peggiorare le cose, nel pomeriggio decideremo se legarle di nuovo. Tra un po’ andrò a parlare con mio padre.
L’ancella guardò Amber supplichevole, avrebbe voluto che il Re fosse informato al più presto.
– Tra un po’ Uncaria, ora voglio dare un’occhiata all’elicriso e alla piantaggine – disse, ma sapevano entrambe che, dopo un breve giro di perlustrazione, sarebbe finita a curare gli astracolli.

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