Il preavviso è davvero poco, ma l'occasione è arrivata all'improvviso e non ce la siamo lasciati sfuggire.

Sabato 4 marzo siamo stati invitati a presentare Il Serpente di Fuoco all'interno della rassegna "Aperitivo con l'Autore", ospiti di Gloria Scorcioni, nei locali de La Nicchia, in piazza della Repubblica a Serramazzoni. A presentarci sarà Monica Tappa.

Ovviamente vi aspettiamo numerosi 🙂

Locandina La Nicchia

E così, eccoci alla prima recensione del progetto “Fantastico italiano”. E devo dire che abbiamo fatto bene a prenderci il nostro tempo visto che ci arriviamo di giustezza alla fine di febbraio.  Dunque eccoci qua, “la terza Memoria” di Maico Morellini, già vincitore del Premio Urania nel 2010 con “Il re nero”, creatore della serie “I necronauti” pubblicata con Delos e di recente uscito per Vincent con il corto “Spettri di ghiaccio”.
coverTrama: in un’Italia post Apocalittica in cui gli ultimi depositari della scrittura sono in grado di governare gli elementi grazie al Verbo, cui attingono scrivendo parole con il sangue delle proprie carotidi, l’ordine è mantenuto da un consiglio formato da cinque persone, la Voce e quattro Consiglieri, due uomini e due donne insediati in Vaticano. Al nord però una minaccia increspa il tessuto del Verbo: il consigliere Beteah, il Beneditore Aarlon e tre militi sono incaricati di indagare. La Voce ha inoltre deciso che è giunto il tempo di stanare dalla loro Torre l’Ordine dei Numeri che, grazie ai loro simboli matematici, hanno contribuito in maniera determinante a ricostruire gli edifici di Roma e delle aree circostanti, ma stanno acquisendo troppo potere e troppa indipendenza.

Commento: L’idea di fondo del libro – vi è un gruppo di persone che governano gli elementi scrivendo con il proprio sangue - è buona ed è sviluppata in maniera interessante e molto articolata: le persone che hanno questo potere sono selezionate ed educate e costituiscono il vertice della piramide sociale, ma alla loro ombra si sviluppano poteri complementari (i Beneditori che “rimuovono le scritte”) e contropoteri (i Numeri, in parte alleati collaboratori, e in parte antagonisti) - la stessa ritualizzazione dell’utilizzo del Verbo attraverso, Regola, Legge e Fato è molto ben descritta. Questo solo per fare qualche esempio.

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La Torre dei Numeri immaginata da Stefano Sironi

Per quanto riguarda lo sviluppo narrativo invece, come già si può intuire dalle poche parole di trama che ho descritto che in realtà ne rivelano appena il calcio d’inizio, la Terza Memoria ha uno sviluppo corale: fin dalle prime pagine si biforca in due tronconi indipendenti e di uguale importanza, che hanno sì vasi comunicanti (per la verità abbastanza esili), ma che procederanno sostanzialmente paralleli per tutta la durata del romanzo. Non c’è un vero protagonista ma molti coprotagonisti che hanno più o meno lo stesso rilievo, e il libro sviluppa un caleidoscopio di punti di vista diversi tanto da richiamare nella struttura più certe serie televisive (alla “Il trono di spade”, per intenderci) che un libro.
Per quanto riguarda i personaggi, sebbene siano tanti non mi è mai capitato di confonderli il ché significa che sono sufficientemente ben descritti. D’altro canto, sebbene alcuni li abbia trovati ben riusciti, devo dire che per nessuno di loro ho provato grande empatia, e questo forse è il limite peggiore del libro, tanto che in alcuni punti ho un po’ provato un po’ di “affaticamento” nel proseguire la lettura.
Buono lo stile, di quelli che se da un lato non sono troppo poveri al contempo non si piacciono troppo e, al servizio della storia, tendono a sparire per la maggior parte del tempo un po’ sullo sfondo senza farsi notare, la qual cosa è un po’ l’obiettivo che spesso (non sempre) mi pongo anch’io quando scrivo. L’unica cosa che vorrei chiedere a Maico è di mettere un ban perpetuo sulla parola “scattoso” che sarà pure corretto, ma non si può sentire.
Da ultimo il finale: corretto benché non eccessivamente brillante. Diciamo che la soluzione offerta è più o meno quella che mi aspettavo, anche in considerazione del fatto che una storia che potrebbe essere un fantasy per tutto il romanzo viene in realtà inclusa in una collana di fantascienza.

quattro

In attesa di pubblicare il prossimo weekend la prima recensione del progetto Fantastico italiano, scrivo questo breve post di aggiornamento sulle nostre attività degli ultimi quindici/venti giorni, che sono stati piuttosto intensi.

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Siamo in trattativa per replicare la presentazione con letture di qui a un paio di mesi, forse alla biblioteca di San Damaso.

Dopo la presentazione siamo andati a cena insieme ai soci dell’associazione i Semi Neri, di cui anche io e Sara facciamo parte, per cominciare a definire i contorni della prossimo progetto che porteremo avanti con loro. Come nelle corde dell’associazione sarà un progetto che ha un taglio storico e un forte legame con il territorio. Manteniamo per ora il riserbo sui dettagli.

Lo scorso weekend siamo invece stati a BUK, che per noi è sempre una fiera di grande piacevolezza, sia quando vi abbiamo prendiamo parte da “protagonisti” (facciamo “comparse”…) sia quando, come quest’anno siamo soltanto dei semplici spettatori. A seguire il bottino mio e di Sara, rispettivamente.
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Da segnalare, sempre nella disamina di questi giorni, anche la nostra intervista uscita su Modena Today.
Infine, avremmo  anche delle ottime notizie sul fronte del laboratorio Xomegap… ma non le posso dare perché l’annuncio ufficiale andrà fatto sul sito dedicato, per cui mi taccio immediatamente!

Il mio rapporto con il cinema negli ultimi anni è stato piuttosto bizzarro. Intendo il cinema proprio come luogo fisico, il “cinematografo” si sarebbe detto un tempo. Funziona così: per mesi e mesi mi dimentico della sua esistenza, poi di colpo ci vado tre volte in una settimana. Sembra il rifiorire di un grande amore, poi di nuovo me ne dimentico e passo altri mesi, a volte anche un anno intero, senza andarci nemmeno una volta. E così, tutto è cominciato sabato scorso: volevo andare a vedere Arrival, siamo partiti senza prenotare, non c’era posto e quindi abbiamo ripiegato su Split, ripromettendoci di prenotare per il sabato successivo (questo). Poi, dato che il nostro livello di attenzione sul cinema si era alzato, abbiamo intercettato il quarantennale di Suspiria negli UciCinema e quindi mercoledì siamo andati addirittura a Bologna. E così ora eccomi qui con ben tre spunti di fantastico di cui parlare, motivo per cui non posso esimermi di farci un post sul blog.

Split

Di M. Night Shyamalan. Con James McAvoy, Anya Taylor-Joy

New-Split-Cover-690x1024Trama: Kevin Wendell Crumb ha ventitré personalità, di norma il comando ce l’ha Berry di animo tranquillo e artistoide, ma d’improvviso lo prende Dennis maniaco del controllo che rapisce tre adolescenti e le segrega in un sotterraneo in attesa dell’emersione di una ventiquattresima, bestiale, personalità.
Commento: al pari di tutti i film di Shyamalan che ho visto, anche Split è un film che ha delle qualità: un’idea originale e una poetica riconoscibile sia dal punto di vista scenografico che dello sviluppo narrativo. A volte la magia riesce molto bene, a volte discretamente, a volte così così. Questa volta ci troviamo nel range del “discretamente”. La logica interna tiene, per quanto io sia abbastanza disturbato dal tentativo di dare una dignità di teoria pseudo-biologica a uno spunto che è essenzialmente antiscientifico, e si cerca di ristrutturare e ibridare alcuni temi che negli anni sono diventati un po’ degli stereotipi: “rapimento in stanza chiusa e isolata” e “villain dalle molte (sempre inutilmente crescenti, peraltro…) personalità”. Io però nonostante il tentativo di aggiornamento continuo a percepirli come stereotipi: un po’ che come quando dopo l’uscita di Memento hanno fatto tre o quattro film in cui il protagonista aveva perso la memoria a lungo termine. Purtroppo ci sono spunti riciclabili quasi all’infinito mentre altri, che risultano molto buoni la prima volta, quando si tenta di sfruttarli una seconda ti accorgi che già non se ne può più.

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Suspiria

Di Dario Argento. Con Jessica Harper e Stefania Casini

suspiriaposter_625_900Trama: Susy Benner arriva in una notte buia e tempestosa alla celebre Tanz Academy, accademia di danza classica di Friburgo. Una ragazza sta fuggendo dalla porta e il giorno successivo viene trovata morta. Preso alloggio nell’edificio dell’accademia presto si accorge che su di essa si addensano misteri.
Commento: L’operazione è strettamente cinefila ma di una certa efficacia. La cosa migliore di Suspiria è l’ambientazione per cui avere l’opportunità di vederlo al cinema tirato a lucido è stata un’ottima occasione per i suoi estimatori. Poi insomma, Suspiria è il paradigma perfetto dei film di Dario Argento, che sono ostinatamente quelli che sono: atmosfere straordinarie, storie elementari, dialoghi pedestri. Prendere o lasciare.

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Arrival

Di Denis Villeneuve. Con Amy Adams, Jeremy Renner e Forest Whitaker

arrival-poster-russiaTrama: Dodici astronavi compaiono in dodici diverse parti del globo, a pochi metri da terra. Ogni diciotto ore in ciascuna si apre un portello e resta aperto per due, consentendo un contatto con le creature extraterrestri. Le diverse nazioni coinvolte organizzano team, sotto la guida dei militari, per cercare di comunicare con loro: negli Stati Uniti il compito è nelle mani della linguista Louise Banks e del fisico teorico Ian Donnelly.
Commento: Prima dicevo di come certi spunti siano riciclabili all’infinito continuando a creare buone storie. Non saprei dire perché, forse perché sono spunti aperti ad un maggior numero di sviluppi o perché sono or  mai così radicati nella nostra cultura di massa che lo stereotipo è diventato archetipo (…ahò, ma chemminchia sto addì?). Comunque Arrival già dal titolo si iscrive al filone “Arrivano gli alieni e…”, non di meno è un film di gran classe, sia dal punto di vista visivo - magnifiche le astronavi, gli alieni e lo sviluppo grafico della loro scrittura – che narrativo – niente urla, esplosioni, raggi laser e via trashonando. Come una parte cospicua della miglior fantascienza non manca di sottotesto politico, che però non è troppo in primo piano, e al contempo non tralascia un buono sviluppo dei personaggi. Spiega senza fare spiegoni, ragiona senza essere né oscuro né pedante. Capolavoro quindi? No, soprattutto perché un po’ come per "Interstellar" che pure mi è piaciuto moltissimo, alla fine la soluzione ricasca nella fattispecie “loop temporali” che hanno francamente rotto il cazzo. Un ottimo film, comunque sia.

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Eccoci pronti a un nuovo appuntamento dal vivo.
Sabato 11 febbraio, alle 17:30, siete tutti invitati nell'accogliente spazio presentazioni dell'Emily Bookshop, proprio nel cuore della nostra città.
Questa sarà una presentazione un po' speciale, resa tale dalla performance di due attori, Chiara Betelli e Andrea Vaccari, che interpreteranno per noi alcuni brani tratti dal romanzo.
Vi aspettiamo!

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Buongiorno a tutti, oggi sono qui per darvi un po' di aggiornamenti e comincio subito con il più fico. Vi siete persi la presentazione del Serpente di Fuoco alla Biblioteca del Gufo di giovedì sera? Perché eravate troppo lontani, troppo impegnati, troppo malati? Niente paura! Potete guardarvela e ascoltarvela tutta comodamente dal vostro pc/cellulare/tablet 🙂

Grazie alla nostra fantastica presentatrice, Elisa Guidelli in arte Eliselle che l'ha ripresa e condivisa, eccovela qui.

Ovviamente ringraziamo di nuovo sia Elisa che Elena, la nostra magnifica ospite, che prima della presentazione ci ha anticipato un sacco di altre magnifiche iniziative che vi consiglio di seguire sulla pagina Facebook della Biblioteca del Gufo.

Il secondo aggiornamento riguarda il nostro progetto legato al Fantastico Italiano. Sono arrivate le prime richieste di recensione e per ora sono stati riempiti gli slot da Febbraio a Maggio. Sulla pagina dedicata trovate tutti i dettagli, se avete voglia di farvi pubblicità, di ricevere una recensione sincera e di mettervi un po' in gioco aspettiamo le vostre proposte, c'è ancora posto!

Ultime due cose. Nel caso (di certo remotissimo ;P) in cui dopo la visione della nostra diretta non vi siate subito precipitati a comprare la vostra copia de Il Serpente di Fuoco e abbiate bisogno di qualche rassicurazione, vi invitiamo a dare un'occhiata alle recensioni uscite in questi giorni in rete, le trovate tutte qui.

E se neppure dopo questo siete ancora convinti, allora venite a trovarci l'11 di Febbraio, a Modena, da Emily Bookshop. Stiamo preparando per voi una presentazione molto speciale ;).

A presto!

Finalmente arrivo a parlarvi del secondo acquisto fatto a Stranimondi l'ottobre scorso, ossia dell'ultimo romanzo di Emanuela Valentini che in quell’occasione ho anche avuto il piacere di sentire dal vivo in una tavola rotonda a tema fantascienza insieme ad Andrea Viscusi, Francesco Troccoli, Alessandro Vietti e Francesco Verso.

angeli-di-plasticaTrama: Mei vive nel Sobborgo Corporativo, suo padre Tartan è il primo ingegnere della multinazionale Plastic Art. Ogni notte un ragazzo la visita in sogno e in quel luogo si amano, un giorno il ragazzo la conduce fino a lui nei sotterranei dell’azienda di suo padre, per liberarlo. E’ privo di memoria e non ricorda chi sia o da dove venga, ma è uscito da una macchina prototipatrice dell’ala nord che da quattordici anni si è messa “stampare” essere umani al posto di oggetti di plastica. Non si sa da dove vengano, ma sono arrivati in molti. Per la maggior parte sono incompleti,  incapaci di vita autonoma o mostruosi,  ma alcuni di loro come il ragazzo che ha chiesto a Mei di liberarlo non sono solo perfetti, ma hanno anche capacità super umane. Inoltre nel corso degli anni, tra quelli che sono usciti storpi ma vitali, molti si sono liberati e vivono nelle fogne pronti a scatenare una rivolta.

Commento: Angeli di Plastica è un buon libro, senza dubbio. E’ buono innanzitutto perché è ben scritto, e poi perché non ti consente di sedere comodo in poltrona. Al contrario si getta contro di te cercando di sfondare tutte le tue sicurezze: a testa bassa, in maniera programmatica e a volte anche un po’ irritante, ma in modo indubbiamente efficace. Al netto delle sue soluzioni scenografiche un po’ troppo pop per i miei gusti, come nella migliore fantascienza l’intreccio nasconde mille tematiche e idee anche in senso lato (e non è necessariamente una brutta parola) politiche. E’ difficile ad esempio non vedere l’analogia con il reale negli attentati suicidi delle creature emarginate, come è difficile trascurare la brutalità dell’accoglienza che questi riservano a Mei. Notare bene: questi mica sono i cattivi, anzi all’inizio l’autrice ci porterebbe a parteggiare per loro e non è che alla fine, sebbene ci appaiano orribili, risultino necessariamente i peggiori. Non so se fosse quella l’intenzione, ma io ci ho trovato  il tentativo di mettere in scena il fatto che, se noi guardiamo gli eventi semplicemente per quelle che sono, il loro significato (la loro “valenza etica”?) diventa automaticamente ambiguo.

Angeli di Plastica è infine un buon libro – e con questo chiudo la mia esegesi che sta già sconfinando fin troppo nel pippone - soprattutto perché fa un nobile tentativo di stravolgere lo standard del romanzo adolescenziale dei nostri giorni: pieno di creature “superumane” (vampiri, licantropi, demoni, angeli etc. etc.) che titillano il desiderio dell’adolescente si sentirsi speciale, per addomesticarli poi ad una versione stereotipata, esangue e tranquillizzante. Al contrario gli "angeli" della Valentini (sempre che tali veramente siano e per fortuna è più che lecito dubitarne...) non hanno nulla di tranquillizzante, solo pulsioni narcisistiche e/o distruttive.  Anche se…

Anche se  alla fine, quando tutto, ma tutto, ma proprio TUTTO è andato in rovina qualcosa da qualche parte ancora sopravvive nel sogno gotico dell’amore tra due adolescenti… qualcuno la chiamerà luce o speranza, ma io tutto sommato avrei preferito fermarmi al penultimo capitolo.

Un ultimo appunto: notizia di ieri, Angeli di Plastica è stato inserito nella cinquina della opere finaliste del Premio Vegetti (ovviamente per la categoria "romanzo di fantascienza") patrocinato dalla World SF Italia.

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Titolo: Angeli di plastica
Autore: Emanuela Valentini
Editore: Delos
Lunghezza: 203 pagine (cartaceo)
Prezzo: 15€ cartaceo / 3,99€ e-book

Oggi desideravo parlarvi di uno degli acquisti che ho effettuato a Stranimondi, l’ottobre scorso. Speravo di poterlo fare prima, ma è stato un autunno molto intenso lavorativamente parlando e il tempo che sono riuscito a dedicare alla lettura (e alla scrittura, e a questo blog…) è stato abbastanza limitato. Ma conto che questo inizio di anno sia molto meglio da questo punto di vista.
fsf-g-015Fantasy & science fiction” è una storica rivista americana (il primo numero è uscito nel 1949, attualmente l’uscita è bimestrale) che pubblica racconti e novelle di genere fantastico, nonché qualche saggio. Le edizioni ELARA hanno acquistato i diritti per la pubblicazione dei testi di questa rivista e pubblicano questi libretti (160 pagine) di sola narrativa scegliendo tra i loro racconti preferiti in sessant’anni di racconti della rivista anglofona.
La cadenza della rivista italiana sarebbe nominalmente mensile ma nei fatti sembrerebbe abbastanza aperiodica, ha l’ambizione di uscire anche in edicola (per cui deve avere tirature ragguardevoli) e un prezzo molto popolare, ossia 5,90€.
Io una volta deciso di acquistarne un numero ho puntato sul il volume numero quindici (a tutt'oggi il penultimo), attratto dal racconto di Eleanor Arnason autrice di cui ho già apprezzato vari testi. L’ho letto a tappeto, dal primo racconto all’ultimo, ma vista la formula è il genere di pubblicazione in cui uno potrebbe anche scegliere di leggere alcune cose e non altre. Nel numero quindici il parco racconti è davvero vario: ne abbiamo di molto recenti e altri più datati, racconti di fantascienza, fantasy, un paio di puntate nell’horror/weird e anche umoristici; abbiamo racconti piuttosto lunghi e racconti brevi, autori di una certa notorietà (es.: Clifford Simak che, mi pare di capire, sia un "pallino" di Elara) e altri pressoché sconosciuti in Italia (es.: Frederic S. Durbin).
Non ho amato tutti i racconti del lotto, ho ad esempio trovato piuttosto noioso il fiabesco “La settima figlia” di Bruce McAllister, peraltro fortunatamente molto breve, però ho in compenso amato molto l’ampiezza panoramica dell’operazione che riflette pienamente il mio gusto per il fantastico.
Ecco questa aspetto va considerato: non so se sia limitata al numero in m io possesso (ma credo di no, lo stile generale mi pare troppo coerente su questo punto perché sia un caso) ma non aspettatevi cyberspazio, fantascienza ipertecnologia con diluvi di termini incomprensibili, violenza gratuita, cinismo e amoralità a bella posta o l’autore diventato famoso questa primavera.  Qui l’immaginario ha un procedere più classico, trova il suo tempo e il suo spazio in gesti più lenti e spesso meno eclatanti, senza voler assestare a ogni costo colpi sotto la cintura.
Decidete voi se questo gusto un po’ retrò sia un pregio o un difetto: io lo trovo un pregio (apprezzo anche roba più “dura”, sia chiaro, ma queste corde sicuramente mi appartengono) e se solo potessi dotarmi di una vita accessoria comprerei oggi stesso tutti i numeri e mi chiuderei in casa a leggerli.
Due ultime considerazioni, apprezzo molto il fatto che i racconti siano qua e là spezzati da immagini, e anche l’idea di muovere un po’ il layout pubblicando alcuni racconti su due colonne e altri in colonna unica. Unico neo della pubblicazione: ho intercettato qualche refuso.

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Era la fine di Marzo 2013 ed eravamo a Play, la fiera del gioco di Modena, a presentare il gioco di narrazione tratto da Finisterra. Io e Max coprivamo il turno della domenica e a un certo punto lui mi fa una proposta. “Ho quest’idea abbozzata per un racconto, ma secondo me ci verrebbe fuori qualcosa di più. Ti va di scriverlo assieme?”
Quando si parla di progetti “scrittorici” io non mi tiro mai indietro, ma il pensiero di lavorare su un’idea che era stata già elaborata, con personaggi già definiti, non mi convinceva del tutto. Io e Max collaboriamo da tanto tempo, ma di solito i progetti li iniziamo insieme da zero.
Il giorno dopo mi manda i suoi appunti e io trovo subito non uno ma ben tre motivi per cui DOVEVO scrivere questa storia.
Innanzitutto l’idea da cui scaturiva il racconto riguardava un rito e io sono da sempre affascinata dalle religioni. Inoltre l’unica cosa che Max aveva tracciato un po’ nel dettaglio era il personaggio di Amber, quindi rimaneva tutto lo spazio per dare forma a questo popolo, alla loro città e naturalmente al secondo protagonista. Infine, cosa che mi ha convinto del tutto, l’ambientazione mi dava l’occasione per parlare di un luogo in cui qualche anno prima avevo lasciato una consistente fetta di cuore, cioè il deserto, nel mio caso specifico quello Namibiano.
Sfogliando l’archivio di Gmail posso vedere che già in quella stessa settimana un serrato scambio di corrispondenza fece lievitare il primo foglio di appunti ad alcune pagine contenenti informazioni sui protagonisti, sugli usi e costumi del popolo di Città del Sole (persino una bozza di mappa) e sulla struttura che avremmo dato al romanzo.
Ricordo che una delle discussioni più corpose riguardò proprio quest’ultima, perché dietro al banchetto di Play era già emersa l’ombra di Murgo (che in un primo tempo si chiamava Borma).
Da lettori io e Max ci confrontiamo molto spesso ed entrambi eravamo concordi sul fatto che le lunghe saghe ci avevano un po’ stancato. Cosa ci sarebbe piaciuto leggere quindi?
E così ecco l’idea di una sorta di “collana” di romanzi brevi e autoconclusivi, di genere avventuroso, ambientati in luoghi suggestivi e con un pizzico di fantastico. I viaggi di Murgo, appunto, un esploratore con la curiosità di un antropologo in viaggio per una Terra in tutto simile alla nostra, tranne che per le pieghe in cui trovano posto proprio le nostre storie.

PLAY 2013
Foto d'archivio di quella domenica a Play

Siamo arrivati alla fine di questo 2016, non ci resta che augurarvi un fantastico 2017 ricco di magia e di buone letture!

Da oggi apre i battenti il nuovo progetto del blog Mekbuda/Mebsuta che abbiamo intitolato FANTASTICO ITALIANO.

Di cosa si tratta? Per ora in sostanza del canale attraverso  cui potrete chiedere recensioni della vostre opere (più avanti... vedremo!).

libri1Da scrittori, sappiamo quanto sia difficile per un autore emergente ottenere un po’ di attenzione dal mondo dell’editoria ma anche quanto si difficile, una volta pubblicato il proprio libro, farne la promozione.  Per questo  abbiamo pensato di offrire un po’ di spazio e un po’ del nostro tempo a chi fosse interessato ad avere un po’ di visibilità sul nostro blog.

Siccome Mekbuda/Meksuta si occupa in sostanza di fantastico, abbiamo deciso di recensire esclusivamente narrativa fantastica, ossia  fantasy, orrore, fantascienza e tutti i loro sottogeneri a patto che il libro contenga elementi significativi che vanno al di là del reale.

Nella pagina del progetto troverete tutte le indicazioni su come fare.

Iscrizioni aperte da… ora!