E’ giunto il momento di presentarvi gli scritti di Murgo. Anzi forse abbiamo indugiato anche troppo dato che da lui prendono il nome la serie di storie (non ci stanchiamo di specificarlo: autoconclusive) di cui fa parte il Serpente di Fuoco. Per sapere chi è Murgo vi rimandiamo alla sezione omonima, in questo contesto basta sapere che si tratta di un viaggiatore che ha visitato Città del Sole e ha trascritto i suoi appunti e le sue impressioni nelle pagine di un diario.

Ciò detto, ci tenevamo a rinnovare il nostro ringraziamento a Stefano Paolini che oltre ad aver lavorato sulla copertina ha messo a disposizione le immagini della Namibia pubblicate fin qui nei post relativi a “Il serpente di Fuoco”.

E ora… buona lettura!

Dalle "Cronache di Murgo il Ramingo"

Il popolo di Città del Sole è così peculiare che non mi è mai capitato di incappare in un altro altrettanto stravagante. Essi vivono nel deserto in un isolamento così completo da non concepire quasi la possibilità di ricevere la visita di uno straniero. E in effetti il deserto si sussegue per molte decine di leghe intorno alla loro città senza un’oasi o una sorgente.

Contrariamente ai rari abitanti che vivono ai margini del deserto, gli abitanti della Città del Sole sono di carnagione chiara, per quanto costantemente arrossata da un sole intollerabile, e il colore dei loro capelli va da un castano chiaro a un biondo quasi bianco: il che lascia pensare che il deserto non sia il loro luogo d’origine.

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L’indole degli abitanti di Città del Sole è del tutto pacifica dal momento che la loro società è basata su un radicale rifiuto della violenza. Essi imparano infatti fin da bambini a ripudiare e temere persino il sentimento di rabbia, in quanto lo ritengono all’origine del piano inclinato che conduce all’aggressività e alla prevaricazione.

La loro società è per lo più basata sull’agricoltura ed è fortemente paritaria, tanto che l’uso della moneta è sconosciuto. Oltre ai contadini e agli allevatori, infatti, non vi sono che un pugno di artigiani il cui lavoro è comprato per baratto. Una categoria a parte sono gli esploratori, gli unici ad allontanarsi mai in maniera rilevante dalla città.

Nel Palazzo del Sole vive infine il Re con la sua famiglia, insieme a una scarna servitù e a poche altre figure di rilievo: un sacerdote e un capo costruttore, che loro chiamano Magistrato alle Acque, e i loro apprendisti. Né il Re né la sua famiglia escono mai dal Palazzo, inoltre, cosa a mio avviso sommamente inconsueta, essi non paiono avere nessuna reale facoltà di comando. Il ruolo del Re è in sostanza quello di un medico a cui i cittadini si rivolgono, però solo per curare le malattie più gravi, mentre per i malanni più lievi essi sono aiutati da popolani esperti nell’uso delle erbe chiamati speziali.

A dispetto del loro isolamento, gli abitanti di Città del Sole sono intellettualmente assai progrediti nonché benedetti da una rara inclinazione alla razionalità. Conoscono la scrittura e la matematica, tutti i bambini ricevono un’istruzione, e i più brillanti possono scegliere di divenire apprendisti artigiani e sacerdoti. Le uniche cariche strettamente dinastiche, passanti per linea di primogenitura sia maschile che femminile, sono il Re e il Magistrato alle Acque.

A Maggio dell’anno scorso ho ricevuto una e-mail da parte di Donato Altomare, presidente dell’associazione World SF Italia, che mi invitava a prendere parte a un progetto antologico tutto al femminile. Onorata per la convocazione ovviamente ho risposto di sì, anche perché l’antologia aveva come tema un argomento importante, un tema a cui è stato affibbiato un nome odioso: il femminicidio.
Perché è odioso dover specificare che si tratta di vittime donne, come se non fossero prima di tutto esseri umani uccisi.

Questa differenziazione fra esseri umani maschi ed esseri umani femmine, che a mio parere è il vero cuore della piaga, mi ha riportato alla mente i racconti che sentivo da piccola, quando si diceva che in alcuni paesi dove la legge permetteva alle coppie di avere un solo figlio, le bambine appena nate non venivano riconosciute e registrate: venivano abbandonate, nella peggiore delle ipotesi uccise, annegate come si faceva con i gattini quando nei cortili dei nostri nonni le colonie feline si facevano troppo affollate. Perché avere un figlio maschio era molto meglio che avere una figlia femmina.
Fra parentesi, anche la cosa dei gattini a me ha sempre fatto venire i brividi.

Da questa riflessione è nato il mio racconto, “L’isola senza sorelle”, in cui ho voluto cimentarmi con la fantascienza, perché è il genere di letteratura che ci parla del nostro possibile futuro, e che ci mette in guardia da esso.

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Titolo: Rosa sangue

Curatori: Donato Altomare e Loredana Pietrafesa

Autrici: Marina Alberghini, Anna Maria Bonavoglia, Sara Bosi, Denise Bresci, Mariangela Cerrino, Adriana Comaschi, Elena Di Fazio, Irene Drago, Francesca Garello, Claudia Graziani, Annarita Guarnieri, Annarita Petrino, Loredana Pietrafesa, Monica Serra, Luigina Sgarro, Giusy Tolve, Nicoletta Vallorani e Ida Vinella.

Editore: Altrimedia

Prezzo: € 20,00

 

Oggi aggiungo una tacca alle mie pubblicazioni. Il racconto “L’ombra dei migratori” è stato selezionato per il numero 19 della rivista “Insolito e fantastico” dedicata al genere Gotico. Il numero è già disponibile da alcune settimane, per la verità, e il mio racconto è pubblicato sotto lo pseudonimo inconsapevole di Massimo Prandini (nel senso che si sono sbagliati a scrivere il mio nome...).
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Il racconto è ambientato a Modena, in particolare nell’ossario di San Cataldo, una costruzione di qualche celebrità progettata dall’architetto Aldo Rossi. Nel mio racconto il guardiano del cimitero accetta di condurre un uomo molto basso e nerovestito a visitare la costruzione nottetempo, quando nei paraggi dell’ossario si manifesta la presenza di qualcosa di altro rispetto al nostro mondo. Ma non aspettatevi vampiri, fantasmi o simili creature del gotico classico. Altro per me è altro.  Qualcosa di poco comprensibile, che ha a che fare con lo spazio ma nulla a che fare con gli alieni: un’entità collettiva che potremmo iscrivere tra gli ipotetici dei minori del pantheon lovecraftiano. Questo solo per farsi un’idea, dato che in realtà non ha nessuna relazione col suddetto, anzi in verità vorrebbe essere  l’atto fondativo di un pantheon tutto mio.

IMG_1745Il racconto dovrebbe fare parte di una nuova raccolta che ha come titolo provvisorio “L’inconoscibile”, che sarà però molto diversa da “Bestiario stravagante” il quale riuniva racconti brevi, a volte più divertenti che orrorifici e senza un filo conduttore preciso.  Qui il filo conduttore è unico, serio e molto più ambizioso: una specie di mitologia personale. Una mitologia dei margini, del “punto morto del mondo”, dell’ “anello che non tiene”. I racconti previsti al momento solo 6. Questo è pronto, un secondo quasi, il terzo è scritto ma da riscrivere, uno lo sto scrivendo ora mentre il quinto e il sesto sono ancora solo nella mia testa. Potreste pensare che sono a buon punto ma il problema è che gli ultimi due sono i più lunghi e difficili, per cui visti tutti gli altri impegni della mia vita mi sono dato l’obiettivo di concludere la raccolta entro la metà del 2017.
I fatti poi si occuperanno di certificare che già questo obiettivo in realtà è troppo ambizioso... e comunque a quel punto va trovato qualcuno che abbia la buona volontà di pubblicarla!

Oggi avrei dovuto recensire una cosa diversa ma ho appena finito di leggere un libro davvero bello quindi seguirò l’impulso del “che figata pazzesca dovete comprarlo e leggerlo TUTTI”.
Si tratta dell’ultimo di Luca Tarenzi, pubblicato da Gainsworth. L’autore ne ha parlato come di “un romanzo abbastanza breve” e “per ragazzi” e questo abbinamento di termini mi ha fatto propendere per l’acquisto in formato e-book. Cosa di cui mi sono pentita, perché questo è un libro che meritava assolutamente la versione cartacea (fra l’altro fighissima anch’essa, ma purtroppo l’ho vista troppo tardi).
Si chiama “Di metallo e stelle. L’apprendista di Leonardo” ed è un romanzo fantasy con ambientazione storica, per la precisione il Castello Sforzesco a Milano di Ludovico il Moro.
L’ho comprato perché mi piacciono i romanzi storici e le contaminazioni fra generi, perché Leonardo da Vinci è uno dei miei personaggi storici preferiti in assoluto e perché conosco e apprezzo Tarenzi come autore.

Ma la domanda era nell’aria. È possibile maneggiare un Leonardo da Vinci e dire ancora qualcosa di nuovo e interessante su di lui senza sporcarne il mito? E ancora, come sarà riuscita questa contaminazione storica al di fuori dell’Urban fantasy in cui di solito l’autore si muove?
La risposta è che Tarenzi ha vinto su tutti i fronti. Il lavoro che ha fatto su questi personaggi realmente vissuti, noti e meno noti, prendendoli e maneggiandoli con sicurezza e incredibile umanità, rende a mio parere questo il più bello fra i suoi libri, capace, in una scena in particolare, di farmi venire il magone come non mi succedeva da troppo tempo.

Avviso ai puntigliosi. È un romanzo fantasy, non un saggio, quindi lasciate il libro di storia sul suo scaffale e godetevi l’avventura, la vostra incredulità sospesa fino alle stelle vi ringrazierà.

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TRAMA

Milano, 1499. Il Castello Sforzesco è sotto assedio, fuori dall'esercito francese e dentro da un assassino che nessuno può vedere o fermare. La tranquilla esistenza di Giacomo, giovane apprendista di Leonardo da Vinci, viene all'improvviso sconvolta dai segreti blasfemi del suo maestro, che riportano alla luce enigmi, misteri alchemici, veleni e, soprattutto, presenze mostruose. Salvare la sua amata Cecilia dalle grinfie del Duca di Milano si trasforma in un'impresa quasi possibile di fronte alla folle missione che il caso pare avergli affidato: fermare una creatura che non dovrebbe esistere fuori dagli incubi, ma che sembra ben intenzionata a togliergli tutto ciò che ha importanza nella sua vita.

Autore: Luca Tarenzi
Titolo: Di metallo e stelle. L’apprendista di Leonardo
Casa editrice: Gainsworth
Prezzi: 3,99€ E-book, 18€ Cartaceo

DEFINITIVA Di metallo e stelle

 

Sperando di incuriosirvi sempre più, oggi pubblichiamo il primo capitolo dell’opera.
Come vedete è molto breve e mostra due soli personaggi principali, questo perché lo sviluppo del romanzo avviene su due linee temporali distinte che procedono alternate e hanno caratteristiche narrative differenti. La prima, quella che riguarda questo capitolo, si svolge al tempo presente e coinvolge due personaggi che vagano nel deserto. La seconda inizia un mese prima e racconta gli eventi che hanno determinato il verificarsi di questa situazione.   

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Un piccolo piede candido esce dall’ombra della tela tesa fra quattro rami conficcati nella sabbia.
– Ahi! – Il piede si ritira di scatto e il rifugio crolla quando la ragazza si alza a sedere.
È bionda, la sua carnagione è lattea e quando si libera dai resti del rifugio le mani corrono a proteggere gli occhi troppo chiari dal riverbero accecante del sole del deserto. I suoi polsi sono legati assieme da una corda ruvida.
1391Rimasta senza difese tranne quella effimera di una sottile tunica priva di maniche, lancia un grido e si dimena nella sabbia rovente finché non riesce a recuperare la tela. Avvolta come in un bozzolo apre in fessure gli occhi, umidi di lacrime.
– Chi sei? Perché mi hai portata qui?
La domanda è gridata alla volta di un uomo seduto poco lontano, nell’ombra sottile di un tronco morto.
La sua pelle è rossa, tinta dal sole e dal grasso che si sta spalmando sulle braccia muscolose con gesti lenti. Una fascia di metallo gli cinge la base del collo. Gli occhi che la fissano con sguardo triste sono di un azzurro cupo, come il cielo profondo sopra le loro teste. L'uomo porta i capelli legati da un laccio di corda.
La guarda a lungo ma non dice una parola.
– Io sono Amber, principessa di Città del Sole. Devi riportarmi subito da mio padre! – grida lei, e nel dirlo sembra divenirne essa stessa consapevole.
L’uomo si alza, raccoglie dalla sabbia un lungo cencio stracciato e se lo getta sulle spalle. È una pelle di serpente le cui scaglie riflettono la luce in guizzi dorati.
La principessa si guarda intorno per la prima volta. Si trovano sul fianco di una duna rossa che si staglia netta in contrasto con il cielo blu cobalto. Per quanto lontano spinga il suo sguardo non riesce a scorgere nient’altro che il deserto.
La corda che le stringe i polsi si tende emergendo dalla sabbia. Amber è costretta ad alzarsi e a seguire l’uomo che ne impugna l’altro capo, lottando contro la tela che a ogni passo minaccia di scivolarle dalle spalle e lasciarla senza protezione dai raggi feroci del sole.
– Dove mi stai portando? – grida di nuovo lei. – Dimmi chi sei!
L’uomo non risponde. Scendono dalla duna in cui erano accampati, ne aggirano una seconda. Lui cammina con lentezza sbirciando di tanto in tanto dietro di sé e strattonandola appena quando l’andatura rallenta troppo.
Lei avanza per inerzia, frastornata, dopo quel breve momento di lucidità i suoi occhi sono di nuovo quelli vuoti di un sonnambulo. A tratti biascica parole incomprensibili, perde la tela che la protegge dal sole, lui se ne accorge e torna sui suoi passi per raccoglierla. Il sole si solleva a poco a poco, la temperatura aumenta ancora. Si trovano di fronte a una duna più alta delle altre, l’uomo decide di scalarla.
Dopo dieci passi Amber inizia ad ansimare, dopo venti il suo passo si fa incerto, e lui la trascina con più forza. A metà della salita di colpo lei cade a sedere. L’uomo si ferma ma non si gira, fissa dritto avanti a sé la scalata che li attende. Il suo sguardo è proiettato oltre, come se ciò che sta accadendo in quel momento dietro le sue spalle non avesse per lui alcuna importanza.
La fatica dell’ascesa ha restituito agli occhi della ragazza la luce della coscienza, questa volta forse in maniera definitiva. Il suo sguardo si riempie di sgomento mentre si osserva le braccia e le gambe martoriati dalle scottature. La pelle è bruciata e ispessita, attraversata da striature più scure. In diversi punti i brandelli morti si sollevano in lembi trasparenti.
1361La principessa si morde il labbro inferiore per non scoppiare a piangere. Se all’origine delle lacrime sia l’orrore di ciò che vede o il dolore che prova è difficile da stabilire, persino per lei.
– Per la gloria di Vebrah, guarda che cosa mi hai fatto – si lamenta con voce tremante. – Devi riportarmi subito al Palazzo del Sole. Chi curerà le erbe del Giardino dell’Ombra?
Appena nomina il giardino, gli occhi della principessa sono attraversati da un lampo di consapevolezza.
– La sorgente… – mormora.
Lo sguardo di Amber si solleva a fissare il cencio lacero adagiato sulla spalla dell’uomo.
Si alza in piedi di scatto e strattona la corda. Lui, richiamato alla realtà, si volta con lentezza.
– Quella che porti è la pelle del Serpente di Fuoco – sussurra lei.
Gli occhi dell’uomo si fanno ancora più tristi.
– Tu sei il Vul Dulak.

 

Ebbene, alla luce del passo introduttivo del “Libro del rinnovamento” non dovrebbe essere difficile capire che cosa sta accadendo. La sorgente di Città del Sole si sta disseccando, Agnello e Vul Dulak sono stati mandati nel deserto perché si compia il loro destino. E siccome è scritto che la stirpe del re doni il suo sangue per la rinascita della città Amber, principessa di Città del Sole, è stata costretta a prendere parte al rito. Chi sia l’uomo che si trova con lei e a che titolo sia stato scelto per accompagnarla al momento non è chiaro, ma porta sulle spalle la muta di un grosso serpente per cui la deduzione di Amber pare piuttosto logica.
Potrebbe sembrare la trama di un racconto breve, ma ci sono molte altre cose da capire, alcuni delle quali già emergono in queste poche parole. Per esempio, perché l’uomo non parla? Oppure, perché Amber entra ed esce da uno stato di torpore? O ancora, perché la pelle di Amber è bianca e ustionata dal sole, mentre quella dell’uomo è abbronzata come quella di un pellerossa?
Ebbene, l’unica cosa che posso aggiungere è che ciascuno di questi dettagli ha un significato e, se avrete la pazienza di seguirci lungo tutto il viaggio, troverà entro la fine del libro la sua giusta collocazione.
Questo ovviamente senza contare che in realtà ancora non sappiamo nulla di Città del Sole!

Da oggi sul Delos Store è disponibile l’e-book della prima delle “Cronache di Murgo il Ramingo”.

Il romanzo, lo ricordiamo perché nessuno indugi o si spaventi, è del tutto autoconclusivo, dato che il personaggio che fa da collante alla serie appare solo in forma di osservatore a distanza descrivendo i caratteri generali delle genti, in questo caso il Popolo del Sole, che incontra nei suoi viaggi e che saranno i veri protagonisti delle storie.

Vi regaliamo un piccola anticipazione con la quale speriamo di incuriosirvi. Il romanzo si apre con la trascrizione del brano più importante di un testo della tradizione del Popolo del Sole.

 

… ed è scritto che per mille anni la Città del Sole sorgerà nel luogo indicato dall’Agnello, fino al disseccarsi della sorgente.

Allora sarà designato un nuovo Agnello e il Vul Dulak verrà vestito con la pelle del Serpente di Fuoco e i due verranno mandati nel deserto, legati l’uno all’altro.

L’Agnello indicherà il luogo della nuova Città del Sole e il Vul Dulak ne reciderà la vita affinché dal suo sangue sgorghi una nuova sorgente.

Ma ben peggiore sarà il destino del Vul Dulak. Per quaranta giorni egli sarà tenuto prigioniero in una gabbia, esposto alla furia di Vebrah nonché all’odio e al disprezzo degli uomini, poi sarà sepolto sotto il Palazzo del Sole per sostenere la fonte cui l’Agnello ha dato vita.

… ed è scritto che la stirpe dei re doni il suo sangue per la rinascita di Città del Sole.

Dal “Libro del Rinnovamento”

 

La si potrebbe definire una profezia, ma a noi questo termine non piace; si tratta più di una “istruzione per l’uso”. Città del Sole vive isolata nel deserto e deve la sua vita alla fonte sulla quale è stata costruita. Un giorno questa fonte, come tutte, si disseccherà e il Libro del Rinnovamento dice al popolo che cosa accadrà quel giorno, anzi di più: che cosa andrà fatto.

In questo testo però c’è molto di più. Il Popolo del Sole si è rifugiato nel deserto per creare una società ideale, priva di violenza. Tutti gli abitanti di Città del Sole sono stati educati a rifiutarla radicalmente, mentre il Libro del Rinnovamento dice che qualcuno dovrà usarla per uccidere qualcun altro, e che questa violenza sarà l’atto fondativo della nuova Città. Un membro del Popolo del Sole dovrà smettere di essere ciò che è e diventare qualcosa di diverso: un demone odiato e disprezzato da tutti, il Vul Dulak.

Ma perché questo accada è necessario che sia vestito con la pelle del Serpente di Fuoco.

Sia detto per inciso, Vebrah è il Sole.

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Ci siamo quasi. Il serpente di fuoco è ufficialmente apparso sullo store di Delos Digital (nonché su Amazon), come “in uscita” martedì 24 maggio al prezzo di 3,99€.
Ora avete il privilegio di vedere tutta la copertina.

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Come accennato nel precedente post, la foto della copertina proviene da uno scatto originale effettuato in un viaggio di Sara in Namibia. La fotografia, il fotoritocco e l’immagine del serpente che compongono la copertina sono di Stefano Paolini che approfitto per ringraziare due volte perché, oltre a questo prezioso lavoro di grafica, ci ha anche dato una mano con il sito.
Volevamo inoltre segnalare che da oggi è attiva anche la pagina facebook specifica de “Le cronache di Murgo il Ramingo” che per ora, essendo l’unica cronaca pubblicata, si occuperà a tempo pieno de “Il serpente di fuoco”.
Siete tutti invitati a mettere mi piace!

 

Prosegue il conto alla rovescia per la pubblicazione de Il Serpente di Fuoco (ISdF, come lo chiamiamo noi) e ovviamente tutti i nostri pensieri ne sono catalizzati.

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Oggi abbiamo deciso di mostrarvi un pezzetto della copertina. La foto che fa da sfondo è stata scattata in un viaggio di Sara in Namibia e vi anticipa l’ambientazione in cui si svolgerà la storia: il deserto. Un luogo che non si limiterà a fare da sfondo alle vicende dei nostri personaggi, ma che per la sua natura estrema detterà ritmi, regole fino a diventare esso stesso protagonista.

Mancano

giorni alla pubblicazione de "Il serpente di fuoco". Per scaldare un po' l'atmosfera ecco in anteprima il riassunto della trama che accompagnerà il libro sui web-store.

Per mille anni il Popolo del Sole ha vissuto isolato nel deserto rifiutando la violenza del mondo, ma ora la sorgente che gli ha garantito pace e prosperità minaccia di disseccarsi.

Solo un antico rito può salvare Città del Sole. Sono necessari un sacrificio e un assassino: il sangue del primo farà sgorgare l’acqua e la punizione del secondo terrà in vita la sorgente per i prossimi mille anni. Ma per resistere ai tormenti che lo attendono, l’assassino deve essere vestito con la pelle del Serpente di Fuoco, un animale mitico che nessuno a memoria d’uomo ha mai visto.

Amber ha quindici anni e non è mai uscita dal palazzo cisterna che fornisce acqua alla città, il suo compito è curare il Giardino dell’Ombra, un orto officinale attraverso cui il Re, suo padre, cura le malattie del popolo. Dammar è un esploratore, passa la maggior parte del tempo a verificare i confini del deserto per sincerarsi che nulla disturbi l’isolamento del Popolo del Sole e coltiva in segreto un’amicizia che va contro le leggi della sua gente. Amber e Dammar non si conoscono, ma il disseccarsi della sorgente li condanna a essere sacrificio e assassino, un destino a cui pare impossibile sfuggire. Ma se nessuno ha mai visto il Serpente di Fuoco, sarà davvero necessario completare il rito per salvare Città del Sole?

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La decisione di aprire questo blog si lega al fatto che il 24 maggio uscirà per Delos Digital il primo libro della serie “Le cronache di Murgo il Ramingo”, un romanzo autoconclusivo che si intitola “Il serpente di fuoco”.
Potete già leggere qualcosa riguardo a Murgo nel menù a lato, e molto vi parleremo de "Il serpente di fuoco" strada facendo. Per non dire del fatto che ovviamente potrete sapere tutto (o quasi) leggendo il romanzo non appena sarà disponibile.

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Questo post in particolare però dovrebbe servire a chiarire perché abbiamo aperto un blog intitolato Mekbuda/Mesbuta piuttosto che costruire uno spazio che si richiamasse direttamente alla serie.
Sia io che Sara in passato abbiamo tenuto un blog personale (il mio si chiamava “Melted dog”, il suo “Creatura incostante”), nati e morti a poca distanza l’uno dall’altro, hanno totalizzato all’incirca tre anni e mezzo di vita ciascuno.
Tenere un blog però, specialmente se lo si fa da soli e si ha la pretesa di scrivervi contenuti originali di qualche qualità, è un impegno non indifferente, eppure la voglia di condividere un’idea, un sentimento, un film, un libro, un luogo, reale o immaginario che sia, non è mai venuto meno.
Per questo, con l’intento di spartire gli oneri e mettere a fuoco meglio gli argomenti, abbiamo deciso di riprovarci.
Che sia un lungo e buon viaggio!