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Nuovo appuntamento con le recensioni del Fantastico Italiano.
Oggi vi parlo de "La maga di Reinkar", opera prima di Alessia Francone, disponibile in versione cartacea sulla piattaforma di Lulu oppure in e-book negli store on-line. Il romanzo consta di tre racconti che vedono al centro della scena gli stessi protagonisti.

La maga di Reinkar

Trama: Fra gli alberi antichi della quieta Foresta di Smeraldo, la giovane Selene apprende a padroneggiare la magia, avviandosi a diventare una donna matura e risoluta. Tuttavia un segreto si nasconde nel suo passato... La ricerca della verità sarà solo l’inizio di una serie di avventure che cambieranno la sua vita: in viaggio attraverso luoghi nuovi e sconosciuti, dove incontrerà alleati e nemici, Selene dovrà lottare contro poteri arcani e avversari spietati, destreggiandosi in un mondo intessuto di magie luminose e oscure, coraggio e insidie, amicizia e intrighi. Il libro comprende i racconti fantasy "La maga della luna", "Lo Specchio del Silenzio" e "Il rivale".

Commento: La prima cosa che traspare leggendo “La Maga di Reinkar” è che l’autrice ha la passione e il piglio della “creatrice di mondi”. Tutti gli scrittori possono specializzarsi in uno degli aspetti del romanzo: la psicologia dei personaggi, l’intreccio della trama; gli autori di fantasy hanno una possibilità in più, cioè quella di diventare creatori di mondi.
Nei tre racconti che compongono questo volume la cosa è resa evidente dalle differenti ambientazioni che i protagonisti devono attraversare. Il paesaggio muta di continuo: attraversiamo deserti, foreste, reami, montagne, paludi. Le stesse mappe di Reinkar e Asterus che si possono vedere sul sito dell’autrice sono indice di questa inclinazione.
Ma entriamo nello specifico del romanzo.
L’impronta di base è quella di un fantasy di stampo classico. Personaggi che si ritrovano a dover compiere ricerche e missioni per sconfiggere avversari malvagi; creature fantastiche (a Reinkar incontriamo chimere, draghi, animali parlanti) e soprattutto, ovviamente, la magia, padroneggiata da alcuni personaggi, declinata sia nella versione bianca che in quella oscura.
Lo sviluppo narrativo è veloce, anzi, direi quasi velocissimo. Coadiuvate da uno stile asciutto e scorrevole le avventure di Selene e di Arne Von Wolden (rispettivamente la protagonista e il co-protagonista) scivolano rapide fra le pagine. Persino il fatto che i due protagonisti, figli di un’ambientazione medievaleggiante, mantengano sempre un registro di linguaggio piuttosto formale, non risulta eccessivamente ostico alla scorrevolezza della lettura.
I finali, cioè la risoluzione dei problemi da cui prendono l’abbrivio i racconti, rispettano le aspettative del lettore. Proprio qui però sta quello che secondo me è uno dei due difetti principali del romanzo. Selene e Arne incontrano diversi ostacoli lungo il loro cammino: di natura geografica, magica e in forma di antagonisti. Ogni volta riescono a superarli, ma l’impresa è sempre un po’ troppo facile e la sfida perde quasi sempre subito la suspense data dal dubbio “Oddio ma questa volta ce la faranno?”.
Gli aiuti ricevuti da creature magiche e da persone buone incontrate lungo il cammino e il fatto che Selene padroneggi alla perfezione fin dall’inizio del romanzo sia l’uso delle armi che quello della magia, rendono ogni difficoltà quasi nulla per i nostri eroi e questo toglie un po’ di mordente alla storia.
Lo so che è difficilissimo trattare male i propri personaggi, perché sono un po’ pezzi d’anima dell’autore. Però è proprio il grado di difficoltà con cui la storia li mette alla prova che può renderli davvero personaggi memorabili.
Il secondo difetto riguarda la tecnica narrativa. Questo è un romanzo d’esordio ed è naturale che non sia perfetto. Perché quello dello scrittore, come tutti i mestieri, si può imparare solo scrivendo e ovviamente il romanzo successivo sarà sempre migliore di quello che l’ha preceduto.
Consiglierei ad Alessia di utilizzare di più la tecnica dello “Show don’t tell”. Non solo per rendere giustizia ai mondi da lei creati e descrivere al meglio una cosa speciale come l’utilizzo della magia, ma anche e soprattutto per rendere più vivide le azioni e gli stati d’animo dei personaggi, per renderli più veri e, come si dice, “farli saltare fuori dalla pagina”.

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